di Anna Lesnevskaya
Fermati e interrogati per cinque ore, senza accesso ad acqua, cibo e possibilità di usare servizi igienici. È quanto e successo a una quarantina di cittadini israeliani sbarcati domenica 19 aprile all’aeroporto di Domodedovo a Mosca, in arrivo da Tel Aviv. La notizia è stata riportata il giorno dopo dal sito indipendente russo Mediazona, che l’ha appresa da una fonte informata, e successivamente confermata dal Ministero degli Esteri israeliano.
Tra le persone trattenute dai servizi di sicurezza russi c’erano sia coloro in possesso della doppia cittadinanza russa e israeliana, sia israeliani senza il passaporto russo. Secondo quanto riferito da Mediazona, i passeggeri fermati sono stati trattati con insolenza e intimati di sbloccare i cellulari. Cosa che avevano rifiutato di fare, per cui è stato chiesto loro di spegnere i telefonini.
Sembrerebbe che le azioni degli uomini di sicurezza russi avessero come pretesto la guerra di Israele contro l’Iran. Gli agenti avrebbero detto ad alcuni tra gli interrogati che l’Iran è alleato della Russia e quindi il suo nemico è anche “il nostro”, aggiungendo che a Mosca gli israeliani “non sono ben accetti” e che “non hanno fatto bene a venire”.
L’incidente si è risolto grazie all’intervento del Ministero degli Esteri israeliano. Come ha dichiarato un portavoce del dicastero al Jerusalem Post, non appena il ministro degli Esteri Gideon Sa’ar è stato informato dell’accaduto, ha incaricato i suoi collaboratori di agire mettendosi in contatto con la controparte russa. Gli israeliani sono stati quindi rilasciati dopo aver firmato un avviso di inammissibilità della violazione della legge. “È stato chiarito ai russi che tale comportamento è completamente inaccettabile e che Israele prende l’incidente molto seriamente”, si dice nella dichiarazione del Ministero israeliano.



