L’Osservatorio Antisemitismo compie 50 anni: la sua storia raccontata per tappe

di Murilo Henrique Cambruzzi
L’istituto che si occupa di monitorare l’antisemitismo in Italia compie cinque decenni di esistenza: dalla storica sede in via Eupili a quella nuova negli spazi del Memoriale della Shoah. Cinque decenni interrotti di ricerca, tra documenti, interviste, arrivando al sopravvento dell’odio antiebraico sui social media. 

Cinquant’anni di osservazione dell’antisemitismo in Italia

L’articolo ricostruisce e analizza criticamente cinquant’anni di attività dell’Osservatorio Antisemitismo della Fondazione CDEC, evidenziando la sua evoluzione da settore documentale artigianale a centro di ricerca riconosciuto a livello nazionale ed europeo. Attraverso una prospettiva storica e metodologica, e facendo uso di fonti primarie, interviste e documenti istituzionali, si ripercorrono le tappe fondamentali del suo sviluppo: dalla raccolta dei primi segnali d’allarme negli anni Sessanta alla svolta metodologica post-1982, dall’elaborazione delle categorie interpretative dell’antisemitismo classico, moderno e contemporaneo all’adozione di strumenti digitali e indicatori compositi. Particolare attenzione è dedicata alla collaborazione con istituzioni italiane ed europee, al lavoro di rete con altri osservatori (inclusi ADL, CST, CEJI), e all’integrazione della dimensione intersezionale nel monitoraggio dell’odio. L’analisi mostra come l’Osservatorio abbia saputo coniugare rigore scientifico, capacità di advocacy e impegno educativo, costituendo un presidio democratico nella lotta contro l’antisemitismo e i discorsi d’odio.

1. Le origini dell’osservazione: memoria, pregiudizio e documentazione negli anni Sessanta

Il Settore Antisemitismo del CDEC nasce in un contesto di generale rimozione del passato fascista e di una percezione diffusa dell’antisemitismo come fenomeno residuale. Tuttavia, a partire dalla seconda metà degli anni Sessanta, alcune figure del Centro – tra cui Adriana Goldstaub ed Eloisa Ravenna – iniziarono a raccogliere in modo sistematico articoli di giornale, lettere anonime, vignette, discorsi pubblici, individuando in tali materiali “segnali d’allarme” di un antisemitismo che stava assumendo nuove configurazioni.

In assenza di un quadro teorico codificato, il lavoro si fondava su una osservazione empirica, che poneva le basi per una futura categorizzazione. Le forme di antisemitismo non erano ancora definite analiticamente, ma si intuiva già una differenziazione: tra antisemitismo “classico” (basato su stereotipi storici e religiosi), forme “moderne” legate alla questione israeliana e, infine, configurazioni “contemporanee”, più sottili e simboliche. Questa distinzione verrà approfondita solo negli anni successivi, ma era già implicitamente presente nel lavoro pionieristico del “libro verde”, un archivio artigianale di ritagli e annotazioni che rappresentava al tempo stesso uno strumento documentario e una forma di denuncia culturale.

Adriana Goldstaub al Cdec, in archivio dell’antisemitismo. Cdec – Via Eupili, 8 – Milano

Secondo la testimonianza di Adriana Goldstaub, l’obiettivo non era solo “conservare” ma anche “denunciare e interpretare”. Il contesto storico era segnato da eventi che alimentavano tensioni antiebraiche: il conflitto arabo-israeliano, le polemiche sulla scuola pubblica e privata, il sensazionalismo mediatico nei confronti della comunità ebraica. Il lavoro del CDEC consisteva allora nel rendere visibile ciò che la società rimuoveva, nel costruire una memoria attiva delle forme contemporanee di antisemitismo.

 Il carattere pionieristico dell’iniziativa consisteva anche nell’assenza di modelli di riferimento. Non esistevano griglie di lettura né un lessico condiviso: la definizione stessa di antisemitismo era oggetto di dibattito. Non si distinguevano ancora chiaramente le varie forme (classico, antisionista, culturale, strutturale), né si disponeva di strumenti quantitativi. Tuttavia, l’approccio qualitativo adottato – fondato su un’osservazione costante, su criteri interpretativi contestuali e sulla riflessione etica – gettava le basi per un metodo che avrebbe progressivamente assunto tratti scientifici.

