Un'urna per le elezioni in Israele

Quando vincere non basta: quattro scenari per il dopo voto in Israele

Israele

di David Zebuloni
Il numero magico è 61: la maggioranza dei seggi alla Knesset. Quale coalizione lo raggiungerà? Qui quattro possibili scenari post elezioni.

Mentre scriviamo queste parole, le elezioni in Israele non si sono ancora svolte. All’inizio di novembre, invece, quando sfoglierete le pagine del vostro Bet Magazine, probabilmente saprete già chi le ha vinte e chi le ha perse. Non è detto, però, che sappiate anche chi sia effettivamente riuscito a formare un governo sostenuto da una maggioranza di almeno 61 seggi.

Il me del presente e quello del futuro potrebbero dunque condividere la stessa incertezza: chi governerà Israele? D’altronde, come abbiamo già scritto nel numero precedente di Bet Magazine, non basta sapere chi, tra Netanyahu ed Eizenkot, abbia ottenuto più voti per capire chi guiderà Israele nei prossimi quattro anni. È questo il grande plot twist della politica israeliana: a differenza di quanto accade, per esempio, negli Stati Uniti, dove la sfida è tra democratici e repubblicani, in Israele la vittoria non dipende soltanto dal risultato di un singolo partito, ma dalla forza del blocco che riesce a riunire. Per vincere davvero, Netanyahu o Eizenkot devono essere in grado di formare una maggioranza parlamentare. Per questo motivo, pur essendo stato scritto prima di conoscere l’esito del voto, questo articolo conserva la sua attualità e il suo obiettivo: capire, a elezioni concluse, quali possibili combinazioni politiche possano prendere forma all’interno della Knesset e quali governi possano nascere sulla base dei risultati ottenuti dai singoli partiti. Ecco, dunque, quattro scenari più che plausibili.

1. Netanyahu ottiene la maggioranza e un nuovo mandato

Beniamin Netanyahu

I partiti che sostengono Netanyahu conquistano insieme almeno 61 seggi e formano un governo. Parliamo principalmente dei partiti ultraortodossi, della combo Smotrich-Ben Gvir e, forse, della new entry Ofer Winter. In questo scenario, anche se il partito di Eizenkot dovesse ottenere più seggi del Likud, Netanyahu potrebbe restare primo ministro grazie alla forza dei suoi alleati. Il peso di ciascun partito all’interno del blocco determinerà il suo potere contrattuale nei negoziati.

 2. Maggioranza agli avversari di Netanyahu e nuovo governo

Da sinistra Naftali Bennett e Yair Lapid (foto Facebook)
Naftali Bennett e Yair Lapid


I partiti sionisti contrari a Netanyahu conquistano insieme almeno 61 seggi. Si apre così la strada alla sua sostituzione, ma resta necessario un accordo su chi guiderà il governo, sulla distribuzione degli incarichi e sul programma. Un vantaggio significativo di Eizenkot all’interno del blocco rafforzerebbe la sua richiesta di assumere la guida del governo. Insieme a lui vi sarebbero i partiti centristi di Naftali Bennett e di Avigdor Lieberman, e il partito di sinistra di Yair Golan. In questo scenario, tuttavia, è possibile anzi probabile che gli oppositori di Netanyahu non riescano comunque a ottenere 61 seggi e debbano ricorrere al sostegno di un partito arabo.

3. Un governo di unità nazionale o un accordo di rotazione

Da sinistra Beniamin Nethanyahu e Gadi Eisenkot
Beniamin Netanyahu e Gadi Eisenkot


I risultati elettorali non consentono a nessuno dei due schieramenti di formare il governo desiderato e si aprono negoziati tra Netanyahu e Eizenkot. Tra le possibilità figurano una coalizione allargata o un accordo di rotazione alla guida del governo. Le questioni decisive saranno chi assumerà per primo l’incarico e quali partiti resteranno fuori dall’accordo, probabilmente quelli agli estremi. Uno scenario difficile ma non impossibile.

4. Stallo politico e nuove elezioni

Nessuno dei due blocchi ha la maggioranza e nessun leader riesce a superare i veti reciproci e le divergenze. Se tutti i tentativi di formare un governo dovessero fallire, Israele potrebbe tornare alle urne.

Nemmeno una netta vittoria di un singolo partito in termini di seggi escluderebbe questo scenario, se mancassero gli alleati necessari. Guardando gli ultimi sondaggi, questo rimane ad oggi lo scenario più spiacevole, ma anche il più
plausibile.