di Pietro Baragiola
Nella voce è indicato solo come“guida suprema della Repubblica Islamica dal 1989, figura religiosa e politica centrale del sistema iraniano”, e non compare alcun riferimento diretto alle gravi accuse rivolte al suo regime. Le stesse repressioni violente vengono riassunte in formule attenuate che affermano che il leader “ha affrontato numerose proteste”.
La pagina dedicata ad Ali Khamenei su Wikipedia si apre con una descrizione apparentemente neutrale: “guida suprema della Repubblica Islamica dal 1989, figura religiosa e politica centrale del sistema iraniano”.
Nelle prime righe, tuttavia, non compare alcun riferimento diretto alle gravi accuse rivolte al suo regime, dalle denunce di esecuzioni agli arresti di massa. Le stesse repressioni violente vengono riassunte in formule attenuate che affermano che il leader “ha affrontato numerose proteste”.
Secondo un’inchiesta pubblicata nelle ultime ore dal quotidiano The Free Press, quest’impostazione non sarebbe casuale, ma il risultato di un lavoro sistematico di revisione portato avanti negli anni da editor attivi sulle pagine relative all’Iran.
“È una masterclass in narrative framing” afferma l’inchiesta. “Non c’è alcun riferimento al fatto che il regime di Khamenei sia responsabile della morte di decine di migliaia di cittadini iraniani e nessuna accusa di violazione dei diritti umani.”
L’obiettivo di Wikipedia, secondo i redattori di The Free Press, non sarebbe tanto falsificare apertamente i fatti, bensì intervenire sulla cornice narrativa: attenuare, contestualizzare e spostare l’enfasi, incidendo sulla percezione internazionale dei crimini messi in atto dal regime.
Wikipedia’s entry on Ali Khamenei is a master class in narrative framing, argues @AshleyRindsberg.
“In the digital age, the contest over power is also a contest over narrative. And increasingly, that contest is playing out not just in streets and prisons, but in footnotes,… pic.twitter.com/kBDwDIdTLZ
— The Free Press (@TheFP) March 2, 2026
La “neutralità” di Wikipedia
Il principio cardine di Wikipedia è il punto di vista neutrale. Ogni affermazione deve essere supportata da fonti considerate affidabili e presentata senza toni giudicanti.
È proprio all’interno di questo sistema che, secondo l’inchiesta di The Free Press, si sarebbe sviluppata negli anni una battaglia silenziosa per influenzare la narrazione sull’Iran. Il nuovo reportage descrive una dinamica fatta di modifiche minime ma costanti: riformulazioni linguistiche, spostamenti di paragrafi e cambiamenti nel peso attribuito a determinati eventi.
“Non si tratta di cancellare intere sezioni, ma di riscrivere frasi chiave” afferma un portavoce del quotidiano. “Le uccisioni di manifestanti diventano “scontri”, le repressioni “disordini”, le accuse di crimini contro l’umanità sono precedute da formule come “secondo alcuni osservatori”. Ogni intervento, preso singolarmente, può sembrare conforme alle regole della piattaforma ma nel loro insieme delineano una tendenza coerente: ridimensionare la responsabilità diretta dello Stato.”
Negli anni delle grandi ondate di protesta le autorità iraniane hanno spesso imposto blackout di Internet, limitando la diffusione di immagini e testimonianze. Se sul piano interno la repressione fisica ha contenuto il dissenso, su quello esterno si è sviluppata una battaglia parallela: quella per il controllo della storia.
Khamenei stesso ha più volte parlato di “soft war”, una guerra morbida combattuta nello spazio informativo. In questa prospettiva, influenzare il modo in cui gli eventi vengono descritti su una piattaforma consultata ogni giorno da milioni di persone diventa una leva strategica. Non si tratta solo di proteggere l’immagine del leader, ma di orientare la memoria collettiva.
Revisioni ed effetti globali
Già nel 2024 un’inchiesta pubblicata da The Times ha rilevato che numerose voci legate all’Iran sono state oggetto di revisioni ripetute, con modifiche che tendevano a minimizzare gli episodi di violenza.
Il meccanismo è reso possibile dalla natura stessa di Wikipedia: una piattaforma collaborativa, dove chiunque può intervenire, ma dove la versione finale di una voce è spesso il risultato di lunghe discussioni tra editor. Chi presidia con maggiore costanza una pagina può influenzarne significativamente il contenuto, soprattutto quando il dibattito riguarda formulazioni linguistiche o l’ordine delle informazioni.
“Nel mondo digitale la lotta per il potere è anche una lotta per il racconto” scrive The Free Press. “E sempre più spesso questa battaglia si combatte non solo nelle strade o nelle prigioni, ma nelle note a piè di pagina, nelle revisioni e nell’autorità silenziosa di piattaforme che si presentano come neutrali.”
Per milioni di utenti in tutto il mondo Wikipedia rappresenta il primo punto di accesso alla storia contemporanea. La scelta di collocare un’informazione in apertura o in fondo alla pagina, di definire un evento come “protesta” o “rivolta repressa nel sangue”, può orientare la percezione di un’intera generazione di lettori.
La vicenda della pagina Wikipedia di Khamenei mostra come la storia, oggi, non si scriva soltanto nei libri o nei tribunali internazionali, ma anche nelle revisioni silenziose di un’enciclopedia online. Una guerra meno visibile ma non per questo meno decisiva.