 Nel suo intervento al IV Convegno dell’Ebraismo Progressista a Parigi nel 1973, Eloisa Ravenna (allora direttrice della Fondazione CDEC) denunciava l’allarmante intensificarsi degli episodi di antisemitismo neofascista in Italia, tanto da spingere l’Unione delle Comunità Israelitiche Italiane a una denuncia pubblica e alla promozione di iniziative concrete come un comitato contro l’antisemitismo. Ravenna segnala come, già allora, si moltiplicassero le pubblicazioni antisemite, persino nei circuiti della destra neofascista, che paradossalmente arrivavano a diffondere libretti di poesie palestinesi per veicolare messaggi ostili agli ebrei, come il libretto di versi di poeti palestinesi intitolato Il nemico dell’uomo è comparso nel 1971 e da recente ristampato da una casa editrice vicina alla estrema destra. Al centro della sua analisi vi era la crescente demonizzazione del sionismo: un termine progressivamente svuotato del suo significato originario e caricato di connotazioni negative, usato come schermo ideologico per attacchi indiretti agli ebrei. Ravenna metteva in guardia contro le campagne di odio che, pur evitando la parola “ebreo”, costruivano immagini ostili che potevano riferirsi solo agli ebrei, preparando il terreno, come ammoniva, a futuri crimini.

2. Il 1982: violenza, polarizzazione e svolta metodologica

Attentato in via Eupili, 1980

Il 1982 rappresenta una svolta drammatica. In un clima esacerbato dalla guerra in Libano e dalle immagini del massacro di Sabra e Shatila, la delegittimazione di Israele si salda a un antisemitismo politico di matrice morale, in cui anche gli ebrei italiani vengono identificati come corresponsabili. Il 4 ottobre una bomba di matrice italiana esplode davanti alla sede del CDEC in via Eupili; pochi giorni dopo, il 9 ottobre, l’attentato terroristico alla sinagoga di Roma – attribuito a un gruppo filo-palestinese – causa la morte del piccolo Stefano Gaj Taché e ferisce oltre trenta persone.

Per la prima volta dalla fine della guerra, gli ebrei italiani sono oggetto di una violenza diretta, politica e mirata sul suolo nazionale.

 Per il CDEC e in particolare per il Settore Antisemitismo, quegli eventi rappresentano un punto di svolta. Adriana Goldstaub ricorda: “L’attacco ci costrinse a cambiare passo. Non bastava più raccogliere. Dovevamo analizzare, comprendere, spiegare”. Da quel momento si avvia una riflessione interna che porterà, negli anni successivi, alla strutturazione di un database, alla definizione di categorie analitiche e all’introduzione di indicatori sistematici per la raccolta e classificazione dei dati.

 La svolta metodologica del post-1982 si articola su più livelli:

  •  Tipizzazione dei contenuti: vengono definite le principali categorie dell’antisemitismo contemporaneo (negazionismo, delegittimazione di Israele, stereotipi economici, antisemitismo religioso, ecc.).
  • Cronologia e contesto: ogni episodio è analizzato in relazione al contesto storico, politico e mediatico in cui avviene.
  • Graduazione della gravità: viene elaborata una scala che distingue tra contenuti esplicitamente violenti, stereotipati, oppure ambigui ma significativi.

 Uno degli strumenti più emblematici della fase pionieristica dell’Osservatorio Antisemitismo è il cosiddetto “libro verde”, una raccolta artigianale di ritagli di giornale, volantini, vignette, lettere anonime e altri materiali documentali, compilata a partire dagli anni Sessanta da Adriana Goldstaub. Questo quaderno, custodito oggi presso l’Archivio della Fondazione CDEC, rappresenta non solo una testimonianza materiale del pregiudizio antiebraico nel discorso pubblico italiano, ma anche un atto fondativo della memoria critica e della sorveglianza civica. Come osserva Goldstaub, tale attività non aveva solo finalità conservative, ma interpretative e militanti: “non si trattava di archiviare, ma di denunciare e capire” (Goldstaub, intervista 2023). In continuità con questo approccio, le ricerche condotte da Stefano Gatti a partire dagli anni Duemila hanno contribuito ad analizzare la continuità tra retoriche storiche dell’antisemitismo e le nuove forme di estremismo di destra in Italia e in Europa. In particolare, Gatti ha evidenziato come l’immaginario cospirativo che anima molti gruppi neofascisti e neonazisti si fondi su un’antica struttura narrativa antiebraica, in cui l’ebreo è figura del potere occulto, del decadimento morale e della minaccia all’identità nazionale. Le sue analisi, spesso basate su un corpus eterogeneo di materiali testuali e visuali (dalla stampa underground ai meme digitali), mostrano come l’antisemitismo contemporaneo si configuri come “discorso cornice” che consente di connettere diverse forme di odio: anti-immigrazione, antieuropeismo, omofobia. In questo senso, il lavoro congiunto di Goldstaub e Gatti testimonia la traiettoria dell’Osservatorio dal monitoraggio empirico alla teoria critica, coniugando attenzione al dettaglio documentale e visione storica sistemica.

