Vladimir Putin e Beniamin Netanyahu

Tra evacuazioni silenziose e veti incrociati: la Russia ridisegna il suo ruolo in Medio Oriente 

Mondo

di Anna Balestrieri
La Russia ha avviato un’evacuazione accelerata del personale della propria ambasciata in Israele, organizzando tre voli in appena 24 ore. La rapidità e l’ampiezza dell’operazione suggeriscono un livello di allerta elevato, soprattutto se collocata nel contesto delle crescenti tensioni regionali e del ruolo ambiguo che Mosca sta tentando di giocare tra Israele, Iran e Siria. (Foto: Vladimir Putin e Beniamin Netanyahu durante un loro passato iuncontro. Fonte foto: ISPI)

 

La notizia, passata quasi sottotraccia nel flusso convulso dell’attualità internazionale, è di quelle che meritano attenzione: la Russia ha avviato un’evacuazione accelerata del personale della propria ambasciata in Israele, organizzando tre voli in appena 24 ore. Secondo fonti rilanciate dai media regionali, si tratterebbe di una decisione presa sulla base di “informazioni importanti”, non rese pubbliche. Un segnale anomalo, che apre interrogativi sullo stato delle relazioni russo-israeliane e, più in generale, sugli equilibri strategici nell’area.

L’evacuazione come segnale politico

Un’evacuazione diplomatica non è mai solo una misura logistica. La rapidità e l’ampiezza dell’operazione suggeriscono un livello di allerta elevato, soprattutto se collocata nel contesto delle crescenti tensioni regionali e del ruolo ambiguo che Mosca sta tentando di giocare tra Israele, Iran e Siria. Non a caso, Vladimir Putin aveva recentemente definito Israele “un Paese quasi russofono”, sottolineando la densità dei legami umani e storici tra i due Paesi: una frase che oggi suona come un contrappunto ironico a un raffreddamento evidente.

Il nodo siriano e il veto israeliano

In parallelo, emerge un altro tassello cruciale. Israele ha bloccato un’iniziativa russo-siriana per il dispiegamento di forze russe nel sud della Siria, secondo quanto rivelato da Haaretz citando fonti israeliane e diplomatiche. Damasco avrebbe voluto una presenza russa come “ombrello protettivo” contro le operazioni militari israeliane; Mosca, però, non intende muoversi senza un coordinamento diretto con Israele. Per ora, l’operazione è congelata.

Russia tra limiti militari e ambizioni regionali

Il conflitto in Ucraina pesa come un macigno sulla capacità russa di proiettare forza altrove. Diplomatici regionali sottolineano come gli impegni militari sul fronte europeo rendano improbabile un rafforzamento russo nel sud della Siria. Eppure, l’idea stessa del dispiegamento rivela la volontà di Mosca di restare un attore indispensabile nello scacchiere mediorientale, anche a costo di manovre simboliche e negoziali.

Israele: sicurezza prima di tutto

La posizione israeliana appare netta: meglio la demilitarizzazione del sud della Siria che una presenza russa ai propri confini. Tel Aviv accetta un ruolo russo altrove come contrappeso alla Turchia, ma non nel quadrante meridionale. Le trattative, mediate anche dagli Stati Uniti, restano aperte, ma Israele mantiene truppe sul terreno e rivendica il diritto di reagire a qualsiasi minaccia diretta.

Un mosaico di segnali convergenti

Letti insieme, l’evacuazione dell’ambasciata russa in Israele e lo stallo sul dossier siriano compongono un quadro coerente: la Russia appare più prudente, meno sicura della propria capacità di controllo regionale, e costretta a calibrare ogni mossa in funzione di interlocutori spesso diffidenti. Non è il ritiro di una potenza, ma il segnale di una fase difensiva, segnata da limiti strutturali e da un contesto internazionale sempre più frammentato.

Oltre la cronaca

Ciò che colpisce non è solo ciò che viene fatto, ma ciò che non viene detto. Le “informazioni importanti” che avrebbero motivato l’evacuazione restano avvolte nel silenzio, mentre le trattative su Siria e sicurezza regionale procedono a porte chiuse. In questo spazio opaco, fatto di gesti indiretti e decisioni improvvise, si gioca una partita che riguarda non solo Israele e la Russia, ma l’intero assetto del Medio Oriente nei prossimi anni.