Martedì 20 ottobre alle ore 18:00 a Milano, presso la Fondazione Corriere della Sera, in Sala Buzzati, viene presentato il libro Il fascismo delle cose. Oggetti e consumi nel Ventennio, pubblicato da Einaudi e scritto da Emanuela Scarpellini.
Il fascismo sugli scaffali: come gli oggetti quotidiani contribuivano a costruire il consenso
Monete, francobolli, medicine, prodotti per l’igiene e la cura del corpo. Durante il Ventennio, la politica era penetrata anche nei più disparati prodotti della vita quotidiana. Dietro questi beni apparentemente innocui si celava una strategia che andava a intrecciarsi con la nascente società dei consumi e dello spettacolo.
Attraverso un approccio storiografico originale, la studiosa indaga il ruolo svolto da questi oggetti di uso comune, nel progetto di costruzione del consenso promosso dalla dittatura fascista.
Ne emerge il volto meno evidente del regime: una sofisticata opera di persuasione diffusa, capillare e quasi impercettibile, che affiancava la propaganda più esplicita e aggressiva. Una ricerca inedita che fa luce sui meccanismi più sottili del totalitarismo mussoliniano.
Chi è Emanuela Scarpellini
È professoressa ordinaria di Storia contemporanea all’Università degli Studi di Milano e dottore di ricerca in Storia della società europea. Ha insegnato alla Stanford University e alla Georgetown University.
Fondatrice e direttrice del centro di ricerca MIC (Moda Immagine Consumi), si occupa di storia economica e culturale dei consumi, del cibo e della moda. Nel corso della sua carriera ha pubblicato oltre cento opere tra articoli e libri, tenendo conferenze in Europa, America ed Asia.
Emanuela Scarpellini, Il fascismo delle cose. Oggetti e consumi nel Ventennio, Einaudi, pp. 400, euro 29,00
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