Si intensificano inoltre i contatti con osservatori internazionali, in particolare con l’Anti-Defamation League e il Community Security Trust (CST) britannico, Center for the Study of Contemporary European Jewry (prima Kantor Center) dell’Università di Tel Aviv e CEJI. Si avvia un processo di armonizzazione concettuale che consentirà, negli anni a venire, il confronto su scala europea. Nasce così, a partire dal trauma del 1982, una nuova fase dell’Osservatorio: da archivio empirico a strumento analitico e predittivo, capace di individuare le tendenze, influenzare il dibattito e costruire policy di prevenzione.

3. Dalla testimonianza all’analisi: strutturazione metodologica e svolta scientifica

Betti Guetta (in primo piano) e Adriana Goldstaub al Cdec, in archivio dell’antisemitismo. Cdec – Via Eupili, 8 – Milano

Già dagli anni Ottanta, studiosi come Renato Mannheimer e Enrico Finzi iniziarono a produrre dati demoscopici sull’antisemitismo in Italia. A partire dagli anni Novanta, l’Osservatorio Antisemitismo del CDEC compie un ulteriore salto di qualità: da centro di raccolta documentale diventa un vero e proprio laboratorio di ricerca applicata, in cui si sviluppano approcci misti – qualitativi e quantitativi – e si promuove l’interdisciplinarietà tra storia, sociologia, scienze della comunicazione e studi culturali. Importante è la collaborazione con il JDC – Centro Internazionale per lo Sviluppo della Comunità (ICCD), finalizzata alla realizzazione di sondaggi rivolti ai dirigenti e ai professionisti delle comunità ebraiche italiane, con l’obiettivo di raccogliere dati utili a comprendere le sfide, i bisogni e le dinamiche interne delle comunità. Il progetto è svolto sotto la supervisione di Betti Guetta per l’Italia e di Marcello Dimenstein a livello europeo.[1] A guidare questa transizione sono soprattutto figure come Betti Guetta, Stefano Gatti, Leone Hassan e, più recentemente, Murilo Cambruzzi e Larissa Bulgar, che hanno contribuito a riformulare l’oggetto di indagine dell’Osservatorio e a innovarne gli strumenti.

Betti Guetta, in particolare, introduce l’uso sistematico delle indagini campionarie e delle analisi di contenuto per valutare la percezione dell’antisemitismo tra gli ebrei italiani e nella popolazione generale. Nei suoi contributi pubblicati per il CDEC e per riviste specialistiche – tra cui il dossier di Pagine Ebraiche del 2022 – Guetta mostra come la sottovalutazione dell’antisemitismo da parte della società italiana conviva con una crescente insicurezza percepita da parte degli ebrei, soprattutto in relazione ai social media, alla scuola e alla rappresentazione pubblica dell’identità ebraica. Le sue ricerche si avvalgono di interviste in profondità, questionari semi-strutturati e focus group, contribuendo a costruire una visione articolata e dinamica del fenomeno.

Stefano Gatti, storico e analista, ha contribuito in modo decisivo alla formalizzazione delle categorie interpretative adottate dall’Osservatorio, approfondendo le genealogie culturali dell’antisemitismo nel contesto italiano e il legame tra antisemitismo e crisi della rappresentanza democratica. Nei suoi interventi, spesso in collaborazione con Guetta, ha evidenziato il nesso tra forme di radicalizzazione politica e retoriche complottiste, e la crescente difficoltà del discorso pubblico a distinguere tra critica a Israele e antisemitismo vero e proprio. Gatti ha inoltre valorizzato l’uso dell’analisi retorica e semantica applicata alla stampa e ai social network, proponendo modelli ibridi di lettura.

