La Marcia della Vita resiste alla guerra: 12 sopravvissuti israeliani arrivano ad Auschwitz nonostante lo stop dei voli

Personaggi e Storie

di Pietro Baragiola
I 12 israeliani, di età compresa tra i 90 e i 100 anni, marceranno insieme ad altri 40 sopravvissuti provenienti da diversi Paesi del mondo e a molti sostenitori, delegazioni istituzionali, studenti e rappresentanti delle forze dell’ordine.

Dopo settimane di incertezza legate alla guerra con l’Iran, un piccolo gruppo formato da 12 sopravvissuti alla Shoah provenienti da Israele parteciperà alla Marcia della Vita prevista per martedì 14 aprile ad Auschwitz e tutt’ora considerata uno degli eventi più importanti per la memoria ebraica contemporanea.

La decisione arriva dopo che, appena due settimane fa, gli organizzatori avevano annunciato la cancellazione dell’intera delegazione israeliana (circa 1500 persone) a causa delle restrizioni ai voli e dei timori per la sicurezza sotto l’attacco dei missili iraniani. Ciononostante, una fragile tregua tra Israele, Stati Uniti e Iran ha garantito la partecipazione di questo piccolo gruppo.

I partecipanti alla marcia

I sopravvissuti che parteciperanno alla Marcia

 

La partecipazione dei 12 israeliani è stata resa possibile grazie al sostegno di 26 aziende high-tech e fondi di investimento, intervenuti per far fronte alle numerose difficoltà logistiche dei viaggiatori.

“La recente guerra con l’Iran è un’ulteriore prova che lo Stato di Israele deve restare unito” ha dichiarato Shmuel Rosenman, Presidente della Marcia della Vita. “Nonostante gli svariati ostacoli che ha dovuto superare, questa piccola delegazione israeliana marcerà in Polonia e infonderà in noi uno spirito d’orgoglio e di vittoria.”

Secondo gli organizzatori all’evento sono attesi circa 7000 partecipanti: i 12 israeliani, di età compresa tra i 90 e i 100 anni, marceranno insieme ad altri 40 sopravvissuti provenienti da diversi Paesi del mondo e a molti sostenitori, delegazioni istituzionali, studenti e rappresentanti delle forze dell’ordine.

In questo periodo storico che ha visto un forte aumento dell’antisemitismo e del negazionismo nei confronti dei crimini commessi durante la Seconda Guerra Mondiale, la presenza dei sopravvissuti assume un significato sempre più urgente.

“Man mano che il loro numero diminuisce, aumenta la responsabilità di ricordare” ha affermato il Presidente d’Israele Isaac Herzog, precisando che ogni testimonianza diretta diventa sempre più preziosa per evitare che la storia si ripeta.

L’antisemitismo passato e presente

La marcia dell’edizione di quest’anno sarà guidata anche dai superstiti dei recenti attacchi antisemiti alle comunità ebraiche di tutto il mondo: tra di loro Eva Weitzen, sopravvissuta alla strage di Sydney; Yoni Finlay, ferito durante l’attentato alla sinagoga di Manchester; Catherine Zikof e Avi Talmud, dipendenti del consolato israeliano a Washington sopravvissuti all’attacco del 2025.

La presenza di questi sopravvissuti lega direttamente la memoria della Shoah alle minacce contemporanee.

“L’odio verso gli ebrei sta rialzando la testa” ha dichiarato Sylvan Adams, Presidente del World Jewish Congress, al Times of Israel. “Marceremo per trasformare la memoria in un impegno concreto e dire a voce alta che non ci piegheremo all’antisemitismo.”

Secondo le fonti israeliane, oltre 50 abitazioni di sopravvissuti sono state danneggiate durante i recenti attacchi missilistici. Un dato che rende ancora più forte il legame tra passato e presente.

La, seppur piccola, presenza della delegazione israeliana alla Marcia dei Vivi 2026 assume dunque un valore che va oltre la partecipazione numerica. “È un segnale che dimostra al resto del mondo che il cammino della memoria non si ferma nei momenti più difficili, nemmeno durante la guerra” ha concluso Adams.