di Pietro Baragiola
Mercoledì 14 ottobre il presidente Donald Trump ha inviato un videomessaggio alla sinagoga Shaarey Zedek di Detroit, dove si è svolta la prima tappa dell’American Tour Against Hate, l’evento promosso dal responsabile della Task Force degli Stati Uniti contro l’antisemitismo Leo Terrell.
Nel messaggio preregistrato, accolto dagli applausi dei 500 ebrei presenti, Trump ha elogiato Terrell affermando che “parla a nome del Paese di quanti amano Israele e vogliono contrastare le dichiarazioni false e inesatte sull’antisemitismo”.
È importante notare che questo primo incontro, organizzato con il coinvolgimento del Dipartimento di Giustizia, si è tenuto a poche settimane dalle elezioni per il Senato, in un clima di crescente preoccupazione per la sicurezza degli ebrei americani.
“L’odio antisemita non ha posto in America” ha affermato il viceprocuratore generale Todd Blanche nel videomessaggio proiettato nel corso della serata. “Il Dipartimento di Giustizia americano resta impegnato a contrastarlo ovunque si manifesti.”
American Tour Against Hate: obiettivi e tappe
L’ “American Tour Against Hate” è nato dalla collaborazione tra il Dipartimento di Giustizia e la Zionist Organization of America, coinvolta nell’organizzazione dopo una richiesta diretta di Terrell al suo presidente nazionale Morton Klein.
Durante la serata sono stati distribuiti materiali informativi dell’FBI sulle procedure da seguire in caso di minacce, mentre una tavola rotonda con rappresentanti delle autorità locali e federali ha affrontato il tema della protezione delle istituzioni ebraiche.
Terrell ha inoltre colto l’occasione per presentare un’app attraverso la quale gli utenti potranno aderire alla lotta contro l’antisemitismo segnalando eventuali episodi discriminatori. Quest’app è associata al Combat Antisemitism Movement, ma non è stato chiarito a quali autorità verranno trasmesse le segnalazioni.
Particolare attenzione è stata dedicata anche ai costi della sicurezza, definiti da Terrell una “tassa ebraica”.
“Per poter frequentare una sinagoga o mandare i propri figli a scuola dovete pagare milioni di dollari in sicurezza aggiuntiva” ha spiegato il responsabile della Task Force contro l’antisemitismo. “Tutto questo deve finire”.
La visita in Michigan ha previsto anche incontri con studenti universitari, rappresentanti delle organizzazioni ebraiche e familiari coinvolti nell’attacco dello scorso marzo al Temple Israel. Terrell e Klein hanno inoltre programmato colloqui con i vertici della federazione ebraica di Detroit e con i rabbini della congregazione colpita.
Il tour proseguirà ora in altre 15 città degli Stati Uniti, con la partecipazione annunciata di Klein, anche se non sono ancora state rese note le date e le località dei prossimi appuntamenti.
Le divisioni nella comunità ebraica
Questa intera iniziativa ha già suscitato le critiche di alcuni esponenti ebraici progressisti del Michigan, secondo i quali l’amministrazione Trump starebbe utilizzando la lotta all’antisemitismo per rafforzare il proprio consenso politico.
“L’uso cinico dell’antisemitismo da parte di Trump come strumento per mettere a tacere i suoi oppositori mette in pericolo tutti gli ebrei” ha dichiarato il rabbino Josh Whinston del Temple Beth Emeth di Ann Arbor. “Dovremmo unirci per affrontare i problemi reali, invece di utilizzare questo tema per ottenere vantaggi politici e soffocare il dissenso”.
Anche Samantha Steckloff, deputata democratica del Michigan, ha accusato l’amministrazione di alimentare le divisioni tra le comunità, anziché favorire il dialogo.
Gli organizzatori hanno subito respinto queste contestazioni e Kobi Erez, direttore della sezione locale della ZOA, ha definito l’incontro “completamente apartitico”: “è un tour contro l’odio e non possiamo scegliere una sola parte. Dobbiamo combattere l’antisemitismo e le discriminazioni per tutti”.
La stessa Congregation Shaarey Zedek ha preso le distanze dai contenuti politici della serata, con il rabbino Aaron Starr che ha precisato come la sinagoga non sia tra gli organizzatori e Terrell ha dovuto chiarire pubblicamente che le opinioni dei relatori non rappresentavano necessariamente quelle dell’istituzione religiosa.
Tutte queste tensioni si inseriscono nella campagna elettorale per il Senato, segnata dalle controversie attorno al candidato democratico Abdul El-Sayed, critico di Israele e contestato da alcuni rappresentanti ebrei per precedenti dichiarazioni sulla sicurezza della comunità.
Il lancio dell’American Tour Against Hate ha così evidenziato una frattura nel mondo ebraico americano: da una parte chi considera l’amministrazione Trump un alleato nella lotta all’antisemitismo, dall’altra chi teme che questo impegno venga utilizzato come strumento di contrapposizione politica. Una divisione destinata a pesare anche sulle prossime elezioni, mentre la sicurezza delle comunità ebraiche resta una preoccupazione condivisa.