Leone Hassan (ora membro del CDA della Fondazione), con un approccio più legato alla filosofia politica e alla storia delle idee, ha insistito sul carattere diffuso e normalizzato del pregiudizio: non come evento eccezionale, ma come forma di sapere implicito che attraversa le istituzioni educative, i media, la cultura popolare. Nei suoi lavori ha posto l’accento sulla necessità di un’educazione critica alla cittadinanza, fondata non solo sulla memoria della Shoah, ma sulla decostruzione attiva degli stereotipi e dei frames antiebraici.

 Murilo Cambruzzi, ricercatore ed internazionalista, ha introdotto metodi di analisi digitale e network analysis per lo studio dell’antisemitismo online, mappando i flussi di contenuti su Twitter/X, Facebook, TikTok e Telegram. I suoi studi, realizzati in collaborazione con il CDEC, hanno permesso di evidenziare la nascita di “ecologie tossiche” del discorso antisemita in rete, in cui meme, ironia e propaganda si ibridano, rendendo più difficile l’identificazione immediata del pregiudizio.

 Sotto la loro direzione congiunta, l’Osservatorio ha adottato un approccio integrato che combina:

  • Analisi dei dati empirici: raccolta sistematica di episodi segnalati da vittime, associazioni, media.
  • Costruzione di indicatori compositi: per misurare intensità, diffusione e gravità del fenomeno.
  • Formazione e divulgazione: l’Osservatorio si è fatto promotore di corsi, seminari e materiali didattici rivolti a insegnanti, giornalisti, forze dell’ordine.

 Questa fase di maturazione scientifica ha permesso all’Osservatorio non solo di contribuire alla conoscenza del fenomeno, ma anche di influenzare le politiche pubbliche, le normative anti-hate speech, e i protocolli di contrasto all’odio online. A differenza di altre realtà europee, l’approccio italiano si è distinto per l’attenzione costante alla connessione tra antisemitismo e altri fenomeni d’odio, alla dimensione intersezionale e al rapporto con la storia nazionale.

4. Interazione con le istituzioni italiane: monitoraggio, advocacy e cultura politica

 Un tratto distintivo dell’Osservatorio Antisemitismo, rispetto ad altri centri di ricerca europei, è la sua costante attenzione al dialogo con le istituzioni repubblicane. Fin dagli anni Novanta, il CDEC è stato riconosciuto come interlocutore qualificato da parte di amministrazioni locali, commissioni parlamentari e organismi ministeriali, non solo per la qualità del suo lavoro empirico, ma per la capacità di proporre interpretazioni politiche del fenomeno dell’odio antiebraico, in stretta connessione con la cultura democratica italiana.

Nel corso degli anni Duemila, l’Osservatorio ha fornito supporto analitico e documentale ai lavori di diverse commissioni parlamentari. Un esempio significativo è rappresentato dalla Commissione parlamentare contro l’antisemitismo online, istituita su impulso dell’onorevole Fiamma Nirenstein nel 2009, all’interno della XIV Commissione Affari Esteri e Comunitari della Camera dei Deputati. In occasione delle audizioni (come quella del 22 aprile 2010), il CDEC fornì una serie di rapporti e analisi sull’attività dei siti negazionisti, la circolazione di contenuti razzisti sui forum italiani, e la presenza di nuclei organizzati di propaganda antiebraica su YouTube, Facebook e blog non moderati. Fu una delle prime occasioni in cui un ente di ricerca italiano sollevava pubblicamente il problema della digitalizzazione dell’odio antiebraico, ben prima che il tema diventasse oggetto di normative europee.

 In anni più recenti, l’Osservatorio è stato invitato a collaborare con la Commissione Jo Cox contro l’intolleranza, la xenofobia, il razzismo e i fenomeni di odio, istituita dalla Camera dei Deputati nel 2016 e attiva fino al 2017, sotto la presidenza della deputata Laura Boldrini. In questo contesto, il CDEC ha fornito dati comparativi sull’antisemitismo rispetto ad altri fenomeni d’odio, come islamofobia, omofobia e razzismo antinero, contribuendo a una visione intersezionale e sistemica. Il contributo del CDEC ha permesso di inserire nella relazione finale della Commissione la proposta di rafforzare l’educazione storica e civica come strumento di prevenzione, insieme alla necessità di un monitoraggio strutturato e continuativo dei discorsi d’odio sui media tradizionali e digitali.

