testamento biologico

Il testamento biologico: etica, normativa e religioni

Eventi

di Rosanna Supino, presidente AME
Sottoscrivere le Disposizioni Anticipate di Trattamento (DAT), cioè quello chiamato volgarmente il testamento biologico, significa decidere, in un momento in cui si è ancora capaci di intendere e volere, quali trattamenti sanitari dovranno essere eseguiti su di noi, nel momento in cui subentrerà l’incapacità di intendere e di volere. Questo era l’argomento dell’incontro che si è tenuto il 15 ottobre a palazzo Moriggia (Museo del Risorgimento) dal titolo “Il testamento biologico: etica, normativa e religioni” organizzato dal gruppo “Insieme per prenderci cura” e in particolare dall’Associazione Medica Ebraica (AME).

Poiché il diritto alla salute è inviolabile, così come l’autodeterminazione del paziente, il dibattito sulle DAT e sul fine vita suscita accesi contrasti nella nostra società perché coinvolge aspetti etici e culturali, di donne e uomini laici e credenti di molte e diverse appartenenze religiose.

Ci si chiede se si possa fare una pianificazione anticipata delle cure, se si possa concordare qualcosa per un tempo che non si sa quando, né in che condizioni. È un ipotecare il futuro? E se nel frattempo vengono fatte delle scoperte mediche, il medico deve comunque procedere come scritto nelle DAT?

L’evoluzione delle conoscenze e degli strumenti tecnici resi disponibili dall’ingegno umano inducono a porci delle domande sul fine vita. La tecnologia medica ha infatti sviluppato una sempre maggiore capacità terapeutica, che ha permesso di sconfiggere molte malattie, di migliorare la salute, di prolungare la vita e di mantenere sospeso il momento del trapasso senza restituire la salute.  Ma in quali condizioni? con quale qualità di vita?

La valutazione del risultato delle terapie è fondamentale nella decisione del rinunciare all’accanimento terapeutico. Il dibattito su questo argomento, cioè se questo è un modo di procurare la morte o anche solo di accelerarla, è ancora vivace.

Il “Diritto di morire” è divenuto uno dei più importanti aspetti nel campo della bioetica  contemporanea. Credo che siamo tutti d’accordo che bisogna rispettare la volonta’ del paziente, a meno che sia in contrasto con le norme condivise del vivere civile, se ha la possibilità di esprimerla. Siamo tutti d’accordo anche che bisogna assicurargli una morte con dignità, senza sofferenza né fisica nè psichica. Non siamo tutti d’accordo se possiamo esprimere le nostre volontà, PRIMA.

Dopo i saluti istituzionali, Laura Boella, Ordinario di Filosofia morale, Università degli Studi di Milano ha presentato una sua riflessione filosofica facendoci pensare sul fatto che noi non siamo soli di fronte alla morte, ma ciascuno è legato a una rete di relazioni, una comunità che ha i suoi principi e i suoi valori. Lasciamo le nostre volontà, ma non sappiamo come cambierà la medicina o come la penseremmo al momento; per questo lasciare una delega a chi potrà valutare al nostro posto è una opportunità importante.

Poi Andrea Zuccotti, Direttore Servizi Civici, Comune di Milano ci informa che le DAT possono essere depositate presso  un notaio oppure presso l’ufficio dello stato civile del comune di residenza oppure presso alcune strutture sanitarie. Le DAT sono rinnovabili, modificabili e revocabili in ogni momento. Sono esenti da qualsiasi costo.

Chi fa domanda di DAT può nominare un fiduciario che lo rappresenterà nelle relazioni con il medico e con le strutture sanitarie.

Nel momento in cui il delegante non fosse più in grado di intendere e di volere il medico o il fiduciario possono accedere alle DAT e sono tenuti al rispetto delle DAT stesse, che possono anche essere disattese dal medico stesso, in accordo con il fiduciario, qualora esse appaiano palesemente incongrue o non corrispondenti alla condizione clinica attuale del paziente ovvero al momento sussistano terapie capaci di offrire concrete possibilità di miglioramento delle condizioni di vita.

