Secondo informazioni riportate dalla stampa israeliana, le sanzioni riguarderebbero quattro organizzazioni legate al movimento dei coloni — Amana, Nachala, Hashomer Yosh e Regavim — oltre a tre individui: Daniella Weiss, Avichai Suissa e Meir Deutsch. Le misure comprenderebbero congelamento dei beni e divieti di ingresso nell’Unione Europea.
I ministri degli Esteri dell’Unione Europea hanno approvato un nuovo pacchetto di sanzioni rivolto a israeliani residenti in Cisgiordania considerati responsabili di violenze nei confronti della popolazione palestinese in Cisgiordania. La decisione è stata adottata l’11 maggio 2026 durante una riunione a Bruxelles.
Secondo quanto riferito da diverse fonti europee, il provvedimento era rimasto bloccato per lungo tempo a causa del veto dell’Ungheria guidata dall’ex primo ministro Viktor Orbán. Il cambio di governo a Budapest, con l’arrivo del nuovo premier Péter Magyar, ha consentito il superamento dello stallo diplomatico.
La misura arriva nel contesto dell’aumento delle tensioni in Cisgiordania dopo gli attacchi del 7 ottobre 2023 da parte di Hamas contro Israele. Dati delle Nazioni Unite riportano che nel 2026 sono stati uccisi in Cisgiordania 45 palestinesi, tra cui 11 minori.
Le dichiarazioni delle istituzioni europee

L’Alta rappresentante dell’UE per gli Affari esteri, Kaja Kallas, ha dichiarato che “violenza ed estremismo hanno conseguenze”, annunciando contestualmente anche nuove sanzioni contro esponenti di Hamas.
Il ministro degli Esteri francese Jean-Noël Barrot ha affermato che l’UE sta sanzionando “le principali organizzazioni israeliane responsabili del sostegno alla colonizzazione estremista e violenta della Cisgiordania, così come i loro leader”.
Secondo informazioni riportate dalla stampa israeliana, le sanzioni riguarderebbero quattro organizzazioni legate al movimento dei coloni — Amana, Nachala, Hashomer Yosh e Regavim — oltre a tre individui: Daniella Weiss, Avichai Suissa e Meir Deutsch. Le misure comprenderebbero congelamento dei beni e divieti di ingresso nell’Unione Europea.
La reazione del governo israeliano
Il ministro degli Esteri israeliano Gideon Sa’ar ha respinto la decisione europea, definendola “arbitraria e politica” e sostenendo che le sanzioni siano state adottate “senza alcuna base”.
Anche il ministro delle Finanze israeliano Bezalel Smotrich ha criticato l’iniziativa europea e ha chiesto l’annessione di parti considerate “strategiche” della Cisgiordania.
Parallelamente, alcuni Stati membri dell’UE hanno avanzato proposte per misure più ampie, tra cui restrizioni commerciali sui prodotti provenienti dagli insediamenti israeliani nei territori occupati.
Divisioni interne all’Unione Europea
Nonostante l’approvazione delle sanzioni, all’interno dell’UE non esiste ancora un consenso su eventuali misure economiche più severe nei confronti di Israele.
Francia e Svezia hanno sostenuto l’introduzione di tariffe sui prodotti provenienti dagli insediamenti israeliani. La ministra degli Esteri svedese Maria Malmer Stenergard ha definito questa opzione “la proposta più realistica”.
Altri Paesi, tra cui Italia, Austria, Bulgaria, Cipro e Lituania, hanno chiesto ulteriori valutazioni prima di sostenere nuove misure. Il ministro degli Esteri italiano Antonio Tajani ha dichiarato: “Dobbiamo esaminare la proposta, dobbiamo studiarla.”
Secondo fonti diplomatiche, Belgio, Irlanda, Lussemburgo, Malta, Paesi Bassi, Portogallo, Slovenia e Spagna si sarebbero invece espressi a favore di ulteriori pressioni su Israele.
Le discussioni sulle relazioni commerciali UE-Israele
Al centro del dibattito vi è anche l’accordo di associazione tra Unione Europea e Israele, che regola i rapporti commerciali tra le due parti.
Alcuni eurodeputati e diplomatici europei hanno chiesto una revisione dell’accordo e la sospensione dei benefici commerciali per prodotti provenienti dagli insediamenti israeliani.
L’eurodeputato irlandese Barry Andrews ha definito le sanzioni approvate dall’UE un “piccolo passo”, sostenendo la necessità di ulteriori misure, tra cui il divieto di prodotti provenienti dagli insediamenti e la sospensione della cooperazione scientifica con Israele.



