di Pietro Baragiola
Con una narrazione costruita intorno a sport, memoria e storia del Novecento attraverso una sequenza di ricordi che emergono in acqua, il cortometraggio ripercorre passo dopo passo la vita di Nakache: dalle origini ad Algeri, alla partecipazione alle Olimpiadi di Berlino, fino alla deportazione ad Auschwitz e al suo ritorno nel mondo dello sport nel dopoguerra.
Diretto dalla regista francese Florence Miailhe, Papillon è uno dei progetti favoriti agli Oscar di quest’anno nella categoria “Miglior Corto d’Animazione”. Il film, della durata di 15 minuti, racconta la vera storia dell’ebreo francese Alfred Nakache, il nuotatore olimpico sopravvissuto ai campi di concentramento nazisti.
Con una narrazione costruita intorno a sport, memoria e storia del Novecento attraverso una sequenza di ricordi che emergono in acqua, il cortometraggio ripercorre passo dopo passo la vita di Nakache: dalle origini ad Algeri, alla partecipazione alle Olimpiadi di Berlino, fino alla deportazione ad Auschwitz e al suo ritorno nel mondo dello sport nel dopoguerra.
“Spero che le persone si emozionino nel vedere il nostro corto e che vadano a documentarsi perché, purtroppo, questa storia non è molto conosciuta” ha spiegato Miailhe in un’intervista rilasciata al Times of Israel dopo la candidatura agli Oscar.
La storia di Alfred Nakache
Nato nel 1915 ad Algeri, allora colonia francese, Alfred Nakache è diventato presto una stella del nuoto europeo, specializzandosi nello stile farfalla. Il suo talento lo portò a partecipare alle Olimpiadi di Berlino del 1936, organizzate sotto la Germania nazista, dove si esibì nonostante le continue grida antisemite provenienti dagli spalti.
La carriera di Nakache si interruppe bruscamente con l’occupazione nazista della Francia e l’instaurazione del regime collaborazionista di Vichy. In quanto ebreo, l’atleta fu privato della cittadinanza francese e costretto a lasciare Parigi ma continuò a gareggiare ed entrò persino nella resistenza.

Il 20 novembre 1943 Nakache venne arrestato dalla Gestapo insieme alla moglie e alla figlia. I tre furono deportati ad Auschwitz dove vennero separati. Solo Alfred riuscì a sopravvivere alla prigionia e fu costretto alla marcia della morte verso Buchenwald, da cui venne liberato alla fine della guerra.
La tragedia però non pose fine alla sua carriera sportiva e Nakache tornò ad allenarsi riuscendo persino a partecipare alle Olimpiadi di Londra del 1948, diventando uno dei pochissimi ebrei sopravvissuti ai campi a prendere parte ai Giochi dopo la guerra, insieme alla ginnasta Ágnes Keleti e al sollevatore di pesi Ben Helfgott.
Amante dello sport per tutto il resto della vita, Nakache morì nel 1983 a causa di un infarto dopo una nuotata nel mare vicino al confine tra Francia e Spagna.
L’omaggio di “Papillon”

Per la regista Miailhe, nota per la sua grande tecnica pittorica che utilizza olio e pastelli su vetro in modo da animare ogni fotogramma, la storia di Nakache ha anche un significato personale: da bambina ha preso lezioni di nuoto con il fratello minore dell’atleta, ascoltandone i racconti ancora prima di comprenderne il peso storico. Nei titoli di coda del film, inoltre, si scopre che anche il padre della regista ha conosciuto Nakache durante la resistenza.
“L’intero film è un omaggio ad Alfred e il titolo Papillon vuole ricordare il nuoto a farfalla di cui lui era tanto appassionato” ha spiegato Miailhe, soffermandosi sulla grande resilienza mostrata dall’atleta algerino nel continuare a competere anche sotto l’odio antisemita. “È un corto che parla molto della dualità umana. Alcune persone denunciarono la famiglia Nakache alla Gestapo mentre altre salvarono Alfred, aiutandolo a ricostruirsi una vita dopo la liberazione da Buchenwald. Oggi anche noi stiamo vivendo in tempi molto difficili, a causa della crescita costante del razzismo e dell’antisemitismo, e questo racconto può davvero insegnarci a resistere al male e a sostenerci a vicenda in modo da impedire che la storia si ripeta.”
La realizzazione di Papillon, prodotto dall’animatore premio Oscar Ron Dyens, ha richiesto circa 100 giorni di lavoro: un tempo lungo per un film di soli 15 minuti ma necessario per completare l’animazione che trasforma ogni scena d’acqua in una sorta di quadro in movimento.
Questa grande attenzione per i dettagli ha permesso al progetto di ricevere una nomination ai César e al Festival Internazionale dell’Animazione di Annecy, oltre a vincere il Grand Prix al Festival di Stoccarda.
La corsa al premio Oscar di Papillon vedrà il suo esito domenica 15 marzo. Una sorta di ultima competizione per Nakache, di cui molti sperano la vittoria.



