di Nina Deutsch
Una flottiglia simbolica, denominata “Hasbara”, ha organizzato un’iniziativa in risposta alla Global Sumud Flotilla diretta verso Gaza e alle operazioni navali israeliane contro di essa. L’iniziativa, di carattere mediatico e politico, punta a contrapporre una contro-narrazione alla missione umanitaria, mentre le dichiarazioni degli organizzatori e le accuse rivolte agli attivisti della Global Sumud si inseriscono in un contesto di crescente tensione regionale e polarizzazione internazionale.
A poche ore dall’avvio delle operazioni navali israeliane contro le imbarcazioni della nuova Flottiglia Global Sumud diretta verso Gaza, un gruppo di attivisti ebrei e arabi israeliani ha scelto di rispondere con un’iniziativa simbolica in mare: una propria flottiglia, più piccola, battezzata “Hasbara”, partita nelle acque al largo di Herzliya.
Un’azione pensata come messaggio politico e comunicativo, messa in scena per ribadire la posizione israeliana sulla sovranità marittima e sul tentativo degli attivisti diretti a Gaza.
«Abbiamo organizzato la nostra flottiglia», ha dichiarato l’attivista arabo-israeliano Yoseph Haddad, tra i promotori, rivolgendosi a bordo di una delle tre imbarcazioni agli avversari: «Inviamo un messaggio chiaro a tutti gli attivisti della flottiglia: non siete i benvenuti qui».
Secondo Haddad, come riferisce il Jerusalem Post, la missione della Global Sumud Flotilla non avrebbe comunque raggiunto Gaza e, dietro le dichiarazioni umanitarie, ossia di fornire aiuto, si nasconderebbe – a suo dire – un sostegno politico ad Hamas. L’attivista ha quindi rivolto un appello diretto a chi, nel mondo, dice di voler sostenere i civili palestinesi: «Liberate Gaza dall’organizzazione terroristica Hamas». La GSF, come riportato mesi fa dallo stesso giornale, sarebbe collegata alla Fondazione turca IHH per gli aiuti umanitari , un gruppo terroristico fuorilegge in Israele con legami con i Fratelli Musulmani, Hamas e al-Qaeda.
Una flottiglia “di risposta” e un messaggio
La flottiglia “Hasbara” ha navigato per alcune ore senza lasciare le acque israeliane, rimanendo a breve distanza dal porto turistico di Herzliya, prima di fare ritorno. Gli organizzatori hanno chiarito di non voler violare alcuna sovranità straniera, ma di voler costruire un gesto mediatico contrapposto alla spedizione diretta a Gaza.
A bordo, gli attivisti esponevano cartelli ironici e provocatori rivolti agli organizzatori della Global Sumud Flotilla. Tra questi, slogan come «Gaza è finalmente libera?» e «Mi avevano promesso un panino», un riferimento satirico a narrazioni virali e a episodi passati legati alle precedenti intercettazioni navali.
Un altro richiamo riguardava proprio i panini distribuiti dalle forze israeliane ai partecipanti delle precedenti flottiglie fermate prima di raggiungere Gaza.
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«Mostrare la differenza tra noi e loro»
Nel corso della navigazione, Haddad ha spiegato al Jerusalem Post la finalità dell’iniziativa: mettere in scena, anche simbolicamente, la contrapposizione tra le due flottiglie.
«Se dovessimo incontrare la flottiglia Marmara II, la nostra missione sarebbe mostrare al mondo la differenza tra noi e loro», ha affermato. «Loro griderebbero accuse, noi grideremmo pace. Mostreremmo la collaborazione tra ebrei e arabi in Israele».
Haddad ha ribadito la sua accusa secondo cui la Global Sumud Flotilla sarebbe legata a un’agenda politica ostile a Israele, definendola nuovamente una «flottiglia del terrore», aggiungendo che «devono saperlo, e il mondo deve saperlo».
Partecipanti e volti noti a bordo
Alla manifestazione navale hanno partecipato diverse figure note del mondo filo-israeliano, tra cui Golda Daphna, Hallel Abramowitz-Silverman, Cindy Seni, Marwan Jaber, Ashley Waxman Bakshi e il giovane attivista Ben Carasso, appena dodicenne.
Haddad ha sottolineato che l’obiettivo era mostrare «la differenza tra chi parla di pace e chi sostiene la violenza», ribadendo la necessità, a suo dire, di «liberare Gaza da Hamas». In breve, un’azione costruita per sottolineare la posizione israeliana e, al tempo stesso, per mettere in scena una contro-narrazione.
Riferimenti internazionali e tensioni diplomatiche
Nel suo intervento, Haddad ha inoltre affrontato le tensioni tra Israele e Turchia, criticando duramente il presidente Recep Tayyip Erdoğan. Lo ha accusato di sostenere Hamas e di mantenere una retorica ostile nei confronti di Israele, arrivando persino a ipotizzare un possibile tentativo di invasione israeliana da parte della Turchia.
Allo stesso tempo, ha richiamato episodi di cooperazione internazionale, citando l’assistenza israeliana alla Turchia dopo il devastante terremoto del 2023, che causò decine di migliaia di vittime.
«Questa è la differenza tra chi santifica la vita e chi santifica la morte», ha affermato.
Il contesto internazionale: reazioni polarizzate
Le reazioni internazionali all’intercettazione della flottiglia si sono rapidamente polarizzate tra posizioni favorevoli, critiche e più marcatamente diplomatiche. La Spagna si è distinta per i toni più netti, condannando l’operazione e attivando misure di protezione consolare per i propri cittadini. Sul fronte opposto, Israele e gli Stati Uniti hanno espresso una forte delegittimazione dell’iniziativa, considerata illegittima e politicamente strumentale. Più sfumata la linea della maggior parte dei partner europei, tra cui Germania e Italia, che hanno mantenuto un approccio prudente, richiamando tutte le parti al rispetto del diritto internazionale e alla tutela dei civili, senza assumere una posizione esplicita a favore o contro la missione.
Netanyahu e la linea dura sulla sicurezza
Nel frattempo, il premier israeliano Benjamin Netanyahu ha sostenuto l’azione della Marina di questa mattina, 19 maggio, contro la flottiglia Global Sumud, definendola parte delle misure necessarie per impedire violazioni del blocco su Gaza. Secondo fonti internazionali, ha inoltre seguito direttamente le operazioni militari in tempo reale dal quartier generale di Tel Aviv: «Penso che stiate facendo un lavoro eccezionale, sia con la prima flottiglia che con questa, neutralizzando efficacemente un piano malvagio ideato per rompere l’isolamento che abbiamo imposto ai terroristi di Hamas a Gaza», ha detto al commando della Marina via radio.
In parallelo, l’establishment politico israeliano ha ribadito una linea dura: le flottiglie vengono considerate non iniziative umanitarie neutre, ma tentativi di sfidare la sovranità marittima israeliana e il controllo su Gaza.



