Immagine di vidoe di Nova Lcetio su gaza

L’ascesa dei nuovi media e l’immagine d’Israele

Italia

di Nathan Greppi
Il conflitto israelo-palestinese sui podcast, canali YouTube e piattaforme social: sebbene molte piattaforme l’abbiano raccontato in maniera edulcorata e superficiale, talvolta sono presenti anche analisti che invece cercano di spiegare in maniera equilibrata la situazione, in un clima più tranquillo rispetto ai talk show televisivi dove prevalgono le urla.

Negli ultimi anni, anche in Italia come nel resto del mondo è cresciuto tutto un filone di podcast, canali YouTube e piattaforme social che si occupano di approfondire temi impegnativi: dalla storia alla geopolitica, dalla difesa alle relazioni internazionali. Da queste piattaforme attingono le loro conoscenze soprattutto quelle giovani generazioni che non si informano più sui media tradizionali.

In mezzo a tutto questo, non può certo mancare il conflitto israelo-palestinese, soprattutto dopo il 7 ottobre 2023. E sebbene molte piattaforme l’abbiano raccontato in maniera edulcorata e superficiale, talvolta sono presenti anche analisti che invece cercano di spiegare in maniera equilibrata la situazione, in un clima più tranquillo rispetto ai talk show televisivi dove prevalgono le urla.

Il caso Ivan Grieco

Ivan Grieco

All’ultimo 25 aprile, il corteo della Brigata Ebraica non è stato l’unico bersaglio degli estremisti. A Roma, il segretario dei Radicali Italiani Matteo Hallissey e lo youtuber Ivan Grieco sono stati aggrediti con lo spray al peperoncino da militanti del collettivo di estrema sinistra Cambiare Rotta. Un anno prima, sempre Grieco era stato allontanato da una manifestazione propal per aver portato la bandiera ucraina oltre a quella palestinese.

Nonostante sia stato spesso contestato o aggredito fisicamente dai filopalestinesi, Grieco ha in più occasioni dimostrato di avere posizioni simili alle loro su Israele, e talvolta di aperta ostilità anche nei confronti degli ebrei.

Nell’estate 2025, in un video ha attaccato l’avvocato e youtuber Francesco Catania che aveva posizioni diverse dalle sue affermando: “Mi risulta che l’avvocato Catania, insieme a Mentana, Mieli ed altri, siano ebrei. Dunque, sulla questione Palestina, la loro opinione non vale un cazzo”. In seguito, Grieco si è scusato con Catania, che tra l’altro non è nemmeno ebreo. Interpellato da Mosaico per un chiarimento, dichiara che “l’episodio con Catania è stato decontestualizzato e strumentalizzato. E guarda caso io non ho mai ricevuto alcuna querela nonostante le minacce”.

In un video del giugno 2026 sul suo canale YouTube La Miniera, che mentre scriviamo conta più di 220.000 iscritti, ha equiparato la Russia di Putin a Israele, asserendo che vi fosse una certa ipocrisia nel fatto che Mosca è colpita dalle sanzioni internazionali e Israele no.

Nello stesso video, era ospite Pina Picierno, vicepresidente del Parlamento Europeo, la quale ha respinto questo paragone affermando che “ci sono differenze profonde tra la Russia e Israele. La Russia è un Paese nel quale non esiste una stampa libera. In Israele esiste una stampa libera. Pensa a Haaretz, che è uno dei giornali più critici verso Netanyahu, parla di quello di Netanyahu come di un governo mafioso. In Russia i giornalisti liberi li ammazzano, vengono assassinati”.

Mosaico ha parlato con il co-conduttore de La Miniera, Alfonso Maria Gallo, il quale alla domanda sul perché Grieco la pensi come i propal su Israele nonostante lo abbiano aggredito, risponde che “non la reputo una contraddizione. Noi cerchiamo di essere al di sopra delle polarizzazioni: condanniamo inequivocabilmente il 7 ottobre, e pensiamo che Hamas sia un’organizzazione fascista e terrorista. Ma al tempo stesso, riteniamo che il rispetto del diritto internazionale e dei diritti umani vada preteso tanto dai nemici quanto dai nostri alleati, come Israele, di cui condanniamo l’operato. Il fatto che Netanyahu sia un leader eletto democraticamente non gli dà il diritto di fare quello che vuole”.

