Il figlio di un rabbino diventato leggenda dell’illusionismo: 100 anni dalla scomparsa di Harry Houdini

Personaggi e Storie

di Pietro Baragiola
Tra le iniziative per il centenario, particolarmente significativa è quella organizzata a Budapest, città natale di Houdini, dove l’annuale Circo ha debuttato il 30 ottobre con uno spettacolo dedicato alle sue imprese più celebri. La produzione, che combina teatro, danza e acrobazie, ricrea anche la leggendaria evasione del 1912, quando l’illusionista si è fatto immergere a testa in giù in una vasca piena d’acqua, con i piedi bloccati.

 

A cent’anni dalla sua morte, Harry Houdini continua a custodire segreti. Il leggendario illusionista, capace di liberarsi da catene, manette e casse sigillate, torna al centro dell’attenzione grazie alla pubblicazione di uno scritto inedito e a un libro che mette in discussione persino la data della sua scomparsa.

Nato a Budapest nel 1874, con il nome di Erik Weisz, Houdini era figlio di un rabbino ebreo immigrato con la famiglia negli Stati Uniti per sfuggire all’antisemitismo dell’Impero austro-ungarico. Un’infanzia segnata dall’immigrazione e dalle difficoltà economiche, prima di diventare uno degli artisti più celebri del Novecento.

Già adolescente si esibiva come prestigiatore e, prima dei trent’anni, aveva conquistato fama internazionale grazie alle sue spettacolari evasioni. Fu anche scrittore e attore cinematografico, trasformando il proprio nome in un simbolo dell’impossibile che diventa possibile.

Lo scritto inedito

A riportare Houdini sotto i riflettori è stata la rivista letteraria The Strand Magazine, che ha pubblicato per la prima volta An Interesting Scrapbook, un raro saggio nel quale l’illusionista rende omaggio ai prestigiatori che lo avevano preceduto.

Nel testo, Houdini lamenta la scarsa attenzione riservata agli artisti dell’Ottocento, spesso dimenticati dalla storia dello spettacolo: “i maghi americani non sono mai stati considerati abbastanza importanti da essere inseriti nei libri o negli elenchi storici, affinché le generazioni future potessero conoscere i loro predecessori”.

Una passione documentata anche da Eric Colleary, autore del volume Houdini’s Library, pubblicato a settembre. Secondo Colleary, Houdini visitava personalmente le tombe dei colleghi scomparsi, arrivando a finanziare la manutenzione delle sepolture. In cambio, le famiglie gli affidavano manifesti, album e documenti, affinché ne preservasse la memoria.

Tra le iniziative per il centenario, particolarmente significativa è quella organizzata a Budapest, città natale di Houdini, dove l’annuale Circo ha debuttato il 30 ottobre con uno spettacolo dedicato alle sue imprese più celebri. La produzione, che combina teatro, danza e acrobazie, ricrea anche la leggendaria evasione del 1912, quando l’illusionista si è fatto immergere a testa in giù in una vasca piena d’acqua, con i piedi bloccati.

“Credo che Houdini sia stato il primo influencer del mondo” ha dichiarato il regista László Magács a Reuters, sottolineando il talento dell’artista nel riuscire a promuovere i propri spettacoli e a renderli leggenda.

Le celebrazioni si sono estese anche a Hollywood e in altre città americane, mentre il cimitero ebraico di Machpelah, a New York, dove Houdini è sepolto, rimane un luogo simbolico per gli appassionati che ogni Halloween ricordano il grande illusionista.

La morte di Houdini

La versione ufficiale colloca la scomparsa di Houdini il 31 ottobre 1926, a 52 anni, nell’ospedale Grace di Detroit. La causa sarebbe stata una peritonite diffusa, conseguente a un’appendicite, forse aggravata dai pugni ricevuti allo stomaco da uno studente a Montreal.

Nel libro Houdini: The Man Who Died Twice, però, la ricercatrice medica Larrian Gillespie contesta questa ricostruzione. Analizzando documenti clinici e certificati, sostiene che l’illusionista sia morto il 30 ottobre per un’occlusione intestinale, aggravata dalla decisione di un medico di consentirgli di mangiare durante la convalescenza.

“Le persone più vicine al grande illusionista probabilmente hanno voluto associare la sua morte ad Halloween per rafforzarne il mito” ha affermato Gillespie.

Questa teoria ha diviso gli esperti: George Hardeen, pronipote di Houdini, ha definito le conclusioni del libro convincenti, mentre lo studioso Bruce Averbook ha espresso dubbi sull’ipotesi di una manipolazione della data di morte, sostenendo che la famiglia doveva essere profondamente addolorata e probabilmente non stava pensando alla sua eredità.

Anche John Cox, esperto della vita di Houdini, invita alla prudenza, pur riconoscendo la presenza di informazioni nuove nel volume.

A un secolo di distanza, dunque, la vita di Houdini continua a suscitare interrogativi e forse è proprio questo il più riuscito dei suoi illusionismi: aver trasformato la propria storia in un mistero capace di sopravvivere al suo creatore.