di Pietro Baragiola
Inizialmente programmato per luglio, il debutto della nuova stagione è stato posticipato per via della guerra di dodici giorni tra Israele e Iran, permettendo alla distribuzione di mandare in onda i nuovi episodi solamente il 9 gennaio 2026 con cadenza settimanale fino al 27 febbraio.
A gennaio, mentre l’onda delle proteste anti-regime attraversava l’Iran, Apple TV+ ha deciso di mettere in onda la terza stagione di Tehran, la serie israeliana che racconta le missioni sotto copertura di un’agente del Mossad all’interno della capitale iraniana.
Una coincidenza temporale che ha spiazzato centinaia di spettatori ma che, secondo il regista Daniel Syrkin, non è stata affatto pianificata con intento politico.
“Penso che Apple stesse solo aspettando di avere un attimo libero nel suo catalogo di prodotti per rilasciare la nuova stagione, ma non poteva prevedere quanto questa si sarebbe intrecciata con gli eventi reali” ha dichiarato Syrkin nella sua intervista al Times of Israel.
Nata come thriller d’intelligence, Tehran si trova oggi ad affrontare quella sempre più labile distinzione tra fiction e realtà, andando a toccare temi importanti che hanno ridefinito lo scenario geopolitico della regione.
La terza stagione di Tehran

Seguendo gli eventi della stagione precedente, i nuovi episodi di Tehran vedono l’agente del Mossad Tamar Rabinyan (Niv Sultan) che, segnata dalla perdita dei suoi alleati e senza più una rete di protezione, sarà costretta a muoversi nell’ombra per ricostruire la sua identità operativa, se vuole sopravvivere.
Oltre ai volti già noti di Shaun Toub e Shila Ommi, la terza stagione introduce nel cast anche il celebre attore britannico Hugh Laurie nel ruolo dell’ispettore nucleare sudafricano Eric Peterson, figura chiave in un intrigo legato al programma atomico iraniano. La trama intreccia missioni clandestine, tensioni politiche e scelte morali, mantenendo il confine tra operazioni di intelligence e conseguenze personali.
Inizialmente programmato per luglio, il debutto della nuova stagione è stato posticipato per via della guerra di dodici giorni tra Israele e Iran, permettendo alla distribuzione di mandare in onda i nuovi episodi solamente il 9 gennaio 2026 con cadenza settimanale fino al 27 febbraio.
Le proteste in Iran e il futuro della serie
Quasi due settimane prima della premiere della nuova stagione, il 28 dicembre in Iran sono scoppiate diverse manifestazioni contro la crisi economica, trasformatesi rapidamente in un movimento di massa contro il sistema al potere.
La repressione è stata durissima e, secondo le stime del sito iraniano Iran International, ha portato ad oltre 36.500 morti.
Questi fatti hanno personalmente coinvolto anche Syrkin e tutti i membri del cast con origini iraniane.
“Eravamo totalmente immersi negli eventi” ha spiegato il regista. “Gran parte dei miei amici sono iraniani in esilio e sono molto preoccupati per le loro famiglie rimaste in patria.”
Anche la protagonista Niv Sultan ha utilizzato i suoi profili social per esprimere il proprio sostegno ai manifestanti mentre l’attrice e cantante Liraz Charhi, presente nella seconda stagione, ha condiviso quotidianamente aggiornamenti e iniziative di solidarietà in Israele, sottolineando la forte connessione emotiva che lega parte della società israeliana al destino del popolo iraniano.
Nel pieno di questi eventi, Apple TV+ ha confermato il rinnovo di Tehran per una quarta stagione, affermando che non solo i nuovi episodi sono già in produzione ma avranno come tema principale le conseguenze geopolitiche del 7 ottobre 2023.
“Il nostro è un continuo inseguimento tra fiction e cronaca” ha affermato Syrkin, raccontando di aver vissuto con grande sgomento gli eventi del 7 ottobre e che non avrebbe potuto immaginare quanto i fatti che ne sono seguiti avrebbero trasformato la percezione della sua serie agli occhi degli spettatori. “Tehran non nasce per commentare la realtà moderna, bensì per raccontare la lunga storia di tensioni tra Israele e Iran. Dopo il 7 ottobre però la fiction si è trovata improvvisamente più vicina agli eventi reali. Per questo motivo il nostro team creativo ha dovuto rivedere alcuni equilibri narrativi all’interno della sceneggiatura e aggiornare la direzione della quarta stagione in modo da allinearsi al nuovo clima nella regione, cercando di mantenerne l’autenticità senza cadere nella reazione emotiva del momento.”
Il regista si è soffermato anche sull’importanza di mostrare personaggi complessi, evitando caricature ideologiche. Quando rappresenta funzionari del regime iraniano, ad esempio, cerca sempre di comprenderne le motivazioni, convinto che la credibilità narrativa della serie dipenda dalla sua capacità di mostrare tutte le sfaccettature del conflitto.
“Lavorare a Tehran è diventato un modo personale per elaborare ciò che accade nella regione” ha concluso Syrkin. “E per me, continuare a scrivere serve a trasformare l’ansia collettiva in un racconto.”
L’improvvisa morte della produttrice
Mentre la quarta stagione della serie è in piena produzione, nelle ultime ore è giunta la notizia della scomparsa della produttrice Dana Eden, morta il 15 febbraio durante le riprese ad Atene.
Il corpo è stato trovato dal fratello della produttrice con segni di lividi al collo e agli arti nella sua stanza d’hotel e diverse pillole sparse per terra.
Le indagini sono ancora aperte ma il cast di Tehran ha già chiesto alla stampa il massimo rispetto nei confronti di Eden e della sua famiglia, per rendere omaggio ad una figura che si è rivelata centrale per la televisione israeliana contemporanea, nonché responsabile del successo globale della serie.



