Olimpiadi: la squadra israeliana

Eventi

La Comunità ebraica di Torino ha festeggiato la
delegazione olimpica israeliana che partecipa alle Olimpiadi di Torino 2006.
Nella Sala del centro sociale è stato allestito per l’occasione un
piacevole rinfresco kasher a base di cibi tipici piemontesi e raffinati
vini.
Molti ospiti in rappresentanza delle istituzioni locali e delle
organizzazioni ebraiche hanno dimostrato in modo tangibile il loro affetto
per i 5 giovani atleti e per il loro capodelegazione Zvi Vashaviak.
La
commemorazione delle vittime della strage di Monaco 1972, suggerita dal
regista Steven Spielberg non c’e’ stata. Gli atleti uccisi sono stati
ricordati da Vashaviak con la frase toccante: “la nostra bandiera olimpica
resta macchiata del loro sangue”. Particolarmente caloroso è stato il
messaggio di saluto dell’ambasciatore dello Stato d’Israele in Italia Ehud
Gol. Rav Alberto Somekh, rabbino capo della Comunità di Torino, nel suo
dvar Torah ha osservato come non vi sono specifici riferimenti nel Tanach
allo sport, ciò non toglie che nella Torah esita un messaggio universale
per certi versi affine all’ideale olimpico caro al barone De Coubertain.
Il
Presidente della Comunità torinese Tullio Levi ha invitato tutti gli
ospiti a visitare la mostra sui percorsi ebraici allestita all’Archivio di
Torino.

Messaggio del presidente UCEI Amos Luzzatto

Per Tullio Levi, presidente Comunità Ebraica di Torino

Caro Presidente,

mi trovo nell’impossibilità di venire a Torino per accogliere assieme a te gli atleti israeliani impegnati nell’Olimpiade invernale.
Voglio però essere presente, con voi, almeno con questo messaggio.

La partecipazione degli israeliani a questo evento ha un doppio significato.
Il primo è l’adesione al principio di civiltà e di pace che lo caratterizza. “L’importante è partecipare, non vincere”; partecipare significa levare alto l’ideale della fratellanza umana, contro tutte le pretese di qualsivoglia superiorità razziale.
Non si può ammettere l’aspirazione a umiliare donne e uomini di qualsiasi provenienza per averli superati sul campo nella conquista di una medaglia.

Entriamo nelle Olimpiadi, e ne usciremo, con un abbraccio che possa indicare anche alla politica la strada maestra della solidarietà nella grande famiglia umana

Il secondo significato ha come simbolo gli stessi atleti israeliani e si riassume nelle parole: voi siete ancora qui, siete qui più che mai. Non possiamo fare a meno di ricordare con voi i nostri fratelli dell’Olimpiade di Monaco, caduti per mano assassina.
Fu fatto allora un tentativo di colpire, uccidendo gli atleti ebrei, tutto lo spirito olimpico e con esso la speranza e la volontà di contrapporre al sangue e al lutto che ci circondano questi momenti di sereno incontro, che vogliamo estendere sempre di più, d’inverno come d’estate, in montagna e al mare, per far prevalere l’amicizia e la gioia sull’odio e sulle armi.

La vostra presenza è la vera risposta civile che si esprime tanto bene con le parole semplici ma profonde che ci hanno trasmesso a suo tempo i partigiani ebrei della seconda Guerra mondiale, quando terminavano il loro canto con le parole:”E il nostro passo risuonerà ancora: noi siamo qui”.

Amos Luzzatto
Presidente Unione Comunità Ebraiche Italiane

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