A Milano l’Ufficio per la consegna delle DAT presso la sede dell’Anagrafe Centrale di via Larga, al I° p. st. 140 dal lunedì al venerdì dalle 9 alle 12. Non c’è un modulo predisposto. La DAT si consegna per la protocollazione in una busta chiusa. Viene rilasciata una ricevuta con numero di protocollo. Il Comune di Milano fornisce una consulenza attraverso la Casa dei Diritti, il martedì mattina senza appuntamento, per dare orientamento, spiegazioni e indicazioni utili.

Il Prof Lambertenghi, Fondazione Culturale Ambrosianeum, Milano, rappresentante della fede cristiana, riferisce che la legge sul “testamento biologico” ha registrato un largo consenso nel mondo cattolico, in quanto ha rappresentato un punto di mediazione sufficientemente equilibrato da poter essere condiviso, considerando il forte pluralismo morale che caratterizza la nostra attuale società.

I cristiani valdesi rappresentati dalla pastora Daniela Di Carlo, Pastora Tempio Valdese di Milano, hanno da tempo istituito un registro delle DAT che ha avuto molto successo tra i cittadini milanesi anche di altre fedi.

Il rabbino David Sciunnach, vice-rabbino capo della Comunità ebraica di Milano, ha messo l’accento sulla importanza di nominare un fiduciario. Nulla osta ebraicamente alla compilazione delle DAT, salvo che un fiduciario sarebbe un valido intermediario tra le volontà del paziente, il medico e il rabbinato che dovrebbe essere consultato per valutare caso per caso.

Yusuf Abd Al Hakim Carrara, Vice-Presidente della Comunità Religiosa Islamica Italiana ci ha detto come per l’Islam il suicidio venga considerato un atto riprovevole e a colui che lo compie possono essere negate le preghiere e i riti relativi al funerale.

I grandi sapienti musulmani del passato come As-Suyuti e Avicenna e i medici dei nostri giorni sono contrari all’accanimento terapeutico al fine di mantenere in vita un paziente che non è più in grado di recuperare uno stato minimo di salute. Il Codice Islamico di Etica Medica stabilito dalla Prima Conferenza Internazionale di medicina islamica tenutasi in Kuwait nel 1981 dall’Islamic Organization for Medical Sciences (IOMS) afferma che: “nella sua difesa della vita il medico dovrà capire quali sono i limiti e non superarli. Se è scientificamente accertato che le funzioni vitali non possono essere restaurate, in quel caso è inutile mantenere diligentemente il paziente in uno stato vegetativo […]. Il medico mira a mantenere il processo della vita, non quello della morte. In ogni caso egli non dovrà mai ricorrere a quelle misure che interrompono volontariamente la vita di un suo paziente”.

Nella tradizione islamica, nel caso di una grave malattia i pareri del medico e dei famigliari sono importanti. Ciò non è visto come un sopruso nei confronti della personalità del malato, quanto piuttosto di una naturale assunzione di oneri e voleri dello stesso che non è più in grado di decidere. Occorre evitare di cadere nell’idolatria della vita che nessuna religione ha mai predicato e occorre rifuggire da una pseudo cultura di morte che ci circonda sempre di più. Infatti, non si tratta di dover vivere a ogni costo, bensì di vivere cogliendo il richiamo a saper morire, secondo l’insegnamento del Profeta Muhammad che afferma “agisci in questo mondo come se tu dovessi vivere in eterno e agisci per l’altro mondo come se tu dovessi morire domani”.

E infine il Dr. Sergio Fucci, giurista e bioeticista, ha esordito chiedendo e chiedendosi se vivere è un diritto o un dovere. Da qui ne è uscita una serie di osservazioni e valutazioni della legge, molto interessante.

La vivace discussione che è seguita ha dimostrato la forte attenzione e interesse del vasto pubblico; tutti i posti erano occupati e molte le persone in piedi in sala.

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