La colpa di tacere, l’ultimo romanzo di Daniela Dawan: tra giustizia e memoria il peso della verità

Libri

di Marina Gersony

È alla memoria dei suoi genitori che Daniela Dawan dedica il suo ultimo romanzo, La colpa di tacere. È un libro che nasce dall’incontro tra la coscienza del diritto e le inquietudini della memoria, tra ciò che una sentenza può stabilire e ciò che, invece, continua a vivere nelle pieghe più nascoste dell’animo umano. (Daniela Dawan, La colpa di tacere, Narrativa italiana, Morellini Editore, pp. 177, euro 18, pubblicato nel 2026)

Dawan, nata a Tripoli e arrivata in Italia bambina dopo gli eventi drammatici che segnarono la Libia nel 1967, porta nella sua scrittura una particolare sensibilità verso il tema dello sradicamento, dell’identità e delle eredità invisibili del passato. Già avvocato penalista e oggi Consigliere della Suprema Corte di Cassazione per “meriti insigni”, conosce profondamente il linguaggio della giustizia, ma in questo romanzo sceglie di interrogarsi soprattutto su ciò che rimane fuori dai codici: le colpe mai pronunciate, le verità taciute, le responsabilità che attraversano le generazioni.

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Il protagonista è Jacopo Cardoso, magistrato di Cassazione, uomo rigoroso, riservato, abituato a muoversi con sicurezza dentro il perimetro delle norme. La sua vita sembra costruita su fondamenta solide: una carriera prestigiosa, un senso quasi assoluto della rettitudine, l’amore profondo per la madre Elena e il ricordo idealizzato del padre Bruno, medico durante la guerra, figura per lui simbolo di integrità e coraggio.

Ma un nuovo incarico affidatogli a Roma dal presidente della Corte cambia ogni equilibrio. Jacopo deve riesaminare gli atti relativi alla strage di Prati del Vezza, un piccolo paese immaginario dell’Appennino toscano ispirato agli eccidi nazifascisti realmente avvenuti nel 1944, tra cui quello di Sant’Anna di Stazzema. Nei fascicoli dimenticati per decenni riaffiorano le testimonianze di una violenza disumana contro civili inermi: donne, bambini, anziani, persone accusate soltanto di essere vicine ai partigiani. Una pagina oscura della storia italiana che torna a chiedere ascolto.

Ma quelle carte, apparentemente lontane nel tempo, conducono Jacopo verso un’altra indagine, molto più dolorosa: quella sulla propria famiglia. Il padre ammirato e celebrato come uomo giusto potrebbe custodire ombre mai affrontate; la madre, ormai anziana, protegge ricordi e ferite rimasti sepolti per tutta una vita. Il passato collettivo e quello privato finiscono così per sovrapporsi, costringendo il protagonista a confrontarsi con una domanda essenziale: quanto può pesare il silenzio?

Con una scrittura limpida, elegante e attraversata da una forte tensione morale, Daniela Dawan costruisce un romanzo che è insieme storia, indagine giudiziaria e dramma familiare. La vicenda di Prati del Vezza diventa il simbolo di tutte quelle tragedie che, dopo una guerra, rischiano di essere cancellate dalla necessità di ricominciare. È il tema della rimozione a emergere con forza: quella degli archivi dimenticati, delle responsabilità non affrontate, ma anche quella più intima degli individui che scelgono – o sono costretti – a non guardare.

Il titolo stesso, La colpa di tacere, racchiude il cuore del romanzo. Il silenzio non è mai soltanto assenza di parole: può diventare una forma di complicità, una protezione, una condanna. Dawan esplora con grande profondità la distanza tra verità giudiziaria e verità morale, mostrando come la giustizia degli uomini abbia strumenti necessari ma non sempre sufficienti per comprendere la complessità delle azioni umane.

Jacopo Cardoso è un personaggio intenso proprio perché non è un eroe senza incrinature. È un uomo chiamato a perdere le proprie certezze, a scoprire che il bene e il male raramente abitano territori separati e che ogni giudizio richiede prima di tutto la capacità di interrogare se stessi. La sua ricerca della verità diventa così un percorso di trasformazione personale, una dolorosa liberazione dalle illusioni che avevano sorretto la sua identità.

Nelle pagine del romanzo convivono la grande Storia e le piccole storie individuali: la guerra, la Resistenza, le colpe dei singoli, i legami familiari, l’amore filiale, il bisogno umano di essere riconosciuti per ciò che si è davvero. Daniela Dawan non offre risposte semplici né consolazioni facili; preferisce lasciare al lettore domande profonde, quelle che continuano a risuonare anche dopo l’ultima pagina.

 

Daniela Dawan, La colpa di tacere, Narrativa italiana, Morellini Editore, pp. 177, euro 18, pubblicato nel 2026

 

(Foto in alto: In cerca di giustizia. L’esperienza delle Corti d’Assise Straordinarie nell’Italia alle prese con la guerra civile (1943-1947) – Copyright Bibliomanie –  CC creative common)