di Nina Deutsch
Il ct dell’Egitto riporta il conflitto israelo-palestinese al centro del Mondiale con un lungo intervento prima degli ottavi. Dopo l’eliminazione contro l’Argentina, la provocazione di un tifoso con la bandiera di Israele scatena la rabbiosa reazione del tecnico e riaccende il dibattito sui messaggi politici durante il torneo.
Alla vigilia della sfida degli ottavi di finale del Mondiale contro l’Argentina, giocata martedì 7 luglio ad Atlanta, Hossam Hassan, commissario tecnico dell’Egitto, ha interrotto il filo della conferenza stampa per affrontare un tema ben diverso dal calcio. Per diversi minuti il tecnico ha parlato della guerra nella Striscia di Gaza, trasformando l’appuntamento con i giornalisti in un appello umanitario.
«Se una persona, in qualsiasi parte del mondo, non prova compassione per il popolo palestinese, allora ha perso parte della sua umanità», ha dichiarato davanti ai cronisti ad Atlanta. «Sono prima di tutto un essere umano. Il mio messaggio, attraverso il calcio, è che tutti abbiano il diritto di vivere in pace».
Il commissario tecnico egiziano ha parlato di una tragedia che, a suo giudizio, rappresenta «una vergogna per il mondo intero», invitando la comunità internazionale e il mondo dello sport a non restare indifferenti di fronte alle sofferenze della popolazione palestinese. Nel suo intervento, ha anche sostenuto che «centinaia di migliaia di persone sono state uccise», un’affermazione che non trova riscontro nelle stime diffuse dalle principali organizzazioni internazionali e nelle rilevazioni finora disponibili sul conflitto.
La bandiera palestinese e il dibattito sul regolamento FIFA

Le parole del ct arrivavano pochi giorni dopo un altro gesto destinato a far discutere. Al termine della vittoria contro l’Australia nei sedicesimi di finale, Hassan aveva festeggiato la qualificazione sventolando una bandiera palestinese sul terreno di gioco, immagine diventata rapidamente virale sui social.
L’episodio ha riacceso il dibattito sull’applicazione dei regolamenti FIFA. Le norme della federazione vietano infatti a calciatori e componenti delle squadre di esibire durante le competizioni ufficiali messaggi, slogan o simboli di carattere politico, religioso o personale. Il tema era già emerso ai Mondiali del Qatar nel 2022, quando la FIFA impedì ad alcune nazionali europee di utilizzare la fascia «One Love». Resta invece meno definito il perimetro delle dichiarazioni rilasciate durante le conferenze stampa ufficiali.
La bandiera di Israele e la reazione di Hassan
La vicenda ha avuto un nuovo capitolo dopo la sconfitta dell’Egitto contro l’Argentina, che ha sancito l’eliminazione della nazionale africana dal Mondiale.
Al termine della partita, un tifoso argentino ha sventolato una bandiera di Israele in direzione di Hossam Hassan. Il tecnico, già visibilmente provato dall’eliminazione e adirato anche per alcune decisioni arbitrali contestate durante l’incontro, ha reagito con rabbia rivolgendosi verso la tribuna da cui proveniva la provocazione. Secondo diversi osservatori, il gesto del tifoso sarebbe stato una risposta simbolica alla bandiera palestinese esibita dallo stesso Hassan dopo la vittoria sull’Australia.
Nei momenti successivi, Hassan ha avuto anche un acceso confronto con un fotografo presente a bordo campo mentre documentava quanto stava accadendo.
Egypt’s coach Hossam Hassan spits on Argentina fans after they waved an Israeli flag in front of him 😭 pic.twitter.com/stjJ3yTbSb
— BrickCenter (@BrickCenter_) July 7, 2026
Le accuse provenienti da Israele
Le prese di posizione di Hassan hanno suscitato reazioni anche fuori dal campo. L’ex comandante delle Forze di Difesa Israeliane, Rafael Dahan, ha criticato duramente la Federazione calcistica egiziana, accusandola sui social di diffondere contenuti ostili nei confronti di ebrei e cristiani.
Dahan ha citato un video intitolato Il segreto della vittoria, sostenendo che attribuirebbe il successo sportivo anche alla recitazione di passi del Corano contenenti riferimenti a cristiani ed ebrei. Si tratta di accuse formulate dall’ex ufficiale israeliano che, al momento, non risultano corroborate da verifiche indipendenti né da prese di posizione ufficiali della FIFA. Dahan ha inoltre sostenuto che la minoranza copta sarebbe sottorappresentata nella nazionale egiziana, chiedendosi pubblicamente perché la federazione internazionale non intervenga.



