di Nathan Greppi
Esce oggi, 16 ottobre 2026, per Lindau, «Il pozzo di Miriam», il romanzo distopico di Daniela Santus, collaboratrice de Il Foglio. Un’opera che osserva il presente per mettere in guardia il lettore sulle minacce che incombono sul futuro
Un popolo non può vivere senza conservare la memoria del proprio passato. Perché quando non ha memoria, permette ad altri di riscrivere il passato per plasmare il futuro.
Questo sembra essere il pensiero che ha spinto Daniela Santus, docente di Geografia Culturale all’Università di Torino e collaboratrice del quotidiano Il Foglio, a scrivere il romanzo distopico Il pozzo di Miriam.
Ambientato nel 2057, in un futuro post-apocalittico dove la maggior parte dei fiumi e dei laghi sono spariti, il romanzo vede due protagonisti: la prima, Terennik Weiss, è una fisica che lavora come ricercatrice universitaria a Ulm, in Germania; il secondo, Johan Müller, è un vecchio amore adolescenziale di Terennik che si è trasferito per lavoro a Salt Lake City, nello Utah. La loro routine si spezza quando lei ritrova una vecchia mappa nascosta da Johan anni prima, e che darà il via ad una ricerca della verità sui disastri che hanno portato il mondo alla rovina.
Nel romanzo, il vecchio ordine mondiale è crollato, e gli Stati-nazione sono spariti, lasciando il posto ad una divisione del mondo in due aree governate da “sistemi” distinti, il Directorate e il Covenant. Una ripartizione che ricorda quella tra Oceania, Eurasia ed Estasia che compare in 1984 di George Orwell, e che è stata compiuta sulla base non della comunanza etnica, religiosa o linguistica, ma della gestione delle reti idriche ed elettriche, fondamentali per sopravvivere in un mondo sull’orlo del collasso.
I giovani non ricordano più chi fossero il popolo ebraico o Israele, la cui memoria è stata cancellata dalla storiografia ufficiale, ma i più anziani continuano ad accusare gli ebrei di essere la causa dei problemi del mondo. Si è cercato di sterminarli e insabbiare tutto, perché come dice uno dei personaggi secondari, il Professor Berg, “la memoria è più forte delle bombe”.
Il forte sentimento no-vax sobillato dai media di regime è una metafora dell’odio verso gli israeliani di oggi. E per gli scienziati viene usata l’espressione “nemici del popolo”, ripresa da Lenin. Numerosi manifestanti gridano “fuori gli scienziati dalle università”, con gli scienziati come metafora di israeliani e sionisti che i collettivi hanno cercato di cacciare via dagli atenei dopo il 7 ottobre.
Come tutti i migliori romanzi distopici, anche quello della Santus osserva il presente per mettere in guardia il lettore sulle minacce che incombono sul futuro. Un futuro che si spera di cambiare, prima che sia troppo tardi.
Daniela Santus, Il pozzo di Miriam. Una distopia geopolitica, Lindau, pp. 416, 24,00 €.



