Furto, sicurezza e identità: la squadra israeliana di bob tra emergenza logistica e prova di resilienza

Israele
di Anna Balestrieri

A rendere pubblico l’accaduto è stato il pilota del team, AJ Edelman, che sui social ha raccontato come l’appartamento utilizzato da alcuni atleti per il periodo di allenamento sia stato svaligiato. I ladri avrebbero trafugato passaporti, valigie, scarpe e attrezzature tecniche, per un danno complessivo quantificato in «migliaia di dollari». Secondo quanto riferito, l’episodio non sarebbe avvenuto in Italia, ma in una località dove parte della squadra stava svolgendo la preparazione in vista dei Giochi. Sul posto era presente l’allenatore Itamas Shprinz, mentre Edelman si trovava già in Italia.

 

Un furto che colpisce passaporti, valigie e attrezzature sportive, alla vigilia dell’appuntamento olimpico più importante. Ma anche una reazione immediata, compatta, quasi simbolica. L’episodio che ha coinvolto alcuni membri della nazionale israeliana di bob durante la preparazione per Milano-Cortina 2026 va oltre la cronaca nera e si inserisce in un contesto in cui sport, sicurezza e identità nazionale si intrecciano sempre più strettamente.
Il furto durante il ritiro: portati via documenti e materiale

A rendere pubblico l’accaduto è stato il pilota del team, AJ Edelman, che sui social ha raccontato come l’appartamento utilizzato da alcuni atleti per il periodo di allenamento sia stato svaligiato. I ladri avrebbero trafugato passaporti, valigie, scarpe e attrezzature tecniche, per un danno complessivo quantificato in «migliaia di dollari».

Secondo quanto riferito, l’episodio non sarebbe avvenuto in Italia, ma in una località dove parte della squadra stava svolgendo la preparazione in vista dei Giochi. Sul posto era presente l’allenatore Itamas Shprinz, mentre Edelman si trovava già in Italia.

Base segreta e misure di sicurezza rafforzate

La reazione delle autorità sportive israeliane è stata immediata. Una parte della squadra continuerà ad allenarsi in una base la cui posizione non è stata resa pubblica per ragioni di sicurezza, almeno fino alla prossima settimana, quando è previsto il trasferimento verso Milano-Cortina.
La scelta della riservatezza segnala come, nel clima internazionale attuale, anche una rappresentativa sportiva possa essere considerata un potenziale obiettivo sensibile. La dimensione olimpica non sospende le logiche della sicurezza, soprattutto quando in campo c’è Israele.

Siamo tornati subito ad allenarci”

Nonostante il colpo subito, la squadra non ha interrotto la preparazione. In un messaggio pubblicato su X, Edelman ha sottolineato come gli atleti siano rientrati in pista già il giorno successivo.
«Una violazione così grave – valigie, scarpe, attrezzature, passaporti rubati – e i ragazzi sono tornati subito ad allenarsi oggi», ha scritto. «Credo davvero che questa squadra incarni lo spirito israeliano».
Parole che trasformano un fatto di cronaca in un racconto di resilienza, e che contribuiscono a costruire una narrazione identitaria intorno al team.

Un esordio storico per Israele nel bob

Milano-Cortina 2026 segnerà la prima partecipazione di Israele alle Olimpiadi nella disciplina del bob. La qualificazione è arrivata in seguito alla rinuncia della Gran Bretagna a uno dei posti disponibili, che ha permesso a Israele – prima tra le riserve – di entrare nel tabellone olimpico.
La squadra sarà in gara sia nel bob a due sia nel bob a quattro. Nel due, Edelman avrà come frenatore Menachem Chen; nel quattro sono indicati Ward Fawarseh e Omer Katz come componenti dell’equipaggio.

Oltre la cronaca: sport sotto pressione

Il furto subito dalla squadra israeliana di bob non è soltanto un incidente logistico. È il segnale di quanto, nell’attuale contesto geopolitico, anche lo sport olimpico sia attraversato da tensioni, simboli e vulnerabilità.
Tra basi segrete, documenti sottratti e dichiarazioni identitarie, l’avvicinamento di Israele a Milano-Cortina avviene sotto il segno di una doppia sfida: quella sportiva e quella, più ampia, della sicurezza e della rappresentazione. Una condizione che rischia di accompagnare non solo questa squadra, ma l’intera Olimpiade.