Una manifestante a Gerusalemme

Israele scende in piazza: le manifestazioni contro il governo Netanyahu-Gantz

Israele

di David Zebuloni
L’ultima volta che Israele scese in piazza, correva l’anno 2011. Decine di migliaia di manifestanti conquistarono le vie di Tel Aviv, protestando per il caro affitti e contro lo stesso governo Netanyahu di oggi. L’evento prese il nome di “manifestazione delle tende”, in quanto Rothschild Avenue venne interamente occupata da tende e capanne nelle quali soggiornavano i manifestanti. Da allora non ci sono più state manifestazioni della stessa portata. Poi è arrivato il coronavirus.

Dal mese di marzo Israele è entrata in una crisi economica senza precedenti. Il lockdown ha portato alla chiusura immediata di negozi, ristoranti e centri commerciali, in molti dei casi causandone il fallimento. Nonostante le continue promesse di sussidio da parte del governo, le piccole e grandi imprese si sono sentite abbandonate in questa battaglia contro un nemico invisibile, non ricevendo alcun tipo di sostegno economico da parte delle autorità.

La prima delle tanti manifestazioni che hanno caratterizzato le ultime settimane, risale all’11 di luglio, quando diecimila manifestanti sono scesi nella Rabin Square a Tel Aviv muniti di cartelloni e ignorando del tutto le regole del distanziamento sociale dettate dal virus. Da allora le piazze di Tel Aviv e di Gerusalemme sono rimaste gremite di uomini e donne esasperate dalla crisi.

A neutralizzare i manifestanti sono state le forze dell’ordine, che hanno tentato inizialmente di evacuare le piazze con i cannoni ad acqua, ricorrendo poi allo scontro frontale. Solo a Gerusalemme sono state fermate dodici persone, tra le quali alcuni attivisti politici e altri manifestanti che hanno opposto resistenza all’evacuazione delle strade a notte inoltrata. Sempre a Gerusalemme i manifestanti si sono presentati di fronte alla casa del Premier Netanyahu, intonando cori violenti ed impugnando cartelli dalle scritte minacciose. A far discutere è stata una manifestante in particolare, che si è mostrata seduta a seno nudo sulla grossa Menorah di pietra, uno dei massimi simboli sacri nella religione ebraica, al di fuori delle mura della Knesset.

“Vergognoso”, ha dichiarato il Presidente della Knesset, Yariv Levin. “Non confondiamo una manifestazione legittima con la sconsacrazione di un simbolo tanto importante per la nostra storia”.  Il giornalista Shimon Riklin ha definito la manifestante un’anarchica e Yair Lapid, Capo dell’Opposizione nella Knesset, ha risposto dicendo che la manifestante in questione rappresenta quello che è lo spirito della democrazia.

Ad aggravare la situazione pare essere la precarietà del governo Netanyahu-Gantz, che per la prima volta dal giorno dell’insediamento sembra dare segni di cedimento. “A volte mi sveglio la mattina e dico a mia moglie che non ho voglia di andare a scuola. Lei mi prepara il caffè e mi risponde che io la scuola la dirigo e non posso non andarci”, dichiara Gantz, evidentemente stanco e provato, in un’intervista esclusiva concessa alla giornalista Dana Weiss. “Forse è questo il tuo problema”, replica l’intervistatrice. “Riusciresti mai ad immaginarti Netanyahu pronunciare una frase simile a sua moglie?”. Gantz sorride, ma non risponde.

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