Accolti in Israele sopravvissuti alla Shoah in fuga dall’Ucraina

Israele

di Ilaria Ester Ramazzotti
Centinaia di sopravvissuti alla Shoah sono emigrati in Israele dall’Ucraina, dall’inizio della guerra a oggi. Il ministero israeliano dell’Immigrazione e dell’Assorbimento stima più nel dettaglio che questi nuovi arrivati siano circa 500 tra le oltre 15 mila persone che nel corso degli ultimi due mesi sono immigrate da Ucraina, Russia e Bielorussia. Ne ha parlato il Times of Israel, che ha raccolto alcuni commenti e testimonianze.

Un aereo appositamente attrezzato con nove anziani profughi ucraini è atterrato in Israele lo scorso 27 aprile, poco prima di Yom HaShoah. “Non avrei mai pensato che sarebbe successo ancora, che alla mia età avrei dovuto fuggire di nuovo da una guerra e sentire i suoni delle bombe esplodere intorno a me. Ho già battuto Hitler una volta, sono sopravvissuta all’Olocausto. Ho una figlia, due nipoti e tre pronipoti. E ora sono di nuovo una rifugiata che cerca di salvare la vita – ha detto Ninel Zhilinska, 88 anni, poco prima di partire per Israele. “Ho lasciato Kharkiv due settimane fa. L’intera città è stata distrutta. Tutti i vicini del mio palazzo si sono nascosti nella stazione della metropolitana, ma a causa delle mie condizioni mediche io non potevo andarci – ha sottolineato -. Ho soggiornato da sola nel mio appartamento per dieci giorni. Mi sentivo come se fossi in isolamento. Ci hanno tolto la corrente, non avevo quasi più niente da mangiare. Né i volontari né la mia famiglia potevano raggiungermi”.

Valery Kanievski, anche lui arrivato da Kharkiv, ha svelato di aver sempre voluto incoraggiare suo figlio a fare aliyah, ma che non avrebbe mai immaginato di dover immigrare lui stesso, insieme alla moglie: “Il nostro piano originale era che nostro figlio si trasferisse in Israele e noi saremmo andati in visita, ma il piano è cambiato a causa della guerra. Hanno fatto saltare in aria la nostra città. È una sensazione terribile – ha sottolineato -. Gli spari e le esplosioni non si sono mai fermati e la sensazione di una terribile paura era costantemente con noi. Quando è iniziata la Seconda guerra mondiale ero piccolo, ma ricordo ancora perfettamente la nostra fuga. Ricordo i bombardamenti e ricordo la paura. È la stessa identica sensazione che abbiamo adesso. Non credevo che alla mia età avrei dovuto rivivere tutto questo. Non credevo che la mia città sarebbe stata distrutta. Non credevo che avrei dovuto provare di nuovo questi sentimenti”.

Numerosi sopravvissuti sono arrivati ​​a fine aprile con la collaborazione dell’International Fellowship of Christians and Jewish. “Questi anziani generalmente non avevano intenzione di lasciare l’Ucraina, ma le loro case sono in fiamme e la loro prossima casa è lo Stato di Israele”, ha affermato Benny Haddad, capo del dipartimento dell’immigrazione dell’associazione interreligiosa.

Alcuni di loro sono atterrati in Israele con un volo di soccorso speciale a causa di particolari esigenze mediche personali, come ha riportato l’associazione ZAKA che ha organizzato il volo medico con dell’International Fellowship of Christians and Jewish. Sullo stesso volo c’erano anche altri rifugiati, non sopravvissuti all’Olocausto, che avevano bisogno di tali cure. Il ministro israeliano dell’Immigrazione Pnina Tamano-Shata ha incontrato personalmente i rifugiati al loro sbarco all’aeroporto Ben Gurion. Ad accoglierli c’erano anche da ambulanze per il trasporto dei passeggeri anziani e infermi negli ospedali, in strutture di cura o alle case dei loro familiari.

Al ministro Tamano-Shata ha fatto eco Ayelet Shiloh Tamir dell’International Fellowship of Christians and Jewish, rimarcando che l’arrivo dei sopravvissuti alla vigilia del Giorno della memoria della Shoah “simboleggiava più di ogni altra cosa l’essenza del sionismo e la responsabilità reciproca del popolo ebraico”.

La passeggera più anziana del volo era Tatyna Ryabaya, 99 anni, che ha viaggiato con la figlia di 73 anni. “Non ho creduto fino all’ultimo momento che sarei dovuta fuggire. Non credevo che alla mia età avrei dovuto viaggiare su un bus di soccorso per più di un giorno con le bombe intorno a me e che avrei dovuto temere per la vita di mia figlia – ha detto ricordando il periodo delle persecuzioni naziste -. Anche allora abbiamo viaggiato fino a una parte lontana della Russia, anche allora il percorso era pericoloso, ma volevamo salvarci la vita. Non credevo che alla mia età, ho quasi cent’anni, avrei dovuto affrontare tutto questo di nuovo”.

Per molti sopravvissuti all’Olocausto e altri anziani ucraini, fuggire da casa non è stata un’opzione facile, non solo dal punto di vista emotivo, ma fisico e logistico, a causa delle difficoltà di recarsi al confine. Molti di loro sono stati costretti a lasciare quasi tutti i loro averi alle spalle, tranne quello che poteva stare in una piccola valigia o in un sacchetto.

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