di Malka Letwin
Il rapper palestinese aveva ringraziato dal palco i «fratelli marocchini» per le aggressioni ai tifosi del Maccabi Tel Aviv ad Amsterdam, episodi definiti da molti come una «caccia agli ebrei». (Saint Levant, screenshot rielaborato da video Instagram. Utilizzato ai sensi della clausola di esonero di responsabilità sul copyright).
La decisione di Prada di nominare il rapper palestinese Saint Levant nuovo ambasciatore del celebre marchio di moda italiano ha suscitato forti reazioni nel mondo ebraico e non solo. Al centro delle polemiche non ci sono soltanto le posizioni politiche dell’artista, ma soprattutto alcune sue dichiarazioni pronunciate dopo le violenze che hanno interessato i tifosi del Maccabi Tel Aviv ad Amsterdam nel novembre 2024. A riportare la notizia è il Jewish Chronicle.
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Le parole sugli scontri di Amsterdam
In un video circolato nelle ultime settimane, Saint Levant appare sul palco durante un concerto mentre rivolge un ringraziamento ai «fratelli marocchini» per quanto accaduto ad Amsterdam pochi giorni prima, alludendo alle aggressioni subite dai tifosi di calcio israeliani.
«Un piccolo saluto ai nostri fratelli marocchini per quello che hanno fatto l’altro giorno», aveva affermato il rapper sorridendo dal palco. «Non è la prima volta che arrivano in una terra che non è la loro e combinano casini, quindi grazie per aver sistemato la faccenda», dice, riferendosi agli israeliani vittime di violenza da parte dei manifestanti propalestinesi, quest’ultimi proprio coloro che avrebbero risolto la situazione.
LA-based Palestinian rapper Marwan Abdelhamid also known as “Saint Levant” thanks his Moroccan brothers for what they did “that other day” in Amsterdam. pic.twitter.com/Imn62oRJl2
— Visegrád 24 (@visegrad24) November 16, 2024
Gli episodi avvenuti nella capitale olandese avevano suscitato vasta indignazione internazionale. Sebbene alcuni tifosi del Maccabi siano stati accusati di cori anti-arabi e di alcuni episodi di violenza, le indagini delle autorità olandesi hanno evidenziato come i sostenitori israeliani siano stati prevalentemente vittime di aggressioni organizzate da gruppi propalestinesi in cerca di scontro.
Secondo quanto riferito dall’ambasciata israeliana, centinaia di tifosi del Maccabi sono stati aggrediti quella sera. Quegli eventi sono stati descritti come una vera e propria «caccia agli ebrei» nel cuore dell’Europa. E lo è stata.
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La scelta di Prada e le reazioni
La settimana scorsa Prada ha annunciato ufficialmente la nomina di Saint Levant, all’anagrafe Marwan Abdelhamid, come nuovo ambasciatore del marchio. In un video pubblicato sui social, il rapper appare alla sfilata della collezione uomo primavera-estate 2027 presso la Fondazione Prada di Milano, indossando alcuni capi della casa di abbigliamento di lusso.
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Nel filmato l’artista porta inoltre un ciondolo raffigurante la Palestina precedente al 1948, simbolo che in diversi hanno interpretato come una negazione dell’esistenza dello Stato di Israele.
Tra le voci critiche c’è quella dello scrittore israeliano Hen Mazzig. Secondo cui il messaggio trasmesso da quel simbolo equivale a una cancellazione della presenza israeliana sulla mappa del Medio Oriente: «Se un israeliano, o qualsiasi ebreo, indossasse un ciondolo che includesse Gaza, lo sdegno sarebbe immediato. Ma la cancellazione Israele viene celebrata con una campagna di lusso».
Saint Levant, nato a Gerusalemme e cresciuto a Gaza, è noto per il suo attivismo a favore della causa palestinese. Durante la sua esibizione al festival Coachella nel 2024 aveva definito la guerra nella Striscia un «genocidio brutale» e parlato di una «occupazione» palestinese lunga settantacinque anni.
La vicenda riapre così il dibattito sul rapporto tra grandi marchi internazionali, attivismo politico e responsabilità pubblica delle figure scelte per rappresentare brand globali, soprattutto quando le loro dichiarazioni riguardano episodi di violenza e antisemitismo che hanno e stanno profondamente colpendo le comunità ebraiche europee e di tutto il mondo.



