Dal Canada al Regno Unito e all’Europa cresce il caso Palestine Action. Organizzazioni ebraiche chiedono il bando del gruppo

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di Nina Deutsch
B’nai Brith e CIJA accusano il gruppo di aver diffuso mappe di obiettivi e manuali operativi per azioni contro aziende legate alla difesa israeliana. Il caso riaccende il dibattito internazionale tra sicurezza, proteste pro-palestinesi e libertà di manifestazione, mentre attivisti e gruppi per i diritti civili denunciano il rischio di una criminalizzazione del dissenso.

Un articolo pubblicato ieri da The Media Line riferisce che il caso canadese legato a Palestine Action sta attirando crescente attenzione internazionale dopo che alcune organizzazioni ebraiche canadesi hanno chiesto al governo federale di inserire il gruppo nella lista delle organizzazioni terroristiche.

Secondo il report, il dibattito si sarebbe intensificato dopo la diffusione di una mappa di obiettivi (“target map”) attribuita ad attivisti collegati al movimento, contenente siti in Canada, Stati Uniti, Regno Unito ed Europa indicati per possibili “direct actions”.

Martedì scorso, come riassunto anche dal Jerusalem Post, l’influente organizzazione B’nai Brith Canada e il Centre for Israel and Jewish Affairs (CIJA) hanno invitato Ottawa a mettere al bando Palestine Action, sostenendo che il gruppo avrebbe diffuso materiale operativo e istruzioni per azioni illegali contro aziende considerate legate all’industria della difesa israeliana.

In un comunicato, B’nai Brith Canada ha affermato che Palestine Action starebbe «incitando i suoi seguaci a commettere atti criminali per promuovere la sua ideologia radicale».

«Le condotte promosse nei materiali di Palestine Action rappresentano un grave rischio per la società canadese», ha dichiarato Richard Robertson, direttore della ricerca e advocacy dell’organizzazione.

Secondo quanto riportato da Popular Resistance, sito e piattaforma online statunitense attivo nell’ambito dell’attivismo politico e sociale e vicino a movimenti progressisti e anti-guerra, Palestine Action avrebbe pubblicato una mappa di obiettivi già nei giorni successivi agli attacchi del 7 ottobre 2023. La mappa – inizialmente nota come Elbit Sites UK – includerebbe aziende e impianti collegati al settore della difesa in diversi Paesi, compresi undici siti in Canada.

Le associazioni ebraiche canadesi hanno inoltre espresso preoccupazione per un manuale diffuso online nell’ottobre 2023, nel quale venivano illustrate modalità organizzative e tattiche di azione diretta. Secondo B’nai Brith, il documento incoraggerebbe la formazione di piccole cellule clandestine, fornendo indicazioni su come monitorare gli obiettivi, eludere i controlli di sicurezza e danneggiare strutture.

«Pubblicare mappe degli obiettivi, diffondere manuali per attività illegali e incoraggiare l’organizzazione in cellule segrete richiama le tattiche utilizzate da entità estremiste», ha sostenuto Robertson.

Anche il CIJA ha chiesto formalmente al governo canadese di inserire Palestine Action nella lista delle entità terroristiche vietate, sostenendo che il gruppo avrebbe «apertamente incitato alla violenza contro importanti aziende del settore difesa e aerospaziale».

Il caso canadese viene ora collegato da diversi media alla situazione britannica. Nel Regno Unito Palestine Action era stata bandita nel 2025 ai sensi della legislazione antiterrorismo dopo una serie di azioni contro siti industriali e installazioni militari. Il governo britannico continua a difendere il provvedimento, nonostante una decisione dell’Alta Corte di Londra del febbraio 2026 ne abbia contestato la proporzionalità; l’esecutivo ha comunque presentato ricorso.

Secondo Reuters, inoltre, quattro membri di Palestine Action sono stati condannati martedì scorso per i danni provocati durante un raid del 2024 presso un impianto della Elbit Systems UK a Bristol, nel sud-ovest dell’Inghilterra. Uno degli imputati è stato riconosciuto colpevole di aver colpito un agente di polizia con una mazza.

Elbit Systems UK è la filiale britannica di Elbit Systems, un importante colosso israeliano attivo nel settore della tecnologia per la difesa e della sicurezza. Essa opera come parte integrante della filiera militare israeliana, sviluppando e fornendo sistemi d’arma, UAV (droni), tecnologie di sorveglianza e sistemi di puntamento.

Il raid, che secondo i procuratori ha causato danni per circa 1 milione di sterline (1.154.985,00 euro), è avvenuto circa dieci mesi dopo l’inizio dei bombardamenti israeliani su Gaza in risposta all’attacco mortale di Hamas nell’ottobre 2023.

Parallelamente, organizzazioni per i diritti civili e gruppi pro-palestinesi contestano il tentativo di equiparare Palestine Action a un’organizzazione terroristica, sostenendo che tali misure rischino di criminalizzare forme di protesta politica. Testate come The Guardian e Al Jazeera hanno riportato le critiche di attivisti e giuristi contro l’uso delle leggi antiterrorismo nel contesto delle mobilitazioni filo-palestinesi.

Nei giorni scorsi B’nai Brith Canada ha quindi rilanciato la propria richiesta, sostenendo che Palestine Action Canada starebbe promuovendo “estremismo” nel mondo e incoraggiando attacchi contro imprese e istituzioni considerate vicine a Israele.

Al momento il governo canadese non ha annunciato l’intenzione di designare formalmente Palestine Action come organizzazione terroristica. Tuttavia, il tema sta alimentando il più ampio dibattito occidentale su proteste pro-palestinesi, antisemitismo e limiti della libertà di manifestazione.