di Franco Giudici
Durante la riunione della Commissione Europea tenutasi a Bruxelles il 16 luglio oltre 100 organizzazioni umanitarie tra cui Medici Senza Frontiere, Save the Children e Oxfam hanno dichiarato che Israele non sta rispettando i suoi doveri sulla distribuzione degli aiuti a Gaza, affamandone così la popolazione.
Il ministro degli Esteri israeliano Gideon Sa’ar (nella foto) ha subito rilasciato una dichiarazione alla rivista Playbook respingendo queste accuse e affermando che Israele sta facendo tutto ciò che era previso dall’accordo con l’Unione Europea.
“Abbiamo aperto nuove vie di accesso attraverso la Giordania e l’Egitto” ha affermato Sa’ar. “Gli aiuti umanitari stanno arrivando a Gaza ma sono le Nazioni Unite a non ritirare questi beni di prima necessità una volta sdoganati.”
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Il dibattito con le Nazioni Unite
Secondo le prove circolate in rete in questi giorni sono più di 950 i camion carichi di aiuti umanitari fermi in aree recintate all’interno della Striscia di Gaza e le Nazioni Unite non stanno provvedendo a raccoglierli e distribuirli alla popolazione.
Un portavoce dell’Ufficio per il coordinamento degli affari umanitari (OCHA) ha contestato queste prove affermando che l’ONU ha dovuto affrontare ‘enormi difficoltà logistiche.’
“Siamo pronti a fornire aiuti su larga scala, come abbiamo fatto durante l’ultimo cessate il fuoco quando ogni giorno sono stati consegnati dai 600 ai 700 camion di aiuti, ma per farlo abbiamo bisogno delle giuste condizioni operative sul campo” ha affermato il portavoce, biasimando le autorità israeliane di non fornire percorsi sicuri per spostare i camion all’interno di Gaza nel mezzo del conflitto.
Israele è stato anche accusato di mandare un numero di aiuti ben inferiore rispetto alla soglia concordata inizialmente, fatto che Sa’ar ha negato in maniera risoluta.
“Quasi 4500 camion sono entrati a Gaza dall’inizio dell’accordo, trasportando, tra i numerosi aiuti, farina per i panifici e 2500 tonnellate di alimenti per neonati e bambini. L’ingorgo formato dai camion non prelevati all’interno di Gaza, dovuto alla disorganizzazione delle Nazioni Unite, rimane l’ostacolo principale al mantenimento di un flusso costante di aiuti umanitari nella Striscia” ha spiegato il ministro. “Per alcuni, purtroppo, l’ossessione di accusare Israele è più importante che aiutare i civili. Mentre il nostro Paese facilita l’ingresso degli aiuti umanitari e il GHF (Gaza Humanitarian Foundation) li consegna, l’ONU sta ostacolando questo flusso e chiediamo loro di smettere immediatamente.”
Non dando peso alla richiesta, l’UE ha intenzione di ridurre le relazioni con Israele per aumentare le pressioni sul Paese, con il ministro Ursula von der Leyen che ha definito ‘intollerabili’ le nuove immagini che stanno circolando in rete e che mostrano la grave situazione di carestia a Gaza.
Molte di queste immagini però fanno parte di una rete di disinformazione alimentata da Hamas e dal suo Ministero della Salute per causare disordini su scala mondiale.
I went to the Gazan side of the Kerem Shalom border crossing today to see for myself the nearly 1,000 trucks’ worth of aid waiting to be picked up by the UN. Stay tuned 📰 https://t.co/ksnfQP9znx pic.twitter.com/fQgSy9xETB
— Jotam Confino (@mrconfino) July 24, 2025
La disinformazione perpetrata da Hamas e ripresa acriticamente dai media (anche italiani)
Il 20 luglio il quotidiano La Repubblica ha pubblicato un articolo sulla situazione in Medio Oriente con una foto che mostra una donna con un bambino malnutrito in braccio, descritta con la didascalia “una madre a Gaza nel 2025”.
Questa foto però non viene da Gaza ma è stata scattata nello Yemen nel 2016, durante la guerra civile, e pubblicata anni fa dal New York Times.
Si tratta di una manipolazione visiva propagandistica utilizzata più volte nel conflitto in Medio Oriente. Esempi di ciò si sono visti durante gli attacchi ai campi del GHF in cui si è affermato che Israele avesse aperto il fuoco sulla folla quando in realtà è stato lo stesso Hamas ad aver sparato sui civili o dalle recenti immagini del Corriere della Sera che mostrano il giovane Abdul Jawad Al-Ghalban su un letto di obitorio classificandolo come “morto di carestia” senza prove ufficiali e senza menzionare la sua malattia pregressa, come testimoniato dalla giornalista palestinese Doaa Albaz.
“Hamas sta cercando di sabotare la distribuzione degli aiuti in modo da saccheggiarli per sé o rivenderli a prezzi gonfiati” ha affermato Sa’ar. “In questo momento critico dei negoziati, i grandi quotidiani, volontariamente o involontariamente, stanno facendo eco alla sua propaganda, compromettendo le possibilità di un cessate il fuoco. Esortiamo dunque tutte le organizzazioni a smettere di utilizzare i materiali diffusi dai collaboratori di Hamas.”
Sono infatti circolati sui social video e post come quelli postati qui sotto di terroristi di Hamas nei tunnel che mangiano frutta e cibi abbondanti.
Per risolvere questa situazione, il primo ministro Benjamin Netanyahu ha tenuto una riunione d’emergenza a Gerusalemme giovedì 24 luglio. Alla riunione, i cui esiti verranno dichiarati nei prossimi giorni, hanno partecipato i rappresentanti del ministero degli Esteri, del Consiglio di sicurezza nazionale e del Coordinatore delle Attività Governative dei Territori (COGAT).