aeroporto di Tel Aviv

Israele, sicure e nuove aliyah da Etiopia e Ucraina nonostante il coronavirus

Israele

di Ilaria Ester Ramazzotti
Ben 380 nuovi immigrati sono stati accolti a fine febbraio al Ben-Gurion di Tel Aviv, nonostante l’aeroporto sia stato chiuso il 25 gennaio a causa delle restrizioni anti Covid-19. Fra i nuovi cittadini israeliani atterrati, 286 provenivano dall’Etiopia, 82 dall’Ucraina e 12 dal Sud Africa. Ne ha parlato il Jerusalem Post.

I voli dei nuovi arrivati, che hanno poi dovuto trascorrere il periodo di quarantena in apposite strutture e hotel, sono stati accolti in via eccezionale grazie alla gestione coordinata del ministro dell’Integrazione Pnina Tamano-Shata, del ministro dei Trasporti Miri Regev, in collaborazione con l’Agenzia ebraica e l’associazione americana International Fellowship. L’organizzazione dei voli è stata supportata anche dalla Federazione ebraica del Nord America.

“Questi immigrati dall’Etiopia e dall’Ucraina sono arrivati in Israele dopo anni di lontananza dalle loro famiglie e finalmente riusciranno a unirsi a loro, nonostante la chiusura dell’aeroporto”, ha commentato la ministra Tamano-Shata.

“Sono contenta che, anche in questi tempi folli, riusciamo a portare gli ebrei nella loro nuova casa in Israele. Ringrazio le organizzazioni dell’aliya: l’Agenzia ebraica e l’International Fellowship of Christians and Jews”. “Continueremo a operare fino a quando l’ultimo degli ebrei in Etiopia non sarà atterrato in Israele”, ha detto Isaac Herzog, presidente dell’Agenzia ebraica per Israele.

 

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