Uno studio svela i pregiudizi antisraeliani del New York Times

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di Nathan Greppi
La copertura spesso ometteva perdite militari israeliane, perdite terroristiche di Hamas e la violenza palestinese dopo l’attacco del 7 ottobre, mentre spesso riportava la sofferenza dei palestinesi. Secondo lo studio di Pinker, Israele è stato rappresentato come “l’unico aggressore” dopo l’attacco di Hamas e “apparentemente non ha alcun costo nel condurre la guerra se non la perdita di sostegno internazionale e simpatia pubblica”, mentre “i palestinesi vengono rappresentati come vittime passive la cui sofferenza cresce ogni giorno mentre vengono attaccati senza sosta dall’esercito israeliano”.

La rivista accademica in lingua inglese Studies in Conflict & Terrorism ha recentemente pubblicato uno studio che riporta i dati sulla parzialità con la quale il New York Times ha coperto la guerra tra Israele e Hamas.

Lo studio è stato condotto da Edieal Pinker, docente presso la Yale School of Management, il quale secondo il Times of Israel ha accusato il quotidiano di aver messo in secondo piano le perdite israeliane dal 7 ottobre 2023 in poi e di aver minimizzato la violenza portata avanti dai palestinesi.

Lo studio ha analizzato circa 1.559 articoli sul conflitto apparsi sul New York Times dal 7 ottobre 2023 al 7 giugno 2024. Sostiene che la copertura del giornale “ha attribuito un operato e una responsabilità quasi esclusive a Israele mentre ha ridotto il ruolo di Hamas nel sostenere il conflitto”.

La copertura spesso ometteva perdite militari israeliane, perdite terroristiche di Hamas e la violenza palestinese dopo l’attacco del 7 ottobre, mentre spesso riportava la sofferenza dei palestinesi. Secondo lo studio di Pinker, Israele è stato rappresentato come “l’unico aggressore” dopo l’attacco di Hamas e “apparentemente non ha alcun costo nel condurre la guerra se non la perdita di sostegno internazionale e simpatia pubblica”, mentre “i palestinesi vengono rappresentati come vittime passive la cui sofferenza cresce ogni giorno mentre vengono attaccati senza sosta dall’esercito israeliano”.

In precedenza, già nel febbraio 2025 era uscito un primo studio di Pinker sulla narrazione di parte del New York Times, il quale aveva risposto dichiarando di aver “coperto questa guerra con più rigore di praticamente qualsiasi altra testata giornalistica statunitense, riportando il conflitto da ogni angolazione”. Ora lo studio ha ricevuto anche l’approvazione di una rivista peer-review, il che gli conferisce maggiore credibilità.