Ebrei di strada: Rosa Luxemburg, un’ebrea comunista e libertaria

Personaggi e Storie

di Ester Moscati

A Milano è stata dedicata, già da qualche decennio, una via a “Rosa Luxemburg, scrittrice”, situata nella periferia nord-est della città, vicino al quartiere di Niguarda, accanto alla massicciata della ferrovia. Una periferia rumorosa e dinamica, popolare e trafficata, che forse le sarebbe piaciuta, così lontana dalla sua città, Zamość (Polonia), all’epoca sotto il controllo dell’Impero russo.

Lì nacque nel 1871 da una colta famiglia ebraica di estrazione borghese, ultimogenita dei cinque figli di Eliasz Luksemburg, commerciante di legname, e di Line Löwenstein, amante delle lettere e della musica. La famiglia di Rosa non era di madrelingua yiddish, bensì polacca, e parlavano anche il tedesco e il russo, all’epoca lingua ufficiale dello Stato. Tuttavia, pur non rinnegando mai la propria origine, non fu un’ebrea praticante ma si dedicò interamente all’internazionalismo e al movimento operaio.

Il suo pensiero politico si concentrava sull’emancipazione universale delle classi lavoratrici, al di là di qualsiasi appartenenza etnica o religiosa. Filosofa, economista, politica e militante, Róża Luksemburg, rimase fiera sostenitrice del socialismo rivoluzionario e libertario, contro il centralismo “democratico” di Lenin. Fondò, con Karl Liebknecht, la Lega Spartachista e, nel 1919, durante un’insurrezione armata contro l’appena costituitasi Repubblica di Weimar, lei e lo stesso Liebknecht persero la vita.

A proposito della Russia sovietica scrisse: “La libertà, riservata ai partigiani del governo, ai soli membri di un unico partito – siano pure numerosi quanto si vuole – non è libertà. La libertà è sempre soltanto la libertà di chi pensa diversamente. Non per fanatismo per la ‘giustizia’, ma perché tutto quanto vi è di istruttivo, di salutare, di purificatore nella libertà politica dipende da questo modo di essere, e perde la sua efficacia quando la ‘libertà’ diventa privilegio”.

Dal lato opposto della massicciata ferroviaria, sorge il Museo botanico dedicato a Aurelia Josz, un’altra grande donna, un’altra storia da raccontare.