di Paolo Salom
[Voci dal lontano Occidente]
Di nuovo in guerra. Di nuovo l’Iran (e il Libano). Non sappiamo se le operazioni saranno terminate quando questa rubrica andrà in stampa. Il conflitto appare complesso e di lunga durata. Ma gli imprevisti sono all’ordine del giorno. Soprattutto perché la politica – mi riferisco alle relazioni tra Stati – è tutt’altro che chiara e ancor meno semplice o scontata. Per spiegarmi: da una parte ci sono Israele e gli Stati Uniti, dall’altra più o meno il mondo intero. Sicuramente gran parte dell’Occidente. Tutti si sono opposti e si dicono fortemente contrari a una “guerra illegittima secondo i principi del diritto internazionale”.
Le piazze si sono infiammate contro l’intervento ai danni del regime degli ayatollah, a migliaia sono scesi a manifestare senza la minima considerazione del popolo iraniano, per il quale solo poche settimane fa, nonostante la sanguinosa repressione dei mullah, nessuno ha pensato di battere un ciglio (a parte i soliti volenterosi: dissidenti iraniani e comunità ebraiche).
Dunque, io vorrei qui approfondire un minimo il perché di questa nuova guerra, cercare di capire se sia o meno “legittima”. Vi anticipo il mio pensiero: sì, è perfettamente lecita e sì, è stato giusto muoversi contro gli ayatollah.
Nessuno pensa che sia una cosa piacevole, sia chiaro: morte e distruzione mettono angoscia, sempre, ovunque accadano. Ma qui ci troviamo di fronte a un conflitto esistenziale. La Repubblica islamica, dalla sua fondazione, ha messo all’ordine del giorno la “distruzione dell’entità sionista” (e possibilmente dell’America, il Grande Satana). Non si è limitata alla retorica, come sappiamo dopo il 7 ottobre. Ha costruito con pazienza, tenacia e crudeltà una “cintura di fuoco” che, nelle intenzioni di Khamenei e compagni, avrebbe dovuto annichilire lo Stato degli ebrei.
Questa cintura l’abbiamo vista all’opera dopo la strage perpetrata dagli alleati palestinesi dell’Iran, il pogrom scatenato da Hamas contro Israele nel 2023. Con i terroristi di Gaza hanno poi operato Hezbollah dal Libano, le milizie sciite di Siria e Iraq, gli Houthi dello Yemen. I Paesi arabi “alleati” (!) di Israele, ovvero Egitto e Giordania? Nella migliore delle ipotesi sono stati a guardare, tifando silenziosamente per i loro confratelli.
Israele come sappiamo non è stato distrutto. Anzi, ha pazientemente sconfitto uno dopo l’altro i suoi nemici, Iran compreso. Ma a che prezzo? Quanti israeliani (e non solo) hanno perso la vita, sono rimasti feriti, hanno visto le loro case devastate, insieme alla vita e ai ricordi che contenevano?
Ecco, fatta questa premessa, appare evidente che l’origine di tutto quel male andava affrontato e, possibilmente, messo in condizioni di non nuocere. Se non per sempre, almeno per un tempo sufficiente a considerare l’esistenza dello Stato ebraico un dato di fatto assodato.
Provate a pensare (e qui mi riferisco alla liceità “secondo diritto” dell’intervento) se la Germania di Hitler fosse stata lasciata libera di annientare tutte le nazioni – ebrei ivi residenti compresi – che ritenevano un “ostacolo” alla loro visione del mondo. Dove saremmo oggi? Come sarebbe l’Europa “nazificata” senza interventi esterni?
Eppure, allora, Gran Bretagna e Francia prima, gli Stati Uniti poi hanno intrapreso una lunga guerra per opporsi a questo infame progetto. Sappiamo come è andata: decine di milioni di morti, la distruzione pressoché completa della Germania (l’Italia in quell’occasione fu solo parzialmente risparmiata).
Che cosa avrebbero detto nel 1939, con la mentalità di oggi, i tanti che considerano Israele e Stati Uniti gli “aggressori senza giustificazione”? Avrebbero lasciato mani libere a Hitler e ai nazisti che stavano emergendo in tante altre nazioni?
Ecco, io credo che attualmente, con le dovute differenze ideologiche e geografiche, ci troviamo in un momento molto vicino a quello di allora. Non sappiamo come finirà. Ma sappiamo che non agire avrebbe portato molti più lutti in futuro. Facciamoci coraggio: siamo nel giusto. Il diritto sembra proprio essere con noi.
Foto in alto: Dresda rasa al suolo dai bombardamenti Alleati contro il nazismo (courtesy Bundesarchiv)



