L'app Uber

Israele mette al bando il servizio Uber

Israele

di Nathan Greppi
Una Corte di Tel Aviv ha recentemente emanato un’ingiunzione contro la nota compagnia di trasporti Uber, dopo aver accolto una richiesta dall’Unione dei Tassisti. In questo modo, da mercoledì 29 novembre Israele entra in una lunga lista di paesi che hanno preso posizione contro l’azienda americana, nota per i metodi spregiudicati con cui tenta di aggirare le regole dei paesi in cui opera (e che da febbraio hanno suscitato anche le proteste dei tassisti italiani).

Negli ultimi tempi, Uber si è ritrovata al centro di numerosi scandali, legati sia ai bassi salari che offre ai suoi dipendenti sia alle denunce per molestie sessuali che questi hanno ricevuto da parte di molte donne, soprattutto a Londra. Secondo Ynet, la reputazione della compagnia è talmente compromessa che i suoi amministratori delegati stanno viaggiando per il mondo al fine di convincere i politici che la compagnia sta cambiando il suo modello di business.

In seguito alla decisione della corte, la compagnia ha dichiarato che non opererà più nell’area di Tel Aviv, ma spera di riuscire a rimanere nel resto del paese. Ha aggiunto che desidera lavorare con le autorità israeliane “per scoprire come la tecnologia può migliorare le nostre città con trasporti alternativi, sicuri e convenienti.”

Tuttavia, il modello di Uber è incompatibile con le leggi israeliane, che consentono solo a tassisti dotati di licenza di trasportare passeggeri a pagamento. Infatti, sia l’Unione dei Tassisti che il Ministero dei Trasporti si sono lamentati del fatto che l’azienda si serve di conducenti privi di licenza e assicurazione, lasciandoli sottopagati e minacciando i posti di lavoro dei tassisti.

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