Genocidio? Apartheid? Pogrom? Guida al corretto uso (e non abuso) delle parole

Libri

di Michael Soncin

In un momento di anarchia dilagante nell’uso dei termini, diventa urgente fare chiarezza. È quello che fa Le parole hanno una storia, ricostruendo origine, sviluppo e anche implicazioni di molti vocaboli che oggi dominano il dibattito pubblico

«Le parole sono pietre», diceva lo scrittore e pittore Carlo Levi. E lo sono per davvero, perché se non utilizzate nel modo appropriato possono far male, ferire, addirittura uccidere. Al contrario, se impiegate consapevolmente possono sanare incomprensioni, spegnere conflitti, gettare le fondamenta per una pace stabile e duratura.

Dopo il terribile attentato di Hamas del 7 ottobre 2023 in Israele, sfociato poi nel conflitto a Gaza, abbiamo assistito a un impiego improprio di una serie di termini, il cui significato sembrava ormai essere custodito dai ben documentati avvenimenti della storia. Per fare chiarezza è arrivato in soccorso un libro dal nome Le parole hanno una storia, dove vengono analizzati nel suo contesto i termini, come anticipa il sottotitolo: Apartheid, Colonialismo, Crimini di guerra, Genocidio, Pogrom, Sionismo.

Scritto dall’accademico Marcello Flores, già docente all’Università di Siena, dove ha diretto anche il master Human Rights and Genocide Studies, è parte del progetto Laboratorio sulla convivenza civile e democratica in Europa, promosso dall’Unione delle Comunità Ebraiche Italiane (UCEI) e supportato dall’Ambasciata di Germania a Roma.

Ogni termine presente in questo volume viene esaminato al fine di far comprendere al lettore il suo pieno significato: l’origine, il contesto storico e le implicazioni. S’inizia con apartheid, sostantivo della lingua afrikaner che vuol dire «separatezza», ovvero una discriminazione razziale tra gruppi diversi di cittadini di uno stesso paese. Tale parola è stata utilizzata per la prima volta nel 1927 ed è legata alla storia del Sudafrica, che ha visto la minoranza di etnia bianca perpetrare dei soprusi nei confronti delle popolazioni nere e di altre minoranze. Colonialismo dal termine colonia, che deriva dal latino colonus (contadino), era una pratica che prevedeva il trasferimento di una popolazione in un nuovo territorio, dove i nuovi arrivati vivevano per sempre come dei coloni. Nel corso dell’analisi, lo storico sottolinea che il colonialismo è un movimento complesso per essere considerato in modo univoco. Infatti, ne elenca dodici forme, dicendo che probabilmente ne esistono molte di più. I crimini di guerra si verificano quando si attaccano persone protette come civili, prigionieri e feriti, verso beni protetti quali scuole, ospedali o luoghi di culto e quando si usano strumenti di guerra vietati, come il gas. È un crimine di guerra – meglio ribadirlo – anche il reclutamento di bambini e lo stupro di massa, quest’ultimo divenuto tale a partire solamente dagli anni Novanta.

Quante volte invece abbiamo sentito la parola genocidio? Raphael Lemkin, giurista ebreo polacco l’ha inventata nel 1944 per descrivere l’uccisione degli ebrei di massa in Europa, avvenuta con la Shoah. Prima di allora non esisteva una formulazione adeguata nel diritto per designare un evento simile. “…La volontà di sterminare senza motivo se non l’odio per un gruppo, a rendere il crimine di genocidio diverso da quelli da più tempo presenti del diritto internazionale, dai crimini di guerra ai crimini contro l’umanità…”, scrive l’autore. Gli attacchi agli ebrei a partire dal 1881 in Europa dell’Est sono stati definiti con la parola russa pogrom (rimasta tale e mai tradotta in inglese o in altre lingue europee), che vuol dire «distruzione». Crescente è stato il ruolo dei governi nei pogrom, un caso esemplare lo ritroviamo nel 1938, durante la Notte dei cristalli nella Germania nazista. Riflettendoci, notiamo che i luoghi dove la Shoah ha attecchito maggiormente sono proprio quelli dove sono avvenuti i primi pogrom.

Sionismo è l’ultimo termine d’indagine, un atto dovuto avendo spesso assistito nell’ultimo periodo ad un’interpretazione univoca e mistificatoria del termine, quando sappiamo bene che il movimento sionista è stato caratterizzato da una moltitudine di anime ideologico-politiche, alcune delle quali tra loro contrastanti, pur riconoscendolo nella figura di Theodor Herzl. Quanto detto non è che solo un accenno al saggio o meglio, un invito ad approfondire per seguire un promemoria importante che dobbiamo tutti noi seguire nell’uso delle parole: cautela. L’avvocato David Jona Falco, membro dell’UCEI, ha infatti scritto nella presentazione che “l’uso puntuale dei termini è fondamentale per affrontare l’analisi e il confronto su una futura convivenza civile e democratica nell’Europa”, visto che “parole quali genocidio e apartheid sono state strumentalmente usate a fini politici, dopo la tragedia israeliana del 7 ottobre 2023 e in relazione ad un antisemitismo dilagante, in chiave globale”.

 

Marcello Flores Le parole hanno una storia Apartheid, Colonialismo, Crimini di guerra, Genocidio, Pogrom, Sionismo, Donzelli, pp. 168,  € 16,00