Gli ebrei scomparsi nel 2025, che hanno lasciato un’impronta: da Marion Wiesel a Leonard Lauder

Personaggi e Storie

Nella foto in alto da sinistra: Leonard Lauder, Jacqueline van Maarsen e Rob Reiner

di Pietro Baragiola
 Un’eredità che resta, anche oltre la cronaca degli addii: da Marion Wiesel a Tom Stoppard, da Ruth Posner fino a Leonard Lauder. Queste scomparse segnano la fine di una generazione che ha inciso in modo decisivo sulla cultura contemporanea.

Il 2025 si è chiuso come un anno di grandi addii per il mondo ebraico internazionale. Dalla Memoria della Shoah al cinema, dall’impegno civile alla cultura popolare, sono venuti a mancare uomini e donne che sono stati in grado di rendere il mondo un posto migliore.

Testimoni della Shoah e custodi della memoria

Elie e Marion Wiesel

Tra le scomparse più significative c’è quella di Marion Wiesel, morta il 2 febbraio all’età di 94 anni. Sopravvissuta alla Shoah, fu molto più che la moglie dello scrittore premio Nobel Elie Wiesel: traduttrice attenta e rigorosa delle sue opere, tra cui l’edizione finale di Notte, contribuì alla fondazione dei Centri Beit Tzipora in Israele, da lei diretti per anni. “Marion ha contribuito in maniera decisiva a rendere Elie l’icona che è oggi”, ha affermato lo storico Joseph Berger nel suo necrologio.

Parlando di scrittori ed opere letterarie, Il Diario di Anna Frank è stato tramandato di generazione in generazione grazie a Jacqueline van Maarsen, colei che Anna definì “migliore amica”. Le due sono state separate durante la guerra e, alla fine del conflitto, Jacqueline ha dedicato la propria vita a raccontare la storia di Anna e a parlare ai giovani dei pericoli dell’antisemitismo. Jacqueline è morta il 15 luglio 2025 all’età di 96 anni, la stessa età a cui morirà il fondatore dell’Holocaust Survivors’ Foundation USA David Schaecter, il 4 settembre. “I sopravvissuti non possono essere dimenticati” affermava Schaecter che, dopo aver perso 105 familiari nella Shoah, ha dedicato la vita a lottare per la giustizia delle comunità ebraiche americane.

Cinema e teatro

Tom Stoppard

Anche il mondo dell’arte ha subito perdite importanti come quella del drammaturgo Tom Stoppard, morto il 29 novembre. La sua ultima opera, Leopoldstadt, è diventata un testamento teatrale sul tema della Memoria e ha vinto il Tony Award nel 2022.

Nel campo delle arti si ricorda anche Ruth Posner, fuggita dal ghetto di Varsavia e diventata protagonista del mondo della danza e del teatro britannico, e Katherine Janus Kahn, l’illustratrice che ha formato l’immaginario di migliaia di bambini ebrei inglese attraverso i racconti di Sammy Spider.

Molti professionisti scomparsi nel 2025 hanno utilizzato la propria influenza per dare un maggiore slancio all’impegno civile come ha fatto la psichiatra Carrie Soloway, che grazie al suo lavoro per i diritti degli ebrei LGBTQ ha ispirato la serie televisiva Transparent, e Rob Reiner, il celebre regista e attivista americano, morto tragicamente a 78 anni. “Se mai abbiamo avuto bisogno di resilienza, è proprio ora”, ha detto il regista in un suo ultimo messaggio preregistrato, rivolto agli ebrei di tutto il mondo.

Brand e costruzioni

Il 14 giugno con la morte di Leonard Lauder, figlio dei fondatori dello storico marchio cosmetico Estée Lauder, si chiude una delle ultime grandi stagioni dell’imprenditoria ebraica del Novecento. Lauder ha trasformato l’azienda di famiglia in un gruppo globale, guidandone l’espansione come presidente per oltre vent’anni. Sotto la sua leadership sono cresciuti marchi come Clinique, MAC e La Mer ma accanto al successo economico, Leonard ha sempre incarnato una forte responsabilità civile: la sua donazione di oltre un miliardo di dollari al Metropolitan Museum of Art resta uno dei più importanti atti di mecenatismo privato degli ultimi decenni.

A lasciare per sempre impressa la sua impronta nella storia è stato anche l’architetto Frank Gehry, uno degli artisti più influenti del nostro tempo e autore di capolavori come il Guggenheim di Bilbao e la Walt Disney Concert Hall. Pur dichiarandosi ateo, Gehry, nato Ephraim Owen Goldberg, ha sempre riconosciuto nella cultura ebraica quella spinta che ha nutrito il suo sguardo creativo per tutta la sua carriera fino alla sua morte il 5 dicembre.

Insieme, queste scomparse segnano la fine di una generazione che ha inciso in modo decisivo sulla cultura contemporanea. Figure diverse, unite dalla capacità di trasformare esperienze storiche, traumi e persecuzioni in impegno pubblico e visioni durature. Un’eredità che resta, anche oltre la cronaca degli addii.