Violenza giovanile nelle strade, un incontro per capire come proteggersi dai “branchi”

Scuola

di Comunicazione Scuola
Dopo un’aggressione ai danni di alcuni ragazzi, alcuni genitori hanno costituito l’associazione Io non ho paura del buio con l’obiettivo di trasformare un’esperienza traumatica in un percorso di prevenzione e consapevolezza rivolto ai giovani. Da qui l’incontro con i ragazzi dei licei della Scuola ebraica di Milano, il 9 marzo, voluto e organizzato da Dalia Gubbay, vicepresidente e assessore alle scuole della Comunità, che lo ha moderato.

Il ragazzo nella foto è mio figlio. Compirà 16 anni il prossimo maggio. È così che l’ho trovato venerdì sera… e per un attimo la vita si è fermata”. Le parole risuonano in Aula Magna mentre gli studenti dei licei ascoltano in silenzio. A leggerle è David, e le parole sono quelle della lettera scritta da Maria Cristina Lorusso, madre di uno dei ragazzi vittime di una brutale aggressione all’Arco della Pace.

L’aggressione

Un venerdì sera del febbraio 2025 cinque adolescenti si preparavano a tornare a casa dopo una serata con gli amici quando un gruppo di una ventina di giovani poco più grandi li ha accerchiati. La scusa era banale: “Ehi bro, hai una siga? Vieni a sederti qua”. Al rifiuto, scatta il pestaggio. Calci, pugni, un casco usato come arma, una bottiglia di vetro spaccata sulla testa di uno dei ragazzi che finirà in ospedale con un trauma cranico e un’emorragia cerebrale. Per gli altri labbra rotte, lividi, contusioni e tanta paura. Una terribile violenza gratuita.

L’associazione Io non ho paura del buio

La lettera, indirizzata al sindaco di Milano e divenuta pubblica nei giorni successivi all’aggressione, ha portato alla costituzione dell’associazione Io non ho paura del buio, fondata da Lorusso insieme ad altri due genitori coinvolti, Alfredo Francavilla e Raffaella Cecchetti. Il loro obiettivo è trasformare un’esperienza traumatica in un percorso di prevenzione e consapevolezza rivolto ai giovani. Da qui l’incontro con i ragazzi dei licei, il 9 marzo, voluto e organizzato da Dalia Gubbay, vicepresidente e assessore alle scuole della Comunità, che lo ha moderato.

Il panel dei relatori

Sul palco, accanto ai genitori, sono intervenuti la deputata ed ex ministra dell’Istruzione Maria Stella Gelmini, il rabbino capo di Milano rav Alfonso Arbib, il consigliere regionale Manfredi Palmeri, la consigliera comunale Mariangela Padalino, il responsabile dell’ufficio Controllo del territorio del commissariato Milano Sempione della Polizia di Stato Alessio D’Amato e la psicologa e psicoterapeuta Anna Reina.

Non restare in silenzio

A Milano, e non solo, la violenza giovanile è in aumento. Le gang aggrediscono. I presidi di sicurezza non sono sufficienti. Per i ragazzi uscire la sera è diventato pericoloso. Il consiglio delle forze dell’ordine è di non reagire alle provocazioni, di consegnare tutto se rapinati, di scappare. “È davvero questo il massimo a cui possiamo aspirare e a cui dobbiamo rassegnarci?” scriveva Lorusso al sindaco. «Quando succede qualcosa di terribile», ha spiegato agli studenti, «si può fingere che non sia accaduto oppure provare a trasformarlo in qualcosa di utile per gli altri. La paura c’è ancora oggi, ma abbiamo scelto di non restare in silenzio e di fare qualcosa per voi, per noi, per tutti».

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