sostenitori di Hezbollah

Israele: condannato un membro di Hezbollah che pianificava un attentato

Israele

di Nathan Greppi
La Corte Distrettuale di Nazareth ha recentemente condannato a 14 anni di carcere un abitante di Ghajar, un villaggio sul confine tra il Libano e il Golan, dopo che questi aveva contrabbandato in territorio israeliano armi fornitegli da Hezbollah (nella foto dei sostenitori del gruppo) al fine di compiere un attentato terroristico.

Secondo Ynet il condannato, Diab Kahamuz, venne scoperto nell’ottobre 2016 poiché si era dimenticato dove aveva nascosto le armi, ritrovate per puro caso da un contadino israeliano. Oltre al carcere, Kahamuz è stato condannato anche a pagare una multa di 120.000 shekel (circa 27.000 euro).

Pur essendo stato assolto dall’accusa di spionaggio, Kahamuz è stato invece condannato per aver collaborato con il nemico in tempo di guerra, aver preso contatto con agenti stranieri e avere pianificato un attentato.

Ma la sua storia è iniziata molto prima: infatti, egli è il figlio di Saeb Kahamuz, un trafficante di droga e membro di Hezbollah fuggito dal Golan al Libano durante la Guerra del 2006. Secondo le autorità, Saeb avrebbe preso contatto con il figlio usando e-mail in codice, dalle quali è emerso che Diab avrebbe usato la rete di traffico di droga creata a suo tempo dal padre per far entrare di nascosto armi in Israele dal Libano. Il padre avrebbe anche spiegato al figlio come contattare direttamente e senza intermediari altri membri di Hezbollah.

Tra i complici di Diab vi sono altri tre Kahamuz: i suoi fratelli, Jamil e Yussef, e il loro cugino Mohssan; a questi, si aggiungono altri due abitanti di Ghajar, Adal Ayunat e Ibrahim Mamdouh. Tutti questi complici hanno ricevuto condanne dai 2 ai 3 anni di carcere.

Il 30 luglio 2016, un contadino di Metula, nel nord d’Israele, trovò una borsa contenente due congegni esplosivi lungo l’autostrada. Gli esperti della scientifica che hanno esaminato le bombe, rivelatesi molto potenti, dichiararono senza ombra di dubbio che fossero state fabbricate dagli Hezbollah.

Da un’indagine congiunta della polizia israeliana e dello Shin Bet è emerso che gli esplosivi erano arrivati in Israele a maggio. Diab, che li aveva recuperati dopo che erano stati lanciati oltre il muro al confine, la aveva messi in uno zaino e nascosti sottoterra.

Inizialmente, Diab Kahamuz intendeva usarli per compiere un attentato a Haifa, in un luogo affollato: ma dopo aver esplorato il luogo dove intendevano agire all’inizio, egli informò il padre che purtroppo c’erano troppe telecamere e sistemi di sicurezza. A quel punto, Diab gli suggerì di puntare su altre zone, compresa la vicina città di Nesher. Tuttavia, quando tornò sul luogo dove aveva nascosto le armi, non si ricordava più il punto esatto dove le aveva seppellite.

“Il caso che abbiamo davanti,” ha dichiarato il giudice durante la sentenza, “è uno di quelli in cui dei cittadini dello Stato d’Israele aiutano intenzionalmente e consapevolmente un nemico nella sua guerra contro lo stato, prendendo contatto con esso e dimostrando un’audacia spettacolare nel trafficare esplosivi entro i confini dello stato. Non vediamo alcuna importanza nel fatto che sia stato arrestato in tempo senza aver commesso l’attentato. La sua volontà di portare esplosivi dentro il paese riflette a nostro parere il suo desiderio di portare avanti una pericolosa attività criminale”.

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