I podcast di Fedez

Fedez e Mr. Marra, conduttori di Pulp Podcast

Grieco ha collaborato anche con Pulp Podcast, co-fondato nel novembre 2024 dal rapper Fedez e che conta oltre 370.000 iscritti su YouTube. Anche qui riemerge la stessa contraddizione: da un lato hanno condotto un’approfondita inchiesta sulla propaganda filorussa del Fatto Quotidiano e di Alessandro Di Battista, ma dall’altro lato hanno spesso dato prova di pensarla come loro su Israele, ad esempio veicolando l’accusa di genocidio.

Prima di Pulp Podcast, Fedez è stato co-conduttore del podcast Muschio Selvaggio dal 2020 al 2024. In una delle prime puntate, hanno ospitato l’ufologo Mauro Biglino, autore di saggi secondo cui il Tanakh è stato scritto dagli alieni.

Quando hanno trattato il conflitto israelo-palestinese, i conduttori del Muschio Selvaggio lo hanno fatto con una finta equidistanza. Il 7 ottobre 2024, a un anno esatto dai massacri compiuti da Hamas, hanno scelto come ospite ebreo il giornalista Gad Lerner, assai critico verso Israele e che ha recentemente accusato di “degenerazione squadristica” una parte degli ebrei italiani, e come ospite di origine palestinese l’influencer Karem Rohana. Tre mesi dopo, Rohana ha attaccato Lerner ribattezzandolo in un tweet “Gad Vermer”, ritenendolo “colpevole” di aver riconosciuto gli stupri sulle donne israeliane nel suo libro su Gaza.

Le analisi di Parabellum

Mirko Campochiari

Più incentrato sugli approfondimenti in ambito militare è il canale YouTube da oltre 150.000 iscritti Parabellum, condotto dall’analista Mirko Campochiari che collabora con le riviste di geopolitica Limes e Domino. Spesso gli ospiti delle sue dirette hanno posizioni bipartisan, oscillando da quelle più vicine a Israele del giornalista Daniele Moro a quelle più critiche del generale Paolo Capitini.

Tuttavia, ai primi di luglio Campochiari è stato al centro di una controversia per aver detto al podcast Il Bazar Atomico: “Il 7 ottobre 2023, alle 6 del mattino, un contatto del Mossad mi ha chiamato e mi ha detto: ‘Sta per succedere qualcosa di grosso, non ci fanno pattugliare le strade’. Forse i servizi segreti israeliani sapevano che Hamas avrebbe attaccato e li hanno lasciati fare”.

Sui social in molti hanno fatto notare che il Mossad, essendo il servizio di intelligence per gli affari esteri, non si occupa di pattugliare i confini. Inoltre, l’intervento non sembrava tenere conto del fuso orario; le 6 in Italia corrispondono alle 7 in Israele, quando l’attacco di Hamas era già in corso.

Interpellato da Mosaico per un chiarimento, Campochiari spiega che nel post del Bazar Atomico non si tiene conto di ciò che ha detto in mezzo alle due frasi, smentendo di aver insinuato che i servizi di sicurezza abbiano permesso l’attacco intenzionalmente: “Anche alle 7 israeliane i giornali non avevano piena consapevolezza di quello che stava succedendo, e per stessa ammissione dei comandi israeliani alle 9 erano a conoscenza solo del 40% dell’accaduto. Quando il mio contatto mi ha mandato un audio per informarmi, un ex-militare in pensione, all’inizio non diedi molto peso al discorso del pattugliamento”.

Aggiunge che “non credo in un complotto per cui sapevano e non hanno agito. Infatti, nell’intervista ho citato l’esempio di Pearl Harbor, quando gli americani sapevano dell’attacco in anticipo ma i dati raccolti dagli analisti e dai crittografi non erano arrivati in tempo dal basso ai superiori. Prima del 7 ottobre l’esercito e il governo non sempre erano coordinati, non dimentichiamo che molti riservisti protestavano contro la riforma giudiziaria di Netanyahu”.

