Il funerale di Lior Rudaeff al Kibbutz Nir Yitzhak

Israele riporta a casa le salme di tre ostaggi: Lior Rudaeff, Hadar Goldin e Joshua Loitu Mollel. Restano ancora quattro corpi a Gaza

Israele

di Anna Balestrieri (Gerusalemme)
Dopo più di due anni di guerra e di estenuanti negoziati, Israele ha recuperato le salme di tre ostaggi simbolo del lungo conflitto con Hamas e la Jihad Islamica: Lior Rudaeff, ucciso il 7 ottobre 2023 durante l’attacco a Nir Yitzhak; Hadar Goldin, caduto e rapito durante la guerra del 2014; e Joshua Loitu Mollel, cittadino tanzaniano rapito il 7 ottobre mentre lavorava nel kibbutz Nahal Oz. Il loro ritorno segna un momento di chiusura dolorosa ma significativa per le famiglie e per il Paese, ancora impegnato a riportare in patria i resti di altri quattro ostaggi. (Nella foto il funerale di Lior Rudaeff al Kibbutz Nir Yitzhak).

Il ritorno di Lior Rudaeff, eroe di Nir Yitzhak

Lior Rudaeff

Nella notte tra il 7 e l’8 novembre, Hamas e la Jihad Islamica Palestinese hanno consegnato la salma di Lior Rudaeff, 61 anni, al Comitato Internazionale della Croce Rossa, che l’ha poi trasferita alle autorità israeliane.

Rudaeff, vicecoordinatore della sicurezza del kibbutz Nir Yitzhak, era stato ucciso il 7 ottobre 2023 mentre difendeva la sua comunità dai terroristi infiltrati da Gaza. Il suo corpo era stato trafugato oltre il confine e da allora era considerato uno dei molti ostaggi trattenuti nella Striscia.
L’esercito israeliano ha confermato l’identità del corpo dopo l’esame forense, rendendo ufficiale la notizia che la famiglia attendeva da 763 giorni di incubo. “Ora sei a casa, ora sei qui”, ha scritto la figlia Noam sui social.
Il kibbutz Nir Yitzhak lo ha ricordato come “un uomo della terra, della famiglia e della comunità”, un volontario instancabile che per quarant’anni aveva servito nella squadra di sicurezza locale e come autista di ambulanza. La sua prontezza e il suo coraggio, ha dichiarato la comunità, hanno evitato una strage ancora più grande.
Con la restituzione della sua salma, Rudaeff è il 23º ostaggio deceduto restituito da Hamas dall’inizio della tregua del 10 ottobre. Secondo l’accordo mediato dagli Stati Uniti, Israele ha restituito i corpi di 15 palestinesi per ogni israeliano riconsegnato.

Hadar Goldin: la fine di una prigionia durata undici anni

Hadar Goldin

Solo un giorno dopo, il 9 novembre, Israele ha ricevuto anche il corpo del tenente Hadar Goldin, catturato da Hamas durante la guerra del 2014 a Rafah. La sua storia rappresentava la più lunga vicenda di prigionia di un militare israeliano dalla fine del disimpegno da Gaza nel 2007.

Goldin era stato ucciso e il suo corpo portato nei tunnel di Rafah appena un’ora dopo l’inizio di una tregua mediata da ONU e Stati Uniti. Per dieci anni la sua famiglia aveva lottato per riaverlo, accusando i governi israeliani di “abbandono e inerzia morale”.
Secondo gli analisti, il caso Goldin ha contribuito a formare il calcolo strategico di Hamas: la consapevolezza che solo con nuovi sequestri avrebbe potuto ottenere il rilascio dei propri prigionieri in Israele. Una logica che, secondo molti osservatori, avrebbe preparato il terreno per il massacro del 7 ottobre 2023, quando 251 persone furono rapite.
La restituzione del corpo di Goldin, dopo 4.118 giorni di prigionia postuma, è avvenuta nell’ambito dell’accordo di cessate il fuoco mediato da Washington, che include anche un ritiro parziale dell’IDF e la resa di militanti di Hamas rimasti intrappolati nei tunnel di Rafah.

Joshua Loitu Mollel: il giovane tanzaniano del kibbutz Nahal Oz

Joshua Loitu Mollel

Pochi giorni prima, il 6 novembre, era tornato anche il corpo di Joshua Loitu Mollel, 21 anni, cittadino della Tanzania e studente di agricoltura. Rapito da Hamas il 7 ottobre 2023, mentre lavorava nella stalla del kibbutz Nahal Oz, era arrivato in Israele solo due settimane prima per un programma di specializzazione.

Dopo 761 giorni di attesa e una falsa segnalazione di morte nel dicembre 2023, l’identificazione ufficiale da parte dell’istituto di medicina legale israeliano ha messo fine all’incertezza.
“Era venuto a imparare, non ha fatto in tempo a cominciare”, ha ricordato la comunità di Nahal Oz.
La restituzione del suo corpo è diventata simbolo della determinazione israeliana a riportare a casa ogni ostaggio, fino all’ultimo.

Quattro salme restano ancora a Gaza

Con il ritorno di Rudaeff, Goldin e Mollel, restano ancora quattro ostaggi deceduti trattenuti nella Striscia di Gaza: Meny Godard, Ran Gvili, Dror Or e Sudthisak Rinthalak (cittadino thailandese).
Il governo israeliano ha ribadito che “Israele è determinato, impegnato e lavora instancabilmente per riportarli a casa per una degna sepoltura”. Tuttavia, i mediatori accusano Hamas di ritardare intenzionalmente la restituzione dei corpi, nonostante gli obblighi dell’accordo di ottobre.

Una chiusura amara ma necessaria

Il ritorno di Rudaeff, Goldin e Mollel non cancella il dolore, ma offre alle famiglie la possibilità di chiudere un cerchio di attesa e incertezza.
Per molti israeliani, questi recuperi rappresentano anche un monito: la necessità di una politica più ferma verso Hamas e di un impegno coerente nel principio sacro dell’esercito israeliano, “non lasciare mai indietro nessuno”.
Come ha dichiarato il Hostages and Missing Families Forum:  “Il cuore non sarà mai intero, ma ogni corpo riportato a casa è un passo verso la giustizia e la pace per chi è rimasto.”