di Nina Prenda
In una nota diffusa dall’organizzazione, MSF riferisce che negli ultimi mesi pazienti e personale hanno più volte osservato uomini armati, in alcuni casi con il volto coperto, muoversi in diverse aree del vasto complesso ospedaliero. Segnalati anche episodi ritenuti inaccettabili: dalla presenza armata alle intimidazioni, fino agli arresti arbitrari di pazienti e a un recente caso sospetto di trasferimento di armi.
Medici Senza Frontiere ha annunciato la sospensione delle attività mediche non urgenti presso l’ospedale Nasser di Khan Younis, nel sud della Striscia di Gaza, motivando la decisione con la presenza di uomini armati all’interno della struttura e con una recente situazione definita “sospetto movimento di armi”. Secondo l’organizzazione, individui armati avrebbero inoltre proceduto all’arresto di alcuni pazienti.
La presa di posizione di MSF rappresenta un fatto senza precedenti: è la prima volta che un’organizzazione umanitaria internazionale operante a Gaza segnala pubblicamente la presenza di uomini armati in un ospedale e il possibile utilizzo di una struttura sanitaria per attività militari o logistiche.
In una nota diffusa dall’organizzazione, MSF riferisce che negli ultimi mesi pazienti e personale hanno più volte osservato uomini armati, in alcuni casi con il volto coperto, muoversi in diverse aree del vasto complesso ospedaliero. “Questi episodi, precisa MSF, non si sono verificati nei reparti in cui operiamo direttamente, ma in altre sezioni dell’ospedale”. La sospensione delle attività, entrata in vigore il 20 gennaio 2026, è stata definita una misura necessaria a tutela della sicurezza.

Con il fragile cessate il fuoco in vigore, le équipe di MSF hanno registrato un’escalation di episodi ritenuti inaccettabili: dalla presenza armata alle intimidazioni, fino agli arresti arbitrari di pazienti e a un recente caso sospetto di trasferimento di armi. “Si tratta di gravi minacce alla sicurezza dei nostri operatori e delle persone che assistiamo”, sottolinea l’organizzazione.
Un rappresentante di MSF ha precisato a Reuters che l’organizzazione continua comunque a garantire alcuni servizi essenziali all’ospedale Nasser, in particolare le cure ospedaliere e chirurgiche salvavita per i pazienti più gravi.
Dal canto suo, il Ministero dell’Interno guidato da Hamas ha assicurato l’impegno a impedire qualsiasi presenza armata all’interno degli ospedali, annunciando possibili azioni legali contro i responsabili. Nella dichiarazione si fa riferimento all’ingresso recente di uomini armati appartenenti a famiglie locali, senza tuttavia fornire nomi o dettagli.
La questione si inserisce in un contesto già altamente controverso. Israele ha più volte sostenuto di disporre di prove sull’uso sistematico delle strutture sanitarie da parte di gruppi terroristici palestinesi come basi operative, sfruttando lo status protetto degli ospedali. Alcuni ostaggi israeliani hanno inoltre riferito di essere stati detenuti proprio all’interno dell’ospedale Nasser.
Già lo scorso anno, un medico che ricopriva anche il ruolo di portavoce dell’ospedale aveva denunciato pressioni e minacce da parte della Jihad islamica palestinese, dopo essersi rifiutato di consentire l’ingresso dei miliziani e l’utilizzo della struttura per fini non sanitari.
All’inizio di questo mese, Israele ha annunciato la sospensione di tutte le attività di MSF a Gaza e in Cisgiordania, accusando l’organizzazione di non aver fornito un elenco completo del proprio personale palestinese. MSF ha respinto l’accusa, definendo il provvedimento, che entrerà in vigore il 1° marzo, un “pretesto” per ostacolare l’afflusso degli aiuti umanitari. In precedenza, le autorità israeliane avevano sostenuto che almeno due dipendenti dell’organizzazione fossero affiliati a Hamas e alla Jihad islamica palestinese.