Gaza secondo Nova Lectio

Una narrazione assai di parte si può trovare su Nova Lectio (nella foto in alto un’immagine), canale YouTube di divulgazione storica e geopolitica con oltre un milione e mezzo di iscritti. In un video del novembre 2024, il conduttore Simone Guida e la sua squadra sostengono di essere entrati a Gaza. In realtà, secondo il canale Visualrevolver il video è frutto delle riprese di un filmaker palestinese residente a Gaza, Yasser Ibrahim Abu Wazna. Nel video si dice poco o niente del 7 ottobre, degli ostaggi israeliani o della repressione del dissenso interno da parte di Hamas. Così come non si parla del furto di aiuti umanitari da parte di Hamas, confermato di recente anche dall’ONU.

In un altro video del febbraio 2025, Nova Lectio ha parlato delle scuole di Gaza durante la guerra. Tuttavia, come ha fatto notare il canale Social Evolution (nonostante anche questo abbia tendenze filopalestinesi), si tratta di una rappresentazione edulcorata e che non accenna mai all’indottrinamento e all’istigazione al terrorismo dei bambini gazawi da parte di Hamas.

Le inchieste di Esperia

Gino Zavalani

Una piattaforma social in controtendenza rispetto a quelle citate finora è Esperia Italia. Fondata nel maggio 2025 da Gino Zavalani e Pietro Dettori, i cui follower sono più di 200.000 su Facebook e oltre 160.000 su Instagram, ha spesso spiegato le ragioni d’Israele.

Attraverso le loro inchieste, quelli di Esperia hanno spesso smascherato l’ipocrisia dei propal. Hanno rivelato come la portavoce italiana della Global Sumud Flotilla, Maria Elena Delia, nel 2023 ha esultato sui social per la morte di Silvio Berlusconi (a parte aver giustificato il 7 ottobre, che “ha costretto il mondo a guardare in faccia la brutalità rappresentata dall’occupazione israeliana e ha gettato le basi per la possibilità di un nuovo internazionalismo”, come ha detto in un evento a Sassari).

Inoltre, hanno smascherato l’incoerenza dell’influencer di estrema sinistra Raffaele Giuliani, sostenitore del boicottaggio d’Israele ma che ha accettato di diventare testimonial della Lavazza nonostante sia sulla lista nera del BDS. E quando si è votata in Senato la legge contro l’antisemitismo, hanno denunciato l’ipocrisia di quella parte dell’opposizione che non l’ha votata, così come hanno denunciato il silenzio che spesso circonda gli stupri sulle donne israeliane.

Tuttavia, anche tra i loro collaboratori c’è chi ha fatto allusioni complottiste sugli ebrei, ad esempio strumentalizzando lo scandalo Epstein. Uno dei loro analisti, Davide Montingelli, nel febbraio 2026 ha scritto su Instagram: “C’è gente in Italia che non sa niente di Epstein in questo momento. Questa è una delle loro vittorie. […] Bravi, Epstein vi avrebbe detto che siete proprio dei bravi Goyim”.

Conclusioni

Daniele Moro interviene a La Miniera (screenshot)

 

Daniele Moro, ospite ricorrente sia su La Miniera sia su Parabellum, commenta così questo fenomeno: “La mia generazione (classe 1951, ndr) è nata sui vecchi media: carta stampata, tv e radio. I nuovi media mi invitano da circa due anni. Anche quando vengo criticato, per esempio su La Miniera o su Parabellum, i commenti sono quasi sempre costruttivi. I conduttori che mi ospitano sono sempre molto cortesi e pronti al confronto, e mi lasciano esporre tesi che spesso non condividono”.

Aggiunge che i followers sono “generalmente molto giovani, attenti alla geopolitica. Quando parlo di Medio Oriente, per esempio, se mi criticano lo fanno senza insultare. Basta leggere le centinaia di commenti sotto ogni puntata per capire che i più giovani sono molto meno schierati della mia generazione, che era ed è pazzescamente ideologica. Ne esce una parte di opinione pubblica che sfugge ai fanatici ‘dal fiume al mare’ che hanno impestato anche l’Italia con i loro cortei, e che in realtà volevano la distruzione di Israele”.