di Nina Prenda
Il voto israeliano assume un rilievo particolare anche in prospettiva storica. Solo un anno fa, Israele si era schierato con Stati Uniti e Russia contro una risoluzione che riaffermava l’integrità territoriale dell’Ucraina nel terzo anniversario della guerra, segnando la prima presa di distanza formale da Kiev dall’inizio del conflitto. Ora invece fornirà 117 generatori di energia all’Ucraina.
Nel giorno del quarto anniversario dell’invasione russa, l’Assemblea generale delle Nazioni Unite ha ribadito il proprio sostegno all’Ucraina, approvando una risoluzione che riafferma la sovranità e l’integrità territoriale di Kiev entro i confini riconosciuti a livello internazionale. Il testo è passato con 107 voti favorevoli, 12 contrari e 51 astensioni. Tra queste ultime spicca quella degli Stati Uniti, mentre Israele ha votato a favore, segnando una rara divergenza rispetto alla linea di Washington, suo tradizionale e più stretto alleato in sede ONU.
La risoluzione impegna l’Assemblea al rispetto della sovranità, dell’indipendenza e dell’unità dell’Ucraina e invoca un cessate il fuoco immediato e incondizionato, oltre a una “pace completa, giusta e duratura”. Un linguaggio che, tuttavia, non ha convinto la delegazione americana. Secondo quanto riferito dal Times of Israel, le missioni diplomatica statunitense e israeliana avevano discusso a lungo il voto nei giorni precedenti.
L’inviato israeliano delle Nazioni Unite Danny Danon ha detto al Times of Israel che “gli Stati Uniti e Israele hanno ciascuno i propri calcoli. Prendiamo in considerazione una serie di fattori, compresi i voti russi contro di noi alle Nazioni Unite. A volte c’è un linguaggio nella risoluzione che gli Stati Uniti non possono accettare.” Gli Stati Uniti avevano chiesto un voto separato sui paragrafi relativi all’integrità territoriale e al diritto internazionale, proposta che però non ha trovato consenso.
Il contesto politico non è secondario. Il passaggio alla Casa Bianca da Joe Biden a Donald Trump ha segnato un raffreddamento evidente del sostegno incondizionato di Washington a Kiev. L’amministrazione Trump ha progressivamente reinserito il presidente russo Vladimir Putin nel circuito diplomatico e ha evitato, in più occasioni, una condanna esplicita dell’invasione del 2022.
La vice rappresentante statunitense all’ONU, Tammy Bruce, ha dichiarato di accogliere favorevolmente l’appello al cessate il fuoco, ma ha criticato la presenza di un linguaggio che, a suo dire, rischia di distrarre dagli sforzi diplomatici invece di rafforzarli. Eppure, proprio nella stessa giornata, i leader del G7, tra cui Trump, hanno diffuso una dichiarazione congiunta riaffermando il loro “incrollabile sostegno all’Ucraina”, a conferma delle ambiguità che attraversano oggi il fronte occidentale.
Non è la prima volta che Washington si discosta dal consenso multilaterale. Nel gennaio 2025, a poche settimane dal ritorno di Trump al potere, gli Stati Uniti avevano votato contro una risoluzione dell’Assemblea generale che chiedeva una pace “giusta e duratura”. Successivamente, la delegazione americana ha promosso al Consiglio di Sicurezza una risoluzione sostenuta anche dalla Russia, che invocava la pace ma ometteva qualsiasi riferimento all’integrità territoriale ucraina, suscitando forte irritazione tra gli alleati europei di Kiev.
Dal fronte ucraino, il viceministro degli Esteri Mariana Betsa ha accusato Mosca di non mostrare alcuna reale volontà di porre fine all’aggressione, nonostante i tentativi di mediazione guidati dagli Stati Uniti e sostenuti dall’Europa. Di segno opposto la replica russa: la vice ambasciatrice Anna Evstigneeva ha invitato Kiev a privilegiare la diplomazia “invece di promuovere voti politicizzati”.
Il voto israeliano assume un rilievo particolare anche in prospettiva storica. Solo un anno fa, Israele si era schierato con Stati Uniti e Russia contro una risoluzione che riaffermava l’integrità territoriale dell’Ucraina nel terzo anniversario della guerra, segnando la prima presa di distanza formale da Kiev dall’inizio del conflitto.
Israele darà all’Ucraina generatori
Il ministro degli Esteri Gideon Sa’ar ha annunciato martedì 25 febbraio 2026 che Israele invierà 117 generatori di energia in Ucraina. I dispositivi saranno distribuiti nella regione di Kiev, ha detto il suo ufficio in una dichiarazione. La mossa è arrivata a seguito di discussioni con il ministro degli Esteri ucraino Andrii Sybiha “sull’urgente fabbisogno energetico”, ha detto. “Mentre le comunità continuano ad affrontare attacchi alle infrastrutture critiche, Israele rimane impegnato a fornire assistenza umanitaria pratica e salvavita sul campo”, ha detto la dichiarazione, riferendosi al targeting della Russia di obiettivi legati all’energia in Ucraina.
Sa’ar ha anche parlato al telefono con il rabbino Meir Stambler, presidente della Federazione delle comunità ebraiche dell’Ucraina. In una dichiarazione che confermava la telefonata con Sa’ar, Sybiha ha detto di aver ringraziato Israele per il suo voto alle Nazioni Unite. “Si tratta di sostenere la vita, la pace e la verità”, ha riferito Andrii Sybiha. “Abbiamo discusso della nostra agenda bilaterale e delle sfide comuni alla sicurezza, comprese quelle poste dall’Iran”. “Ho espresso gratitudine per l’assistenza umanitaria di Israele durante questo difficile inverno, in particolare 117 generatori mobili che saranno forniti domani alla regione di Kiev”, ha aggiunto Sybiha.
Israele ha resistito nel fornire armi all’Ucraina (che ha richiesto sistemi di difesa aerea) dicendo che aveva bisogno di evitare di mettere a repentaglio le relazioni diplomatiche con Mosca. Una seconda ragione principale data all’inizio della guerra era la necessità strategica di mantenere la libertà delle operazioni in Siria, dove le forze russe controllavano in gran parte lo spazio aereo. Tuttavia, ciò è cambiato dalla caduta del regime di Assad, alleato di Mosca.
Sa’ar ha incontrato anche il presidente ucraino Volodymyr Zelensky e Sybiha a Kiev a luglio 2025, dove hanno concordato di avviare un dialogo strategico bilaterale sulla minaccia iraniana. Altri colloqui sono previsti per il mese prossimo.
L’Ucraina ha recentemente adottato una serie di misure a sostegno delle posizioni israeliane. Lo scorso dicembre, si è astenuta dal voto delle Nazioni Unite contro Israele presso la Corte internazionale di giustizia e, a febbraio, ha designato le guardie rivoluzionarie islamiche come organizzazione terroristica.