Analogo è stato il ruolo dell’Osservatorio nella Commissione straordinaria per il contrasto dei fenomeni di intolleranza, razzismo, antisemitismo e istigazione all’odio e alla violenza, promossa dalla senatrice Liliana Segre nel 2018. Anche in questo caso, il CDEC ha fornito evidenze empiriche, proposte metodologiche e strumenti di policy. Particolarmente apprezzata è stata la capacità dell’Osservatorio di distinguere tra antisemitismo esplicito (con simboli, slogan, insulti diretti) e forme più ambigue, come la negazione del diritto all’autodeterminazione dello Stato di Israele o la ridicolizzazione della Shoah tramite ironia e meme. Le raccomandazioni del CDEC hanno influenzato il dibattito sulla responsabilità delle piattaforme digitali e sulla formazione degli operatori scolastici.

 L’impegno istituzionale dell’Osservatorio si è concretizzato anche nella partecipazione diretta alla redazione della Strategia Nazionale per il contrasto all’antisemitismo, adottata dal governo italiano nel gennaio 2021. Coordinata dalla Presidenza del Consiglio dei Ministri, e fortemente voluta da Milena Santerini, coordinatrice nazionale, la strategia recepisce esplicitamente molte delle analisi, delle raccomandazioni e delle categorie concettuali elaborate dal CDEC, con riferimento anche alla definizione operativa dell’antisemitismo fornita dall’IHRA. L’Osservatorio, insieme ad altre realtà del mondo accademico e associativo, è stato coinvolto nella redazione di linee guida per l’educazione civica, la prevenzione dell’odio online e la collaborazione con le piattaforme tecnologiche.

In sintesi, il ruolo del CDEC non si limita alla ricerca, ma si configura come interfaccia tra sapere e politica, tra cittadinanza attiva e funzione pubblica. In un tempo in cui le istituzioni democratiche affrontano nuove forme di delegittimazione, il lavoro dell’Osservatorio dimostra come la ricerca scientifica possa essere uno strumento di difesa della democrazia.

5. Social media, intersezionalità e nuovi vettori dell’odio: sfide contemporanee

 Negli ultimi quindici anni, l’Osservatorio Antisemitismo ha progressivamente orientato la propria attenzione verso l’analisi delle trasformazioni culturali e tecnologiche che ridefiniscono i modi in cui l’odio antiebraico si manifesta e si diffonde. In particolare, l’emergere dei social media ha introdotto una radicale riconfigurazione della sfera pubblica, rendendo l’antisemitismo più pervasivo, rapido e virale, ma al contempo più ambiguo e mimetico, rispetto alle forme tradizionali.

Nel quadro della Commissione Segre, l’Osservatorio ha messo in evidenza il ruolo centrale dei social nella costruzione di un clima ostile alla presenza ebraica, spesso giocato sul filo dell’ironia, della falsificazione storica e della polarizzazione emotiva. L’antisemitismo digitale non si esprime solo attraverso insulti o simboli riconoscibili, ma anche mediante strategie di disumanizzazione indiretta, delegittimazione simbolica e saturazione del discorso pubblico con retoriche antipluraliste.

La stessa senatrice Liliana Segre, sopravvissuta alla Shoah e promotrice della commissione straordinaria del Senato contro l’odio, è stata più volte oggetto di campagne coordinate di antisemitismo, ageismo e misoginia, in particolare su Twitter/X e Facebook. In alcuni casi, gli insulti si sono articolati come parodia grottesca della memoria storica, riducendo la sopravvissuta ad una “vecchia che mente per convenienza” o una “maschera del potere mondialista”. L’Osservatorio ha documentato e analizzato questi contenuti, sottolineando come la loro pericolosità derivi non solo dal contenuto in sé, ma dal contesto comunicativo e dalle dinamiche di amplificazione.

