Beniamin e Sara Netanyahu

Israele alle elezioni dopo sei mesi. La nuova, decisiva, partita di Netanyahu

Israele

di Luciano Assin
Nonostante il suo innegabile carisma e la sua decennale esperienza politica, Benyamin Netanyahu non è riuscito a formare una nuova compagine governativa, ed ha preferito sciogliere le camere piuttosto di correre il rischio che qualcun altro riuscisse nell’obiettivo. Il risultato è che Israele chiamerà i suoi cittadini ad una nuova tornata elettorale, la seconda in meno di sei mesi, cosa mai successa prima nella storia dello stato ebraico.

Non importa quali siano state le motivazioni, chi siano stati i personaggi che lo abbiano portato a questa decisione, tutta questa assurda situazione è sulle spalle di Bibi, da sempre considerato il “mago” della politica israeliana. Lo scioglimento della Knesset, il parlamento israeliano, è un’ulteriore dimostrazione di quanto il suo partito, il Likud, sia completamente dipendente nei suoi confronti.

Molti dei 35 deputati del partito di Netanyahu sanno già che non riusciranno ad essere rieletti nella prossima tornata elettorale, la votazione di ieri notte è stata per molti di loro un autentico suicidio politico. Ma questa è la realtà odierna, il premier israeliano è riuscito a creare un vero e proprio vuoto attorno a lui. Ministri, deputati, nessuno è pronto ad affrontarlo in campo aperto, e tutti preferiscono ingoiare un rospo di enormi proporzioni pur di rimanere a bordo di una nave che vaga per il mare della politica israeliana senza una rotta precisa.

Tutti sanno che l’obiettivo primario di Netanyahu è quello di evitare i procedimenti giudiziari che pendono sul proprio capo. Il capo della procura israeliana non ha ancora dichiarato ufficialmente quello che tutti sanno: Bibi verrà incriminato di abuso di ufficio e corruzione in diverse indagini svolte dalla polizia. In questo momento è in gioco quindi non solo il suo futuro politico ma anche quello personale.

Israele ha dimostrato nel suo recente passato di non guardare in faccia nessuno. Nell’ultimo decennio sono finiti in carcere un Presidente dello stato, un Primo Ministro e diversi politici di primo ordine. Precedenti non ne mancano, e sono proprio questi che impauriscono più di tutto l’attuale premier.

Con queste elezioni, che costeranno al contribuente centinaia di milioni di euro, Bibi rilancia la posta di una partita di poker interminabile. Per governare in una maniera stabile ha bisogno di una solidità politica che attualmente non ha. La destra israeliana ha perso molti voti a causa di una soglia di sbarramento molto alta, il 3,25 %, che ha di fatto estromesso un paio di partiti.

Nelle ultime elezioni l’elettorato israeliano ha dimostrato di appoggiare Netanyahu nonostante tutto, aumentando di tre seggi la sua forza politica. Ma è qui che il premier israeliano sta evidenziando il suo grande limite: nel momento in cui i suoi interessi personali diventano più importanti di quelli della nazione perde di lucidità e di una lungimiranza politica che lo hanno sempre aiutato.

La quantità impressionante di nemici che Netanyahu si è creato in tutti questi anni di potere aspetta da tempo l’occasione propizia, e può darsi che fino al 17 settembre 2019 i giochi di potere verranno decisi lontano dai riflettori dei mass media ma soprattutto il più distante possibile dai sensori di Bibi, sempre molto attenti ma sempre più vicini ai limiti della paranoia.

Non so se Netanyahu abbia mai letto il Gattopardo o ne abbia visto il film, ma la frase di Tancredi, nipote del principe di Salina “Se vogliamo che tutto rimanga come è, bisogna che tutto cambi” è la più adatta per descrivere una decisione ai più inspiegabile.

 

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