I relatori al convegno in Regione Lombardia sulla sanità lombarda e israeliana

Sanità lombarda e israeliana a confronto: un evento in Regione Lombardia

Eventi

di Antonio Picasso
«Due sistemi che partono da necessità differenti, ma che condividono l’efficienza. È per questo che possono copiarsi a vicenda». È questo il messaggio del Presidente di Regione Lombardia, Attilio Fontana, intervenendo al convegno “Lombardia e Israele: due sistemi sanitari di successo”, promosso dall’Associazione milanese pro Israele (AMPI), in collaborazione con Associazione Medica Ebraica (AME) e Keren Hayesod,  e che si è tenuto lunedì 25 febbraio presso il Grattacielo Pirelli.

Aprendo i lavori, Rosanna Supino, presidente dell’Associazione Medica Ebraica, ha essa stessa sottolineato l’eccellenza che accomuna i due settori. «Due sistemi sanitari modello – ha detto – sia a livello sociale, sia nell’ambito della ricerca e dell’utilizzo delle tecnologie medico-scientifiche più all’avanguardia».

L’intervento delle istituzioni regionali

«Presupposto della sanità israeliana è fornire un servizio di assistenza e cura a una popolazione giovane. Quello lombardo, al contrario, ha interlocutori prevalentemente anziani», ha spiegato Fontana. «Tuttavia, il livello di buon funzionamento è riscontrabile qui come in Israele. Per questo la collaborazione, già in fieri, deve progredire».

Entrando più nello specifico, l’Assessore regionale al Welfare, Giulio Gallera, ha sottolineato quanto sia positivo il confronto e lo studio del sistema sanitario israeliano da parte di quello lombardo. «Entrambi sono sistemi universalistici. Il nostro è più impostato sulla fiscalità, mentre il vostro ha una componente anche di assistenza privata. Tuttavia, è condiviso il concetto di fondo dell’erogazione dei servizi sanitari gratuita per chiunque si trovi sul territorio: in Lombardia come in Israele. In entrambi i casi, ci si fa carico del bisogno del paziente e lo si cura. Diamo quindi concretezza a un diritto della persona. Questo, a mio giudizio è un palese segno di democraticità».

La relazione tecnica

A sua volta, Paolo Barbanti, Ceo di Pharma& Biotech Advisors, ha voluto ripercorrere la nascita del servizio sanitario israeliano, che anticipa anche la fondazione di Israele nel 1948. «Per quanto identificata come una start up nation, Israele vanta una tradizione ormai secolare nel settore. L’Israel Institute of Technology a Haifa, meglio noto come Technion, nasce nel 1924 e ha come padrini di inaugurazione Albert Einstein e Chaim Weizmann. Da allora ha ospitato Premi Nobel e ricercatori di fama mondiale: veri e propri sognatori della scienza medica. Grazie al primato mondiale che vanta Israele per il rapporto Pil/R&D, il meccanismo del trasferimento delle conoscenze dai centri di ricerca alle cliniche ospedalieri funziona perfettamente. Questo ha permesso la definizione e il varo di un modus operandi standard in tutti i settori. L’introduzione di un farmaco sul mercato e l’implementazione delle intelligenze artificiali, nell’ambito della microchirurgia o nella cura di specifiche patologie, seguono sempre lo stesso procedimento. Il processo di ricerca viene valutato, sono definite le risorse per il suo sviluppo e infine si passa alla brevettazione».

Barbanti ha quindi illustrato le collaborazioni tra istituti israeliani e lombardi. Technion, Sheba Medical Center e Matam high tech park – quest’ultimo incubatore di start up tra le più sofisticate al mondo nel settore – lavorano in sinergia con gli Irccs lombardi. «Per questo la nascita di Human Technopole è seguita con grande interesse in Israele. Teniamo conto che ben un sesto dell’intero corpo medici israeliano ha studiato in Italia. Memore della positiva esperienza di Expo Milano 2015, il settore sanitario intende quindi proseguire sulla strada della collaborazione».

Le sfide future

«L’incremento demografico pone grandi questioni»- ha dichiarato Nadav Davidovitch, Direttore della School of Public Health, Ben Gurion University of the Negev -. L’immigrazione nel corso degli anni è stata preziosa. In particolare, il contributo nella ricerca scientifica da parte della comunità di origine russa è stato fondamentale. A questo punto però, resta da capire come andare avanti».

Nelle classifiche Ocse sulla spesa sanitaria infatti, il Paese appare ancora indietro rispetto ai suoi partner mediterranei, quali Portogallo, Spagna e Italia. «La spesa pubblica nel settore – ha commentato Davidovitch – non registra una variazione ormai dal 2012. Il numero di letti disponibili nelle strutture ospedaliere è in diminuzione. Come anche il rapporto medici per abitante. Molti cittadini israeliani preferiscono rivolgersi ai privati, attraverso polizze assicurative. Ciononostante, i valori del nostro sistema restano giustizia, uguaglianza e solidarietà».

Solidarietà diffusa

«È nella sanità che si percepisce concretamente l’impegno di Israele a fianco degli oppressi, delle vittime di attentati e delle minoranze etnico-religiose». Eitam Kerem, primario del Pediatrics-Hadassah Medical Hospital di Gerusalemme, ha infatti spiegato il progetto di assistenza ai minori vittime di un conflitto a bassa intensità come quello in corso tra Israele e le fazioni palestinesi. «Presso le nostre strutture non facciamo alcuna distinzione. I bambini, israeliani quanto arabi, vengono seguiti nel loro processo di assistenza sanitaria, qualora sia necessario, e di formazione scolastica».

 

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