 Un caso analogo riguarda Elly Schlein, leader del Partito Democratico, colpita da una combinazione sistemica di antisemitismo, omofobia e misoginia, specie nei mesi successivi alla sua elezione. Le forme dell’odio si manifestano spesso in modi sottili: accostamenti a figure del potere finanziario ebraico, insinuazioni sulla sua “estraneità” alla cultura italiana, allusioni alla sua identità queer come “ulteriore prova” della sua alterità. L’Osservatorio ha evidenziato come questi attacchi rivelino una logica intersezionale di esclusione, in cui antisemitismo e altri pregiudizi si rafforzano reciprocamente, creando profili di vulnerabilità multipla.

L’intersezionalità si è così imposta come una delle lenti interpretative fondamentali adottate dal CDEC: l’antisemitismo non può essere isolato da altri vettori d’odio, ma deve essere analizzato nella sua interazione dinamica con sessismo, razzismo, omotransfobia e antiziganismo. Questa impostazione ha orientato anche le attività didattiche dell’Osservatorio, che nelle scuole promuove moduli formativi sulla cittadinanza intersezionale e sulla storia del pregiudizio in prospettiva comparata.

Un terreno particolarmente sensibile è quello dei giovani utenti dei social media. In un articolo pubblicato nel 2023, Betti Guetta e Murilo Henrique Cambruzzi hanno commentato il fenomeno di adolescenti italiani che su TikTok fingono di essere ebrei deportati, indossano la stella gialla o mettono in scena “skit” su Auschwitz. Questi contenuti – spesso motivati da desiderio di visibilità, curiosità o ignoranza – segnalano una crisi del rapporto tra memoria e cultura digitale, e la trasformazione della Shoah in un “format” spettacolare, disancorato dalla sua dimensione storica e morale.

 Nel commentare questo fenomeno, Guetta e Cambruzzi parlano di una “banalizzazione performativa”, in cui la storia viene ridotta a estetica e l’identità ebraica diventa un costume. Al di là dell’intenzionalità offensiva, questi comportamenti riflettono l’assenza di strumenti critici nei giovani per decodificare la memoria e comprendere la relazione tra passato e presente. L’Osservatorio ha risposto con una proposta educativa articolata, che coniuga analisi dei linguaggi digitali, laboratorio storico e decostruzione degli stereotipi visivi.

 Infine, in linea con il Rapporto nazionale NOA (2023), il CDEC ha sottolineato che l’antisemitismo contemporaneo in Italia – come nel resto d’Europa – non è riconducibile a una singola matrice ideologica, ma si esprime in forme fluide, ibride e intersezionali, che richiedono strumenti di lettura nuovi, capaci di cogliere non solo le parole, ma le immagini, le allusioni, i silenzi.

7. Dopo il 7 ottobre 2023 – Crisi globale e risposta italiana

L’attacco terroristico di Hamas contro civili israeliani il 7 ottobre 2023 e la successiva escalation militare hanno avuto un impatto profondo non solo sulla geopolitica del Medio Oriente, ma anche sul clima sociale e culturale europeo. In Italia, come in molti Paesi dell’Unione, si è assistito a una recrudescenza dell’antisemitismo in tutte le sue forme: dalla retorica del complotto a episodi di vandalismo, dalle minacce online agli insulti nei confronti di studenti ebrei nelle scuole. Ancora una volta, il “sionismo” diventa un’etichetta negativa, caricata di significati deformanti, usata per colpire chiunque esprima vicinanza allo Stato d’Israele o, più spesso, semplicemente per colpire gli ebrei. Le parole di Eloisa Ravenna nel sopracitato discorso del 1973 — “sapevamo e abbiamo taciuto” (yad’anu ve-shataknu) — suonano oggi come un monito a non ignorare i segnali di un antisemitismo che muta linguaggio, ma non intenzione.

 L’Osservatorio Antisemitismo del CDEC ha risposto all’emergenza con un monitoraggio intensivo dei media, dei social network e delle segnalazioni ricevute dalle comunità ebraiche. Nel giro di poche settimane, il numero di episodi segnalati è cresciuto esponenzialmente, con picchi significativi nei giorni successivi alle manifestazioni pubbliche, ai bombardamenti su Gaza, o a dichiarazioni politiche divisive. Come rilevato anche nel National Report Card dell’Italia 2023 curato dal progetto NOA (National Report on Antisemitism), le istituzioni italiane hanno risposto con una certa prontezza, ma con modalità spesso disomogenee, e senza un coordinamento efficace tra i vari livelli (locale, nazionale, scolastico).

