Gli israeliani di origine russa e la realtà della guerra

Israele

Se la guerra contro gli Hezbollah è stata dolorosa per tutti, gli immigrati dall’ex Unione Sovietica sono quelli che hanno sofferto di più.

Prima che cominciasse la pioggia di razzi nel nord di Israele, questi immigrati costituivano un terzo della popolazione di molte di queste comunità, come ad esempio Haifa. Dopo pochi giorni di guerra, quando i ‘vecchi’ israeliani cercavano rifugio verso la parte centrale del paese, la percentuale dei cittadini di lingua russa in alcune città del nord è salita al 60% della popolazione rimasta. In quanto, essendo soprattutto anziani e pensionati, non avevano nessun posto dove andare o non potevano permettersi di lasciare la loro casa: questa fetta di cittadini non si sposta facilmente. Non parlano ebraico e spesso non sono inclusi nel sistema di protezione civile. E’ la parte più vulnerabile della popolazione.

La situazione economica delle famiglie operaie di origine russa, che comunque vivono un po’ peggio di una famiglia media israeliana, è stato un altro fattore che ne ha limitato la mobilità. Esse vivono della paga mensile; anche se risiedono qui da molti anni non sono riusciti a mettere da parte dei risparmi e non possono quindi permettersi di stare un mese o due senza lavorare.

E la loro reazione di fronte alla guerra? Per molti di loro si è trattato della prima esperienza di contatto diretto della la minaccia dei razzi: quando nel 1991 cadevano gli Scud iracheni presso Tel Aviv la maggior parte di loro considerava ancora l’Unione Sovietica la loro patria.

“Per noi, dice un giovane tecnico informatico, ‘la guerra’ è la Seconda Guerra Mondiale, che abbiamo studiato sui libri. Naturalmente all’inizio non riuscivamo a capire e la confusione cresceva perché eravamo abituati a pensare che Israele risolvesse tutto in cinque giorni. Non ci si rendeva conto che ci sarebbero state vittime da entrambe le parti.”

Il malcontento è quindi cresciuto. La comunità russa che è nettamente orientata a destra ha il suo campione in Avigdor Liberman, del partito Yisrael Beitenu, che ha invocato all’indomani del cessate il fuoco la formazione di un governo che portasse a una ‘netta vittoria’. La retorica di destra resterà probabilmente una caratteristica della comunità russa anche se per molti dei suoi appartenenti la guerra ha cambiato la loro percezione di Israele.

I giovani che hanno provato direttamente l’esperienza delle armi, sono più grintosi: “Ci bastava un mese di più, dice uno dei giovani militari feriti, e l’avremmo fatta finita una volta per tutte”.

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