di Ilaria Myr
Giovedì 29 gennaio si è tenuta al Memoriale della shoah di Milano (Binario 21) la tradizionale cerimonia in memoria della deportazione del 30 gennaio 1944 da Milano ad Auschwitz organizzata dalla Comunità di sant’Egidio.
Dal 1996, infatti, si ricorda il secondo treno partito da qui, nel luogo stesso da dove avvenne la deportazione: gli spazi adibiti al carico e scarico delle merci e della posta, posti esattamente sotto i binari della Stazione Centrale. E anche durante questa 31° celebrazione ha partecipato la senatrice Liliana Segre, partita proprio da qui quel 30 gennaio a soli 13 anni, e il cui contributo per la riscoperta del luogo, negli anni ’90, è stato fondamentale. È infatti grazie a lei, che riconobbe da dove era stata deportata, che la Comunità di sant’Egidio, insieme alla Comunità ebraica di Milano e altri enti hanno potuto fare diventare questo deposito un luogo della memoria della città e della storia italiana con l’istituzione, nel 2013, del memoriale, che da allora è visitato da migliaia di persone ogni anno, comprese moltissime scuole.
«Fino a oggi sono venuti in visita 500.000 studenti – ha dichiarato il presidente della Fondazione Memoriale della Shoah Roberto Jarach davanti ai numerosi partecipanti, molti dei quali giovani, oltre a rappresentanti delle istituzioni e comuni cittadini -. La missione del Memoriale è la formazione dei giovani a cui vogliamo fornire, attraverso la memoria, strumenti per costruirsi una coscienza: qui cerchiamo di trasmettere una memoria non vendicativa e punitiva, che non vuole colpevolizzare nessuno, ma vuole portare a conoscere le motivazioni di partenza della degenerazione dell’essere umano».
Rav Alfonso Arbib, Rabbino Capo di Milano, ha posto l’accento sull’antisemitismo, riemerso prepotentemente dopo il 7 ottobre, ma di fatto sempre esistito. «Nella tradizione ebraica si pensa che l’uomo ha la capacità anche di fare del male, oltre che il bene, ma è la coscienza a bloccare queste pulsioni – ha spiegato -. Ma se si pensa che le idee terribili che nutriamo sono legittime per creare del bene, allora qualsiasi azione diventa legittima. È quello che pensavano i nazisti, eliminando gli ebrei per fare del bene, ed è quello a cui assistiamo oggi con atti di odio antiebraico giustificati in nome del bene (dei palestinesi, ndr), un “antisemitismo dei buoni”».
La serata, condotta da Elisa Giunipero, della Comunità di Sant’Egidio ha visto la partecipazione del coro degli studenti del Liceo Classico Carducci e gli interventi di vari esponenti. Fra questi anche il cardinale di Bologna Matteo Maria Zuppi e l’assessore al Welfare e Salute del Comune di Milano Lamberto Bertolé. Molto toccante il racconto di Mohammed Batour, un ragazzo egiziano accolto dalla Comunità di Sant’Egidio dopo immani sofferenze subite nel viaggio clandestino verso l’Italia. Bellissimo anche il canto eseguito in lingua romanès da una ragazza dell’associazione Akanà in memoria del Porrajmos, lo sterminio di sinti e rom.
«Sono ancora quella bambina di 13 anni. E nonostante l’odio contro di me sono una donna di pace»
«Pochi giorni fa sono andata a ricordare la famiglia Morais quando hanno posato le Pietre d’Inciampo a loro nome – ha dichiarato la senatrice Liliana Segre una volta salita sul palco -. Mi sono ricordata che, quando io e mio papà eravamo a San Vittore da qualche giorno, abbiamo incontrato la famiglia Morais. In quelle poche ore in cui ci era permesso di parlare con gli altri prigionieri mio padre notò come la mamma Morais era straordinariamente affettuosa con i suoi figli. Mio padre che era vedovo da tanto tempo notò questa signora così materna, e le chiese, dovunque saremmo andati, di far da mamma anche a me non appena saremmo stati separati uomini e donne. Anche a me disse di seguirla, quella donna così dolce. Ci fu il viaggio, su quei carri bestiame, e attraverso quei piccolissimi finestrini vedevamo passare l’Italia, l’Austria. Arrivammo, fummo fatti scendere a bastonate. Uomini di qui, donne di là. Io salutai mio padre, per l’ultima volta anche se allora non lo sapevo. Io mi misi davanti alla signora Morais che salutava i figli. Ero una delle prime della fila. Io dissi che ero sola, era una delle poche che sapevo in tedesco. Mi mandarono da una parte. Alla signora Morais non chiesero nulla, fu mandata dall’altra parte, morì quel giorno. Io sono rimasta là, quella ragazza sola che era ad Auschwitz. Sono diventata da vecchia, nonostante chi mi odia, chi mi dice parole che neanche conoscevo, una donna di pace».
Gli ultimi canti del coro del Carducci hanno accompagnato la visita dei vagoni e del muro dei nomi. Tutti intorno alla senatrice Liliana Segre, tutti con il cuore accanto a quella bambina di 13 anni che fu deportata da qui 82 anni fa.