 In questo contesto, l’Osservatorio si è distinto per la sua capacità di fornire dati tempestivi, analisi affidabili e supporto alle istituzioni educative, ai giornalisti e ai decisori politici. Le competenze maturate in anni di lavoro, anche attraverso i progetti europei e la Strategia Nazionale, si sono rivelate cruciali per evitare letture semplificate o strumentalizzazioni.

 Parallelamente, l’Osservatorio ha consolidato la propria presenza nei network europei più rilevanti dedicati al monitoraggio dell’odio antiebraico:

  • Facing Facts: piattaforma formativa e di capacity building rivolta a ONG, istituzioni e ricercatori, attiva nella formazione su metodologie di monitoraggio e nella sensibilizzazione sui crimini d’odio.
  • ENCATE (European Network for Countering Antisemitism through Education): rete orientata allo scambio di buone pratiche educative, all’analisi comparata delle narrative antisemite e alla produzione di risorse didattiche.
  • ENMA (European Network on Monitoring Antisemitism): progetto innovativo il cui obiettivo è costruire una metodologia condivisa a livello europeo per la raccolta e classificazione dei dati sull’antisemitismo, superando la frammentazione degli approcci nazionali.
  • Rete nazionale per il contrasto ai discorsi e ai fenomeni d’odio (retecontrolodio.org): piattaforma italiana che riunisce osservatori, università e associazioni impegnate contro l’hate speech e i crimini d’odio, con cui l’Osservatorio collabora attivamente condividendo report, indicatori e strategie.

 Grazie a queste collaborazioni, il CDEC ha contribuito non solo a monitorare la situazione italiana, ma a costruire una memoria comparata dell’odio in Europa, capace di riconoscere pattern ricorrenti, reti transnazionali di propaganda e meccanismi di radicalizzazione condivisi. I dati raccolti a seguito del 7 ottobre sono stati messi a disposizione dei partner europei e discussi in diversi incontri internazionali, alimentando un dibattito critico sul ruolo dei social media, delle istituzioni scolastiche e della leadership politica.

 L’adesione a queste reti non ha solo valore simbolico: essa consente all’Osservatorio di partecipare alla definizione delle linee guida europee, all’elaborazione di raccomandazioni per i governi nazionali, e alla progettazione di strumenti digitali per la rilevazione in tempo reale dell’antisemitismo online. In un’epoca segnata da crisi simultanee e comunicazione accelerata, questa capacità di azione coordinata e scientificamente fondata rappresenta una risorsa fondamentale per le democrazie.

 Inoltre, dal 2024 è stato intrapreso il lavoro di riordino e catalogazione (circa 160 faldoni, approssimativamente 14 metri lineari), la digitalizzazione dell’archivio fotografico condotto da Giovanni Steinwurzel (circa 3 mila fotografie dagli anni 70 in avanti), e la catalogazione dell’archivio digitale presso la piattaforma Xdams dall’autore.

8. Conclusione – Antisemitismo, ricerca e impegno civile

1976, Italia, Via Giuseppe Mercalli 15 – 21, muro dell’istituto scolastico Cardinal Ferrari. Milano (Fonte: Osservatorio antisemitismo) 21 aprile 1976

La storia dell’Osservatorio Antisemitismo della Fondazione CDEC non è solo la cronaca di una struttura che ha saputo evolversi nel tempo. È anche la testimonianza di un approccio alla ricerca che unisce rigore metodologico, consapevolezza storica e responsabilità civile. Dalla raccolta artigianale degli anni Sessanta al contributo alla Strategia Nazionale contro l’antisemitismo e ai progetti europei più avanzati, l’Osservatorio ha costruito un modello di intervento che affonda le sue radici in una visione etica della ricerca, intesa come forma di cittadinanza attiva.

 L’attività dell’Osservatorio ha mostrato che l’antisemitismo non è un relitto del passato, ma un indicatore sensibile della tenuta democratica, uno specchio in cui si riflettono le paure, le retoriche e i fallimenti di una società. L’odio antiebraico si rinnova nei linguaggi, nei contesti e nei vettori tecnologici, ma mantiene una funzione strutturale: delegittimare la diversità, ridurre la complessità storica a cliché, costruire capri espiatori.

