Tucker Carlson e la carta dei cristiani contro Israele

Personaggi e Storie

di Davide Cucciati
In visita in Giordania, al sito del Battesimo di Gesù sul fiume Giordano, ha elogiato il ruolo del governo di Amman nella preservazione dei luoghi cristiani, e ha definito la custodia giordana e l’allocazione di terre per le chiese un “messaggio molto importante” in un tempo di instabilità nell’area. Ma soprattutto ha accusato Israele di non fare vivere bene i cristiani, che, a suo dire, dimuiscono nei numeri. E scoppia la polemica nel mondo cristiano.

 

Tucker Carlson è uno dei commentatori più influenti dell’universo conservatore americano. Ex volto di punta di Fox News, oggi è soprattutto un editore di sé stesso, capace di spostare l’agenda del mondo MAGA con interviste e monologhi pubblicati online. Il suo account su X vanta più di 17 milioni di follower, un bacino che gli consente di trasformare ogni scelta editoriale in un segnale politico per una parte della destra statunitense.

Nelle ultime settimane, secondo The New Arab del 5 febbraio 2026, Carlson ha visitato, in Giordania, il sito del Battesimo di Gesù sul fiume Giordano, ha elogiato il ruolo del governo di Amman nella preservazione dei luoghi cristiani, e ha definito la custodia giordana e l’allocazione di terre per le chiese un “messaggio molto importante” in un tempo di instabilità nell’area. Il passaggio che ha fatto più rumore, però, non è l’elogio alla monarchia hashemita. Infatti, la considerazione più dirompente di Carlson è stata l’accusa a Israele: “Come stanno i cristiani in Terra Santa? Stanno prosperando o stanno soffrendo? E la verità è diventata piuttosto ovvia negli ultimi anni, ovvero che in Israele non stanno prosperando. I loro numeri non stanno crescendo. Si stanno riducendo, e c’è un enorme dibattito sul perché. Ci sono dei video nei quali degli estremisti religiosi ebrei sputano addosso a membri del clero cristiano. E questo è qualcosa che la maggior parte degli americani non sapeva fosse successo, non pensava potesse accadere, soprattutto perché gli Stati Uniti, il paese cristiano più importante al mondo, sta finanziando tutto questo.”

Il mondo evangelico pro Israele ha prontamente risposto a Tucker Carlson: secondo Ynet del 12 febbraio 2026, il cristiano evangelico americano-israeliano Joel Rosenberg (che dirige All Israel News) ha avvertito l’ex volto di FoxNews che, secondo la Bibbia, “Dio benedirà coloro che benedicono i figli di Avraham, Isaac e Yakhov e maledirà chi non lo fa. Non auguro il male a Tucker Carlson ma è chiaro che lui desidera il male contro Israele, il popolo ebraico e tutti i cristiani che amano e sostengono Israele”. Successivamente, Rosenberg ha sottolineato che la popolazione cristiana in Israele è di 184.000 persone (quasi il 2% della popolazione) e che i numeri risultano in crescita, non in crollo: “I cittadini cristiani in Israele hanno pieni e uguali diritti come ogni ebreo, come ogni musulmano, come tutti gli altri”.

Il secondo punto riguarda episodi che esistono davvero. La linea evangelica pro Israele è quella di riconoscere che ci sono stati casi di molestie, sputi e intimidazioni da parte di “estremisti ebrei” a danno di qualche cristiano ma si evidenziano due elementi: l’assenza di una politica di persecuzione da parte dello Stato di Israele e l’ingiustificato uso strumentale di singoli episodi per rappresentare l’intero Stato ebraico. Inoltre, i cristiani evangelici hanno puntualizzato che in Giordania i convertiti dall’Islam possono affrontare conseguenze davanti a tribunali religiosi e sul piano dello status personale, un dettaglio che rende meno semplice la trasformazione di Amman in un esempio “puro” di libertà religiosa.

Questo scontro, in realtà, si inserisce in una frattura più ampia dentro il mondo cristiano, tra il campo evangelico americano spesso vicino al sionismo cristiano, e molte chiese storiche del Medio Oriente che da anni contestano quell’impianto. Infatti,  in data 22 gennaio 2026, Mosaico aveva già dato notizia della dichiarazione, firmata dai Patriarchi e Capi delle “Chiese in Terra Santa”, che condanna il “sionismo cristiano” come una delle “ideologie dannose” capaci di fuorviare i fedeli e incrinare l’unità ecclesiale.

In controluce, la vicenda racconta una lotta per la rappresentanza. Carlson parla a un vasto pubblico americano e usa la condizione dei cristiani come leva per tentare di ridefinire il rapporto tra il mondo conservatore e Israele. Mentre negli Stati Uniti si combatte questa battaglia nella destra che, in estrema sintesi, si gioca tra MAGA “puristi” e Neocon, e chiese storiche del Medio Oriente rimarcano la propria centralità e rifiutano che la loro voce venga sostituita dal sionismo cristiano incarnato soprattutto dai cristiani evangelici.