Satellite israeliano

Israele punta allo spazio: nasce la prima divisione militare in orbita

Israele

di Pietro Baragiola
“L’obiettivo è quello di rafforzare la sorveglianza satellitare, la difesa delle infrastrutture strategiche e la capacità di contrastare eventuali minacce provenienti dallo spazio” ha spiegato il  capo di Stato maggiore Eyal Zamir, aggiungendo che la struttura avrà il compito di “guidare
lo sviluppo delle operazioni, consolidare la formazione e promuovere il settore spaziale come una specifica branca militare”.

 

In questi giorni le Forze di Difesa Israeliane (IDF) hanno annunciato la nomina del primo comandante della loro nuova Divisione Spaziale, una struttura militare dedicata allo sviluppo di capacità operative oltre l’atmosfera terrestre.

La decisione è stata ufficializzata lunedì 19 ottobre dal capo di Stato maggiore Eyal Zamir, nell’ambito di una serie di nomine ai vertici dell’esercito. Alla guida della nuova divisione è stato designato un generale di brigata, identificato soltanto con l’iniziale ebraica “Shin” per ragioni di sicurezza.

“L’obiettivo è quello di rafforzare la sorveglianza satellitare, la difesa delle infrastrutture strategiche e la capacità di contrastare eventuali minacce provenienti dallo spazio” ha spiegato Zamir aggiungendo che la struttura avrà il compito di “guidare lo sviluppo delle operazioni, consolidare la formazione e promuovere il settore spaziale come una specifica branca militare”.

Una scelta che nasce dalla constatazione, espressa dallo stesso esercito, secondo cui “lo spazio è diventato un dominio di combattimento attivo”, destinato ad assumere un’importanza crescente nei prossimi anni.

Israel Katz e la sicurezza spaziale

Israel Katz

Ad accogliere con entusiasmo l’annuncio è stato il Ministro della Difesa Israel Katz, che, martedì 20 ottobre, ha riassunto la nuova strategia con un riferimento cinematografico: “è Star Wars, ma made in Israel”.

“L’obiettivo assegnato all’IDF e all’apparato della Difesa è quello di fare di Israele uno dei Paesi leader al mondo nel settore della sicurezza spaziale” ha dichiarato Katz in una conferenza al pubblico, illustrando le prospettive militari del progetto. “La capacità di monitorare, difendere e attaccare dallo spazio qualsiasi obiettivo su vaste aree consoliderà lo status di Israele come potenza regionale e globale, scoraggerà i nemici vicini e lontani e garantirà la nostra sicurezza per le generazioni future.”

Secondo Katz, gli investimenti avranno anche conseguenze sull’economia nazionale: “lo sviluppo di capacità militari nello spazio darà un importante impulso all’industria e all’economia israeliana nei settori della ricerca, dell’imprenditoria e della produzione.”

Solo negli ultimi dodici mesi sono già stati approvati diversi programmi dedicati all’impiego di sensori spaziali per l’osservazione terrestre e allo sviluppo di capacità di guerra spaziale. Finora queste attività sono state affidate principalmente all’Aeronautica militare israeliana, responsabile anche dei lanci satellitari e della difesa contro i missili balistici, mentre i satelliti da ricognizione, una volta in orbita, vengono gestiti dall’Unità 9900 dell’intelligence militare, specializzata nell’analisi delle immagini.

La corsa militare allo spazio

L’iniziativa israeliana si inserisce in una competizione internazionale che coinvolge Stati Uniti, Russia, Cina e India, impegnati da anni nello sviluppo di tecnologie capaci di proteggere i propri satelliti o neutralizzare quelli avversari.

La militarizzazione dello spazio risale agli inizi della corsa spaziale: è stata infatti inaugurata nel 1957 dal lancio dello Sputnik sovietico.

Il Trattato sullo spazio extra-atmosferico del 1967 ha poi vietato il collocamento di armi di distruzione di massa in orbita, senza tuttavia impedire lo sviluppo di sistemi antisatellite convenzionali.

Per Israele, una delle principali preoccupazioni in questo campo riguarda l’Iran. Secondo l’IDF, infatti, Teheran starebbe sviluppando tecnologie destinate a colpire infrastrutture satellitari.

Prove di questo sono emerse durante il conflitto dello scorso marzo, quando l’esercito israeliano ha dichiarato di aver distrutto un centro spaziale militare nella capitale iraniana, utilizzato per programmi legati al satellite Chamran-1 e per lo sviluppo di capacità che avrebbero potuto minacciare i satelliti di diversi Paesi.

Per rispondere a questi pericoli è stata prevista anche una Divisione Robotica, affidata a un generale identificato con l’iniziale “Yud”, nell’ambito del potenziamento dei sistemi senza pilota e dell’intelligenza artificiale.

Contemporaneamente, l’esercito riattiverà la 500° Brigata corazzata, sciolta nel 2003, affidandone il comando a un ufficiale identificato come “Resh”.

Le nomine, ancora soggette all’approvazione formale del ministro Katz, delineano una trasformazione delle forze armate israeliane, sempre più orientata all’integrazione tra capacità tradizionali, tecnologie autonome e operazioni spaziali per combattere le minacce del futuro.