Contrastarlo non significa solo denunciarlo, ma comprenderlo in profondità, analizzarlo nei suoi aspetti impliciti e simbolici, e soprattutto restituire alla società strumenti per riconoscerlo. In questo senso, l’Osservatorio ha operato non come un semplice archivio o centro di raccolta dati, ma come un laboratorio culturale e politico, capace di generare sapere critico, incidere sulle politiche pubbliche e formare le coscienze.

Il contributo di figure come Adriana Goldstaub, Betti Guetta, Stefano Gatti, Leone Hassan, insieme al lavoro di rete con altri osservatori, istituzioni e volontari (Nathan Greppi, giovani del servizio civile austriaco ed italiano, ecc) ha permesso al CDEC di offrire uno sguardo multidimensionale sull’antisemitismo contemporaneo: uno sguardo che non teme la complessità, che valorizza la dimensione intersezionale, e che tiene insieme passato e presente.

 In un momento storico segnato da crisi multiple – sanitaria, climatica, politica – e da una crescente sfiducia verso le istituzioni democratiche, il lavoro dell’Osservatorio Antisemitismo rappresenta un esempio virtuoso di come la ricerca possa farsi presidio di libertà, contribuendo a costruire società più giuste, inclusive e consapevoli.

Bibliografia

Molotov con biglietto intimidatorio davanti alla scuola ebraica di Milano di via Sally Mayer del 16 novembre 1976. (Fonte: Osservatorio antisemitismo)

Smulevich, Adam. “Dai social alla scuola: l’odio che normalizza l’antisemitismo.” Pagine Ebraiche, gennaio 2022. https://osservatorioantisemitismo.b-cdn.net/wp-content/uploads/2022/01/Pagine-Ebraiche-1-22-DOSSIER.pdf

Fondazione CDEC – Osservatorio Antisemitismo. “La guerra nel Libano e l’opinione pubblica italiana. Confusione, distorsione, pregiudizio, antisemitismo.” 6 giugno–8 ottobre 1982. https://www.osservatorioantisemitismo.it/approfondimenti/la-guerra-nel-libano-e-lopinione-pubblica-italiana-confusione-distorsione-pregiudizio-antisemitismo-6-giugno-8-ottobre-1982/

Goldstaub, A. (2023). Intervista sull’origine dell’Osservatorio Antisemitismo. Archivio Fondazione CDEC.

CDEC – Fondazione Centro di Documentazione Ebraica Contemporanea. (s.d.). Il “libro verde” di Adriana Goldstaub. Milano: Archivio Fondazione CDEC.

Guetta, Betti, e Murilo Henrique Cambruzzi. “Commento al fenomeno dei giovanissimi utenti di TikTok che fingono di essere ebrei deportati.” Osservatorio Antisemitismo, 2023. https://www.osservatorioantisemitismo.it/articoli/betti-guetta-e-murilo-henrique-cambruzzi-dellosservatorio-antisemitismo-della-fondazione-cdec-commentano-il-fenomeno-dei-giovanissimi-utenti-di-tiktok-che-creano-video-in-cui-fingono-di-esser/

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Osservatorio Antisemitismo – CDEC. HIDEANDOLA: Indagine quantitativa e qualitativa della copertura informativa del fenomeno dell’antisemitismo in Italia (2017–2021) A cura di Giacomo Buoncompagni. 2023. https://osservatorioantisemitismo.b-cdn.net/wp-content/uploads/2023/01/Buoncompagni-Indagine-quanti-qualitativa-della-copertura-informativa-del-fenomeno-dellantisemitismo-in-Italia-2017-2021.pdf

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Ravenna, Eloisa, “Discorso di Eloisa Ravenna al IV Convegno dell’ebraismo progressista, Parigi, 1973”, Archivio Fondazione CDEC

Reichel, Daniel. “Milano, la bomba in via Eupili. L’atmosfera tossica del 1982.” Moked, 11 settembre 2022. https://moked.it/blog/2022/09/11/milano-la-bomba-in-via-eupilie-latmosfera-tossica-del-1982/

[1] https://www.osservatorioantisemitismo.it/articoli/betti-guetta-responsabile-dellosservatorio-antisemitismo-della-fondazione-cdec-commenta-lindagine-sui-dirigenti-e-sui-professionisti-delle-comunita-ebraiche-europee-del-centro-internazionale-per/