di Nina Prenda
L’indagine, condotta tra il 26 settembre e il 9 ottobre 2025 su un campione di 1.222 adulti ebrei americani, rivela che il 55% degli intervistati ha evitato eventi pubblici, luoghi o comportamenti che potessero renderli riconoscibili come ebrei, inclusa la scelta di non indossare simboli religiosi o di limitare la propria presenza online. Una percentuale sostanzialmente invariata rispetto al 56% registrato nel 2024, ma in netto aumento rispetto al 46% del 2023 e al 38% del 2022.
Più di un ebreo americano su due ha cambiato il proprio comportamento quotidiano nel 2025 a causa del timore di episodi antisemiti. È uno dei dati più significativi che emergono dal nuovo sondaggio pubblicato dall’American Jewish Committee (AJC), secondo cui il clima di insicurezza vissuto dalla comunità ebraica negli Stati Uniti si è ormai stabilizzato su livelli allarmanti.
L’indagine, condotta tra il 26 settembre e il 9 ottobre 2025 su un campione di 1.222 adulti ebrei americani, rivela che il 55% degli intervistati ha evitato eventi pubblici, luoghi o comportamenti che potessero renderli riconoscibili come ebrei, inclusa la scelta di non indossare simboli religiosi o di limitare la propria presenza online. Una percentuale sostanzialmente invariata rispetto al 56% registrato nel 2024, ma in netto aumento rispetto al 46% del 2023 e al 38% del 2022.
Anche la frequenza degli episodi antisemiti personali resta elevata: un terzo degli intervistati ha dichiarato di essere stato direttamente vittima di un incidente nel corso del 2025. Un dato che non segna miglioramenti rispetto all’anno precedente e che, secondo l’AJC, suggerisce l’affermarsi di una “nuova, inquietante normalità” dopo gli eventi del 7 ottobre.
«Le cose non stanno migliorando in modo significativo», ha dichiarato Ted Deutch, amministratore delegato dell’AJC. «Ma non possiamo permetterci di accettare questa situazione come un punto di partenza. Non devono accettarlo gli ebrei, e non dovrebbe accettarlo l’America».
Il sondaggio ha inoltre misurato l’impatto emotivo di alcuni recenti attacchi antisemiti di alto profilo, tra cui l’attentato incendiario alla residenza del governatore della Pennsylvania Josh Shapiro, la sparatoria mortale di due dipendenti dell’ambasciata israeliana a Washington e l’attacco esplosivo contro una manifestazione per gli ostaggi israeliani a Boulder, in Colorado. Il 25% degli intervistati ha dichiarato che questi episodi li hanno fatti sentire “molto” meno sicuri, mentre il 31% ha parlato di una riduzione della sicurezza “abbastanza significativa” e il 32% “moderata”.
Nel complesso, due terzi degli ebrei americani ritengono che oggi negli Stati Uniti la loro comunità sia meno sicura rispetto a un anno fa.
Per Deutch, i risultati del rapporto vanno letti come un campanello d’allarme che riguarda l’intera società. «Questo non è solo ciò che sta accadendo agli ebrei», ha detto. «Storicamente siamo stati il canarino nella miniera di carbone. Ignorare questi segnali significa mettere a rischio le fondamenta della nostra società e della nostra democrazia».
Per la prima volta, l’AJC ha chiesto agli intervistati di valutare la risposta del presidente Donald Trump all’antisemitismo nel Paese. Circa due terzi hanno espresso disapprovazione, con una spaccatura netta lungo le linee politiche: l’84% degli ebrei democratici giudica negativamente l’operato del presidente, contro appena il 9% degli ebrei repubblicani.
Il sondaggio arriva in un momento di crescente frustrazione all’interno della leadership ebraica. Alla recente Conferenza internazionale sulla lotta all’antisemitismo di Gerusalemme, il politologo Yoram Hazony ha parlato di un «livello estremamente alto di incompetenza» nell’attuale sistema di contrasto all’odio antiebraico. E Bret Stephens, editorialista del New York Times, ha sostenuto che la comunità ebraica dovrebbe concentrare le proprie risorse sul rafforzamento della vita e dell’identità ebraica, piuttosto che su una battaglia ritenuta sempre più inefficace.
Una contrapposizione che Deutch respinge con decisione. «Non è una scelta tra due alternative», ha affermato. «Dobbiamo fare entrambe le cose: investire nell’educazione e nella formazione dei futuri leader ebrei e, allo stesso tempo, impegnarci con la società più ampia per contrastare l’antisemitismo. Rinunciare a uno dei due fronti non è un’opzione».



