Israele convince Moody’s (a metà)

Israele

di Davide Cucciati
L’agenzia di rating Moody’s ha migliorato l’outlook (previsione sull’andamento del rating nel medio-lungo termine) di Israele da negativo a stabile, lasciando però invariato il rating sovrano (un giudizio sintetico sulla capacità e sulla volontà di uno Stato di ripagare il proprio debito pubblico) a Baa1.

Cosa significa Baa1?

Nella scala Moody’s, Baa1 permette ancora a Israele di rientrare negli “investment grade” (obbligazioni o altri strumenti finanziari con un’alta qualità creditizia) ma in una fascia medio bassa, quindi più sensibile agli shock rispetto ai rating alti. Un confronto aiuta a chiarire la distanza relativa: per la Germania, Moody’s indica Aaa con outlook stabile, la stessa “tripla A” che resta il punto di riferimento massimo. La Francia è a Aa3 con outlook negativo, la Spagna è a A3 con outlook stabile dopo l’upgrade del 2025, l’Italia è a Baa2 con outlook stabile a seguito dell’upgrade di fine 2025. Fuori dall’Europa, gli Stati Uniti sono a Aa1 con outlook stabile dopo il downgrade del 2025, la Cina è confermata a A1 con outlook negativo. In questa griglia, Israele si colloca sotto la Spagna e sopra l’Italia restando distante dai livelli più elevati di Germania, Stati Uniti e Francia.

L’economia israeliana

Per Moody’s il rischio geopolitico resta il vincolo principale che impedisce un miglioramento del giudizio nel breve periodo. Durante la guerra, l’agenzia di rating aveva assunto una linea particolarmente severa verso Israele, con un taglio più marcato rispetto ad altre agenzie. In questo periodo, comunque, lo shekel si è rafforzato nettamente e la Tel Aviv Stock Exchange ha corso più di molte borse leader nel mondo. In altre parole, una parte del mercato ha già valorizzato la normalizzazione ma Moody’s mette l’accento su un livello diverso: quello della sostenibilità del rischio di sicurezza nel tempo.

Nella motivazione dell’upgrade dell’outlook, Moody’s delinea una situazione in cui la situazione geopolitica e di sicurezza è vista come fragile, con fiammate occasionali che potrebbero portare perfino a un ritorno a confronti militari. Tuttavia, l’agenzia di rating ritiene che le condizioni siano migliorate abbastanza da far diminuire “in modo sostanziale” il rischio di un ulteriore indebolimento significativo del profilo di credito sovrano. Inoltre, viene evidenziato che Israele ha mostrato resilienza nel corso degli ultimi due anni e vengono valutate positivamente le prospettive di crescita, attese al 5% nel prossimo anno e al 3% – 3,5% nei due successivi. Sul fronte dei conti pubblici, l’agenzia di rating vede un deficit in ulteriore riduzione e un rapporto debito PIL che resterebbe attorno al 68%. Inoltre, segnala la prosecuzione dei flussi di investimento nel settore tecnologico locale, un elemento che sostiene il potenziale di crescita e la capacità di attrazione di capitali.

Il futuro

C’è infine un passaggio politicamente sensibile che Globes riporta: Moody’s avverte che potrebbe crearsi pressione al ribasso, anche per fattori interni, se dovesse emergere un indebolimento delle istituzioni, in particolare del sistema giudiziario, anche come possibile conseguenza di riforme istituzionali. È un promemoria su come, nella lettura delle agenzie, sicurezza regionale, finanza pubblica e solidità istituzionale finiscano per stare nello stesso quadro, e per pesare insieme sul costo del debito e sulla fiducia degli investitori.