di Anna Balestrieri
Neta Heiman Mina, figlia di Ditza Heiman, israeliana di 84 anni rapita durante l’attacco del 7 ottobre 2023 e tenuta ostaggio per 53 giorni a Gaza da un insegnante dell’UNRWA, si è rivolta alle Nazioni Unite durante una sessione dedicata all’educazione e alla formazione sui diritti umani.
«Come può l’ONU affidare l’educazione della prossima generazione di Gaza a una persona coinvolta nella detenzione di un’anziana donna?». È la domanda rivolta alle Nazioni Unite da Neta Heiman Mina, intervenuta il 15 settembre a Ginevra durante la 63ª sessione del Consiglio per i diritti umani.
La donna è la figlia di Ditza Heiman, israeliana che aveva 84 anni quando fu rapita durante l’attacco del 7 ottobre 2023. Sua madre rimase prigioniera a Gaza per 53 giorni e, secondo il racconto della figlia, per 48 di questi sarebbe stata trattenuta nell’attico di un insegnante legato all’UNRWA.
L’intervento, durato circa un minuto e mezzo, è stato pronunciato da Mina anche in rappresentanza di UN Watch e dell’organizzazione internazionale Ingénieurs du Monde. Al centro della sua denuncia c’è il rapporto tra l’agenzia delle Nazioni Unite per i rifugiati palestinesi e Hamas.
L’accusa: un insegnante tra i carcerieri
Secondo quanto riferito da Mina, l’uomo identificato come Abed avrebbe tenuto Ditza Heiman nascosta nel proprio attico in condizioni estremamente difficili e con pochissimo cibo.
La denuncia assume un significato particolare perché l’uomo sarebbe stato un insegnante dell’UNRWA, l’agenzia delle Nazioni Unite che dal 1949 fornisce servizi umanitari, educativi e assistenziali ai rifugiati palestinesi e alle loro famiglie.
Mina ha sottolineato che quello della madre non sarebbe stato un caso isolato. Nel suo intervento ha citato altri dipendenti dell’agenzia che, secondo le accuse rivolte all’UNRWA, avrebbero avuto legami con Hamas o con le operazioni del 7 ottobre.
Tra i nomi evocati c’è quello di Suhail al-Hindi, che secondo Mina avrebbe avuto un ruolo nella supervisione di circa 8.000 insegnanti a Gaza pur essendo, secondo la sua accusa, membro di Hamas.
Il nodo più ampio: scuola, aiuti e organizzazioni armate
La vicenda riporta al centro una questione che accompagna da anni il dibattito internazionale sull’UNRWA: quanto sia possibile separare le sue attività umanitarie ed educative dalle strutture politiche e militari presenti nella società palestinese.
L’agenzia opera principalmente nella Striscia di Gaza e in Cisgiordania, oltre che in Giordania, Libano e Siria. La sua missione comprende programmi educativi e assistenziali destinati alla popolazione palestinese.
Il problema dei possibili legami tra alcuni dipendenti e gruppi armati è però diventato particolarmente acuto dopo il 7 ottobre. Nel 2024 emerse l’accusa che alcuni membri dello staff UNRWA avessero partecipato all’attacco contro Israele. La vicenda portò 17 Paesi donatori a sospendere temporaneamente circa 450 milioni di dollari di finanziamenti all’agenzia, dando origine a una profonda crisi di fiducia tra l’UNRWA e alcuni dei suoi principali finanziatori.
La revisione Colonna e la promessa di riforma
Per rispondere alle contestazioni, il segretario generale dell’ONU António Guterres aveva commissionato all’inizio del 2024 una revisione indipendente guidata dall’ex ministra degli Esteri francese Catherine Colonna.
Il gruppo di esperti formulò 50 raccomandazioni destinate a rafforzare la neutralità dell’agenzia, i suoi meccanismi di controllo e le procedure interne.
Da allora UNRWA ha sostenuto di aver completato 41 delle 50 riforme indicate.
Ma è proprio su questo dato che si concentra la nuova critica di UN Watch.
«Ha corretto da sola i propri compiti»
In un rapporto pubblicato alla vigilia dell’intervento di Mina al Consiglio per i diritti umani, l’organizzazione sostiene che il bilancio presentato dall’UNRWA sia eccessivamente ottimistico.
L’indagine, intitolata Report Card on UNRWA Reform, ha esaminato una per una le 50 raccomandazioni della revisione Colonna. Secondo UN Watch, soltanto 13 sarebbero state effettivamente attuate nella forma richiesta, mentre per le altre l’agenzia avrebbe spesso considerato sufficiente l’introduzione di nuove procedure o documenti amministrativi.
Il direttore esecutivo di UN Watch, Hillel Neuer, ha sintetizzato la contestazione sostenendo che l’UNRWA avrebbe sostanzialmente «corretto da sola i propri compiti». La critica dell’organizzazione è che l’adozione formale di una nuova politica non dimostri necessariamente che quella politica venga applicata nella pratica.
Si tratta, tuttavia, di una valutazione di UN Watch sul grado di attuazione delle riforme, che va distinta dal bilancio ufficiale dell’UNRWA, secondo cui 41 delle 50 raccomandazioni sono state completate.
I diritti umani e il paradosso dell’educazione
La scelta di portare la questione davanti al Consiglio per i diritti umani ha inoltre un valore simbolico.
La sessione di Ginevra era dedicata all’educazione e alla formazione sui diritti umani, in occasione dell’anniversario della Dichiarazione delle Nazioni Unite sull’educazione e la formazione ai diritti umani.
È proprio il principio dell’educazione come strumento di prevenzione delle violazioni a rendere particolarmente delicata la denuncia di Mina.
Se le accuse nei confronti di singoli dipendenti dell’UNRWA fossero confermate nei casi specifici, emergerebbe infatti una contraddizione profonda tra la funzione educativa dell’agenzia e il coinvolgimento di suoi operatori in attività incompatibili con la neutralità richiesta alle organizzazioni umanitarie.
Una questione che resta aperta
Il caso di Ditza Heiman porta dunque la discussione su UNRWA fuori dalle statistiche e dai documenti amministrativi, riportandola alla storia concreta di una persona rapita il 7 ottobre e trattenuta per settimane a Gaza.
La domanda posta dalla figlia non riguarda soltanto ciò che l’UNRWA ha cambiato sulla carta, ma quanto efficacemente riesca a impedire che le proprie strutture vengano utilizzate da persone coinvolte nelle attività di Hamas o di altre organizzazioni armate.
È su questo terreno — tra assistenza umanitaria, educazione, neutralità e sicurezza — che si gioca una parte importante del futuro dell’agenzia. E la distanza tra i 41 cambiamenti dichiarati dall’UNRWA e i 13 che UN Watch considera realmente completati mostra quanto il giudizio sulla riforma rimanga, ancora oggi, profondamente controverso.



