di Anna Balestrieri
A quasi tre anni dall’attacco del 7 ottobre 2023, la caccia agli uomini coinvolti nei rapimenti degli ostaggi israeliani continua. Domenica 27 settembre l’esercito israeliano e lo Shin Bet hanno annunciato l’uccisione di Saher Nidal Latfi Sakr, identificato come uno degli uomini che rapirono Noa Argamani e il suo compagno Avinatan Or dal festival Nova. Secondo l’IDF, Sakr era affiliato a organizzazioni jihadiste attive nella Striscia di Gaza e durante la guerra avrebbe inoltre fornito armi ad Hamas e contribuito alla preparazione di attacchi contro militari e civili israeliani.
Il suo nome era già legato a una delle immagini più riconoscibili del 7 ottobre: Argamani e Or vengono portati via su una motocicletta mentre lei tende le braccia verso il compagno. Argamani sarebbe rimasta prigioniera per 246 giorni, fino al salvataggio dell’8 giugno 2024, mentre Or è stato liberato nell’ottobre 2025.
Il rapimento di Noa
Le immagini del rapimento trasformarono rapidamente Noa Argamani in uno dei volti più conosciuti della crisi degli ostaggi. La giovane era al festival musicale Supernova, vicino al confine con Gaza, quando fu catturata insieme ad Avinatan Or.
Secondo quanto comunicato dalle autorità israeliane, Sakr è stato identificato attraverso le immagini del rapimento e successivamente localizzato nella Striscia. L’IDF sostiene inoltre che l’uomo avesse continuato a rappresentare una minaccia anche dopo il 7 ottobre, partecipando alla fornitura di armi e alla preparazione di nuovi attacchi. Queste informazioni provengono dalle autorità israeliane e non sono state presentate dal Jerusalem Post come risultati di un’indagine indipendente.
Non è l’unico responsabile dei rapimenti
Nello stesso giorno le autorità israeliane hanno annunciato anche l’uccisione di Muhammad Hamad Muhammad Gabain, comandante dell’ala militare di Hamas, indicato come coinvolto nella detenzione di nove ostaggi catturati il 7 ottobre: Ziv e Gali Berman, Eitan Mor, Liri Albag, Agam Berger, Matan Angrest, Omri Miran, Keith Siegel e Alon Ohel. Secondo l’IDF, Gabain è stato ucciso in un attacco nel nord della Striscia di Gaza martedì.
La notizia arriva dopo altre operazioni contro persone accusate di aver partecipato ai rapimenti. A luglio, per esempio, le forze israeliane avevano annunciato l’uccisione di Ahmed Hussein Mohammed Kafina, comandante delle Brigate Mujahideen, anch’egli indicato come coinvolto nel rapimento di Argamani e Or.
La vicenda mostra così come, mentre la questione degli ostaggi è entrata in una nuova fase, le operazioni israeliane continuino a concentrarsi anche sugli uomini identificati come responsabili delle catture del 7 ottobre.
Una memoria ancora presente
Il caso di Argamani ha però una particolarità: il rapimento fu documentato quasi in tempo reale e quelle immagini sono diventate una delle rappresentazioni visive più riconoscibili del 7 ottobre. La notizia della morte di Sakr riporta quindi alla superficie una vicenda che per milioni di persone era rimasta legata proprio a quelle immagini.
Il percorso dei due ostaggi ha inoltre seguito due tempi completamente diversi. Argamani è stata liberata nel giugno 2024 durante l’operazione Arnon, insieme ad Andrey Kozlov, Almog Meir Jan e Shlomi Ziv. Or è invece rimasto a Gaza fino all’ottobre 2025, quando è stato liberato nell’ambito dell’accordo per Gaza mediato dagli Stati Uniti.
A quasi tre anni dal 7 ottobre, dunque, la storia dei rapimenti non si è conclusa con la liberazione degli ostaggi: per Israele continua anche attraverso la ricerca e l’eliminazione degli uomini che le autorità identificano come responsabili delle loro catture.



