Milena Santerini all'evento online dell'Unar

Antisemitismo e odio online in un dibattito dell’UNAR

Eventi

di Nathan Greppi
Al giorno d’oggi è la rete il luogo dove l’antisemitismo viene maggiormente diffuso e sdoganato. Per spiegare nel dettaglio come ciò avviene, mercoledì 18 novembre si è tenuta una videoconferenza intitolata proprio Antisemitismo e odio online. Il complottismo al tempo di internet, organizzato dall’UNAR (Ufficio Nazionale Antidiscriminazioni Razziali), trasmesso in diretta su Facebook e YouTube.

Dopo i saluti introduttivi di Triantafillos Loukarelis, Direttore Generale dell’UNAR, l’incontro è stato moderato da Stefano Pasta, giornalista e ricercatore dell’Università Cattolica di Milano. Milena Santerini, docente di Pedagogia alla Cattolica e Coordinatrice per la lotta all’antisemitismo del Consiglio dei Ministri, ha spiegato che si è deciso di discutere sia di antisemitismo che di complottismo perché i due temi sono legati: “Il complottismo e la mentalità cospiratoria hanno trovato nuovo ossigeno nella globalizzazione. Le persone, impotenti davanti ad eventi più grandi di loro, ricorrono a semplificazioni.”

L’antisemitismo oggi

Nella prima parte della conferenza, incentrata sull’antisemitismo, il primo relatore è stata il Presidente UCEI Noemi Di Segni: “Il tema ha più dimensioni di analisi: contenuto, contenitore, lettore.” Ha aggiunto che “l’antisemitismo non è una qualsiasi discriminazione, ha le sue peculiarità e specificità, muta e si ripresenta in modi diversi. Tutto questo non è per dire che il problema degli ebrei è più grave di altri, ma è perché se non si comprendono le peculiarità di un odio che esiste anche dove non ci sono ebrei, non si può affrontare un problema di carattere millenario.”

Tra i relatori vi erano diversi ospiti stranieri; è il caso di Andre Oboler, Presidente dell’australiano Online Hate Prevention Institute. Oboler ha mostrato varie slide per spiegare il concetto di Antisemitismo 2.0: coniato nel 2008, il termine indica la creazione di una cultura digitale dove l’antisemitismo viene socialmente accettato, oltre a rendere la società meno resistente alla sua diffusione. Ha aggiunto che ciò si verifica anche nel mondo reale, e ha fatto un esempio: in una delle più grosse librerie australiane hanno trovato ben 94 diverse edizioni del Mein Kampf.

Sulla realtà italiana si è invece concentrato Stefano Gatti, ricercatore della Fondazione CDEC, il quale ha spiegato come “il cospirativismo è diventato da circa 15 anni l’asse portante dell’antisemitismo italiano. Il cospirativismo è principalmente un rifiuto di quella che è la spiegazione ufficiale dei fenomeni sociali, fino a postulare l’idea di un complotto dietro le quinte.” Dietro al complotto spesso vengono ritratti ricchi ebrei come i Rothschild o George Soros. “Il cospirativismo non è sinonimo di antisemitismo,” ha sottolineato, “ma spesso dietro le teorie cospirative si allunga l’ombra di un fantomatico ebreo.”

Juliane Wetzel, ricercatrice del Centre for Research on Antisemitism di Berlino, ha affrontato l’evoluzione dell’antisemitismo in rete in tempi recenti: “L’antisemitismo contemporaneo si lega agli stessi stereotipi di sempre,” ha spiegato, aggiungendo che i discorsi antisemiti non sono un tabù sui social, e hanno presa specialmente sui giovani che non hanno le competenze per non farsi influenzare. Sempre a proposito dei social è intervenuta Jordana Cutler, responsabile delle politiche pubbliche di Facebook per Israele e la Diaspora ebraica: “Per noi la lotta contro l’antisemitismo è molto importante,” ha affermato. “Abbiamo molte politiche per contrastare i dialoghi basati sull’odio e l’istigazione alla violenza.” Ha aggiunto che hanno esperti di antisemitismo sparsi per il mondo, e che “circa un anno e mezzo fa abbiamo intensificato gli sforzi in tal senso.”

Il complottismo

La seconda parte del convegno era incentrata sui complottismi in senso più ampio: Leonardo Bianchi, giornalista di Vice Italia, ha illustrato con delle slide il fenomeno Qanon, una vera e propria setta convinta che “un gruppo di pedofili satanisti occupi tutte le posizioni di potere negli Stati Uniti, e che Donald Trump stia segretamente combattendo contro il deep state (uno ‘stato nello stato’ che agisce nell’ombra).” Molti loro seguaci sono arrivati a ricorrere alla violenza.

Valentina Pisanty, docente di Semiologia all’Università di Bergamo, ha parlato del cospirazionismo dichiarando che esso “permette un risparmio di energie cognitive, perché tutto fa capo a un unico ordine di spiegazioni riconducibili allo schema primordiale del conflitto eterno tra il bene e il male.” I complottisti selezionano le fonti per confermare le loro credenze, “e delegittimare a priori l’evidenza contraria.” Sul piano giuridico e della cyber-sicurezza, l’avvocato Roberto De Vita ha parlato del proselitismo digitale dell’odio: “Non possiamo differenziare l’hate speech che appartiene alla dimensione istantanea rispetto allo hate speech che si consuma attraverso la rete, che invece permane e si diffonde con una modalità che non ha precedenti.”

 

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