Sally Rooney, stop alla vendita dei suoi libri nel Regno Unito: il caso Palestine Action divide l’editoria britannica

Personaggi e Storie

di Pietro Baragiola
Dopo la messa al bando di Palestine Action, la scrittrice ha annunciato l’intenzione di destinare i proventi delle proprie opere e dei relativi adattamenti televisivi al finanziamento dell’organizzazione. Da qui la decisione della casa editrice, con il consenso dell’autrice, di sospendere la distribuzione dei suoi libri nel mercato britannico.

I libri di Sally Rooney non saranno più distribuiti nel Regno Unito a causa del sostegno economico della scrittrice a Palestine Action, l’organizzazione filopalestinese classificata come terroristica dal governo britannico nel luglio 2025.

Questa decisione, annunciata dalla casa editrice Faber, ha provocato alcune polemiche nel mondo editoriale, riaprendo il dibattito sui confini tra libertà di espressione e legislazione antiterrorismo.

Rooney, 35 anni, è autrice di quattro romanzi di successo internazionale, tra cui Persone normali e Parlarne tra amici, entrambi adattati per la televisione sul network BBC. Da tempo sostiene il movimento Boycott, Divestment and Sanctions (BDS) che promuove il boicottaggio economico e culturale di Israele, considerato dalle autorità uno strumento di delegittimazione dello Stato ebraico.

Dopo la messa al bando di Palestine Action, la scrittrice ha annunciato l’intenzione di destinare i proventi delle proprie opere e dei relativi adattamenti televisivi al finanziamento dell’organizzazione. Una scelta che, secondo la sua casa editrice, potrebbe rendere illegale il pagamento dei suoi diritti d’autore.

La reazione di Faber

Mercoledì 14 ottobre i portavoce di Faber hanno rilasciato un comunicato stampa spiegando di aver interrotto, con il consenso dell’autrice, la distribuzione dei suoi libri nel mercato britannico.

“Ho fatto ogni sforzo per essere onesta con il pubblico riguardo alle mie convinzioni e intenzioni” ha dichiarato Rooney sui social. “Sono pienamente pronta ad accettarne le conseguenze.”

Sally Rooney

L’annuncio ha inizialmente creato incertezza tra i librai, preoccupati dalle possibili conseguenze legali della vendita, e, per questo motivo, la  Booksellers Association ha voluto chiarire subito che i negozi possono continuare a commercializzare le copie già disponibili ma non ordinarne di nuove.

“Pensavamo di acquistarne molte più copie prima che diventasse impossibile” ha raccontato Lucy Burke, libraia del Camden Town Bookshop di Londra, nella sua intervista rilasciata a The Guardian. “È un’autrice popolare, che continua a vendere nel tempo. Ma ora sembra che quello che abbiamo sia tutto ciò che ci resterà.”

Burke ha definito la situazione “assolutamente ridicola”, interpretandola come una forma di censura.

A difendere le conseguenze del provvedimento, invece, è intervenuta la baronessa Jacqui Smith, ex ministra dell’interno britannica, affermando pubblicamente che  “le azioni hanno conseguenze” e sottolineando il divieto imposto a Palestine Action vista la sua storia pregressa.

Palestine Action e il ricorso alla Corte Suprema

Fondata nel 2020, Palestine Action ha come missione quella di interrompere il sostegno militare britannico a Israele attraverso azioni dirette contro aziende dell’industria della difesa. Sebbene il gruppo affermi da tempo di opporsi alla violenza, alcune sue operazioni hanno provocato ingenti danni.

Nel 2024 alcuni attivisti sono entrati in uno stabilimento della società israeliana Elbit Systems, danneggiando diversi macchinari con martelli e piedi di porco. Durante questa manifestazione una poliziotta ha persino riportato una frattura alla colonna vertebrale. In seguito, nel giugno 2025, altri militanti si sono infiltrati in una base della Royal Air Force, danneggiando due aerei cisterna.

Il governo britannico ha dunque deciso di vietare l’organizzazione, accusandola di aver compiuto atti terroristici e promosso il ricorso alla violenza.

Oggi l’appartenenza o il sostegno al gruppo possono comportare pene fino a 14 anni di carcere, anche se il ministero dell’Interno ha precisato che il divieto “non limita le manifestazioni legittime a sostegno della causa palestinese”.

Queste nuove misure hanno scatenato numerose proteste durante le quali oltre 3.000 persone sono state arrestate e più di 1.200 incriminate per aver esibito cartelli con la scritta “I support Palestine Action”.

La controversia è arrivata davanti alla magistratura e, nonostante a febbraio l’Alta Corte abbia giudicato illegittima e sproporzionata la classificazione del gruppo come organizzazione terroristica, a giugno la Corte d’Appello ha ribaltato la decisione.

Il mese prossimo il caso approderà alla Corte Suprema britannica, chiamata a pronunciarsi sulla legittimità del divieto.

Nel frattempo, la vicenda Rooney ha portato le conseguenze di questa normativa direttamente nel mondo dell’editoria, trasformando la distribuzione di romanzi di successo in una questione legale e politica.