In un post su Instagram, Peled racconta che dopo aver preso l’ordine, un cameriere è tornato al tavolo e ha chiesto che lingua stessero parlando. “Quando ho detto ‘ebraico’, mi ha guardato dritto negli occhi e ha detto: ‘In tal caso, andatevene. Non vi servo il cibo’”. Peled racconta lo shock e il senso d’isolamento. “La gente attorno a noi era stupefatta, ma subito dopo ha ripreso a cenare, a parlare, a bere vino. Come se nulla fosse accaduto. Benvenuti in Europa, 2025.”
L’episodio agghiacciante nel cuore di Vienna
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Un segnale da non ignorare
L’episodio – che resta in attesa di un commento ufficiale da parte del ristorante coinvolto – si inserisce in un clima europeo sempre più intriso di ostilità verso l’identità ebraica. A prescindere dalla guerra in corso tra Israele e Hamas, l’uso della lingua ebraica in pubblico o l’esibizione di simboli religiosi e culturali ebraici sta diventando, in diverse città europee, inclusa Milano, un atto che espone a rischi concreti di discriminazione o aggressione.
Normalizzazione dell’odio
La risposta che serve



